Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22386 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 05/08/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 05/08/2021), n.22386

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11051-2020 proposto da:

P.D.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

MACHIAVELLI, 50, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO PREZIOSI,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– intimato –

avverso il decreto n. R.G.C.A. 291/2,019 del TRIBUNALE di CAMPOBASSO,

depositato il 04/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio non

partecipata del 16/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARULLI

MARCO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti si impugna l’epigrafato decreto, con il quale il Tribunale di Campobasso, attinto dal ricorrente ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, ha confermato il diniego di protezione internazionale pronunciato nei suoi confronti dalla Commissione territoriale e ne ha inoltre respinto la richiesta di protezione umanitaria, e se ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 11, lett. a), avendo il decidente denegato l’accesso alle misure richieste senza procedere all’audizione del richiedente; 2) della violazione dell’art. 35-bis, comma 8 e del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, avendo decidente denegato l’accesso alle misure richieste senza valutare la copiosa documentazione prodotta e senza procedere alla sua acquisizione; 3) della violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, art. 6 comma, e art. 19, del D.P.R. 31 agosto 1999, n. 394, art. 11, lett. c-ter), e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 1, lett. h-bis) e art. 8, comma 3, avendo il decidente denegato il riconoscimento della protezione umanitaria ignorando totalmente il prolungato periodo di permanenza del richiedente in Libia e le sofferenze patite a causa del conflitto in atto in ragione delle quali non si sarebbe potuto disconoscere la sua condizione di vulnerabilità.

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato non essendosi il medesimo costituito con controricorso ex art. 370 c.p.c. ma solo a mezzo di “atto di costituzione” ai fini della partecipazione all’udienza pubblica inidoneo allo scopo. Memoria del ricorrente ex art. 380-bis c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il primo motivo di ricorso è infondato.

E’ principio stabilmente invalso nella giurisprudenza di questa Corte che “nel giudizio d’impugnazione, innanzi all’autorità giudiziaria, della decisione della Commissione territoriale, ove manchi la videoregistrazione del colloquio, all’obbligo del giudice di fissare l’udienza, non consegue automaticamente quello di procedere all’audizione del richiedente, purché sia garantita a costui la facoltà di rendere le proprie dichiarazioni, o davanti alla Commissione territoriale o, se necessario, innanzi al Tribunale. Ne deriva che il Giudice può respingere una domanda di protezione internazionale solo se risulti manifestamente infondata sulla sola base degli elementi di prova desumibili dal fascicolo e di quelli emersi attraverso l’audizione o la videoregistrazione svoltesi nella fase amministrativa, senza che sia necessario rinnovare l’audizione dello straniero” (Cass., Sez. I, 28/02/2019, n. 5973). Si è peraltro ancora precisato, nel confermare il principio de quo, che l’audizione non si rende necessaria “a meno che: a) nel ricorso non vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda (sufficientemente distinti da quelli allegati nella fase amministrativa, circostanziati e rilevanti); b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) il richiedente faccia istanza di audizione nel ricorso, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire chiarimenti e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile” (Cass., Sez. I, 7/10/2020, n. 21584), circostanze queste che nella specie il motivo omette di indicare, tanto più che il decidente ha reputato la domanda di protezione internazionale manifestamente infondata.

3. Il secondo motivo di ricorso è inammissibile.

L’omesso esame di risultanze istruttorie – che è la doglianza in cui si concreta, in disparte dalla rubrica il motivo – quale nella specie deve ritenersi la copiosa documentazione medica prodotta in sede amministrativa e che, essendo rimasta allegata agli atti della Commissione, il ricorrente asserisce di non aver potuto pure sottoporre al vaglio del giudicante, oltre a riposare su un presupposto inveritiero secondo quanto in contrario riporta il decreto alla seconda pagina di esso, non è fonte del vizio motivazionale denunciato, essendo il giudice libero nella selezione delle fonti del proprio convincimento e non traducendosi la pretesa omissione nell’omesso esame di un fatto decisivo rilevante alla stregua del parametro di riferimento, tanto più considerando che il punto non è stato affatto pretermesso dal decidente, non essendo stato devoluto alla sua cognizione.

4. Il terzo motivo di ricorso è fondato.

E’ convinzione di questa Corte che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari costituisce una misura atipica e residuale, volta ad abbracciare situazioni in cui, pur non sussistendo i presupposti per il riconoscimento di una tutela tipica (“status” di rifugiato o protezione sussidiaria), non può disporsi l’espulsione e deve provvedersi all’accoglienza del richiedente che si trovi in condizioni di vulnerabilità, da valutare caso per caso “anche considerando le violenze subite nel Paese di transito e di temporanea permanenza del richiedente asilo, potenzialmente idonee, quali eventi in grado di ingenerare un forte grado di traumaticità, ad incidere sulla condizione di vulnerabilità della persona”.

Il Tribunale decidente ha completamente omesso di articolare il proprio negativo responso sul punto anche alla luce del prolungato periodo di permanenza (undici anni) del richiedente in Libia, ancorché alla stregua di quanto allegato dal medesimo sulle sofferenze patite a causa del conflitto ivi in atto, il giudizio in ordine alla sua vulnerabilità, presupposto dell’invocata misura, andasse necessariamente modulato anche in rapporto a questa circostanza.

Non averlo fatto vizia il provvedimento impugnato e ne impone perciò limitatamente alla protezione umanitaria la cassazione con rinvio della causa al giudice a quo.

P.Q.M.

Rigetta il primo motivo di ricorso; dichiara inammissibile il secondo motivo di ricorso; accoglie il terzo motivo di ricorso, cassa l’impugnato decreto nei limiti del motivo accolto e rinvia la causa avanti al Tribunale di Campobasso che, in altra composizione, provvederà pure alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della VI-I sezione civile, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

 

 

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