Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22384 del 06/09/2019

Cassazione civile sez. I, 06/09/2019, (ud. 04/07/2019, dep. 06/09/2019), n.22384

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26984/2017 proposto da:

A.M.C., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’avvocato Giamporcaro Vania Giuseppina, giusta procura in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

Al.La., D.M.V., Procuratore Generale della

Repubblica presso la Corte di Appello di Caltanissetta,

R.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 26/2017 della CORTE D’APPELLO di

CALTANISSETTA, depositata il 19/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

04/07/2019 dal Cons. Dott. MELONI MARINA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MISTRI Corrado, che ha concluso per l’inammissibilità, in subordine

rigetto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte di Appello di Caltanissetta con sentenza n. 26/2017, ha confermato la sentenza 12/2017 pronunciata dal Tribunale per i minorenni di Caltanissetta con la quale veniva dichiarato lo stato di adottabilità della minore R.S.L. nata a (OMISSIS) ai sensi della L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 8.

In particolare risulta dalla sentenza impugnata che la ricorrente A.M.C., madre della bambina, soffriva di problematiche psicopatologiche mentre R.A., padre della bambina, era dedito al consumo di bevande alcoliche e pertanto la Corte confermava la sussistenza dei presupposti dello stato di abbandono morale e materiale della minore dichiarato dal Tribunale.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso in cassazione la ricorrente affidato a due motivi. Il tutore ed il curatore speciale della minore non hanno spiegato difese. Il ricorso, già trattato all’udienza camerale in data 4/12/2018 in sesta sezione è stato rinviato alla odierna udienza pubblica anche per acquisire la valutazione del Procuratore Generale presso questa Suprema Corte di Cassazione.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso la ricorrente lamenta violazione della L. n. 184 del 1983, artt. 1 e 8, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere il giudice di merito dichiarato lo stato di adottabilità della minore R.S.L. in carenza dei presupposti di legge.

Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente lamenta vizio di motivazione in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non avere il giudice di merito valutato e motivato in ordine alla possibilità di recupero del rapporto genitoriale e sulla capacità genitoriale della ricorrente.

Il ricorso è infondato e deve essere respinto.

Occorre premettere che, come questa Corte ha più volte ribadito, la L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 1 (nel testo novellato dalla L. 28 marzo 2001, n. 149) attribuisce al diritto del minore di crescere nell’ambito della propria famiglia d’origine un carattere prioritario – considerandola l’ambiente più idoneo al suo armonico sviluppo psicofisico – e mira a garantire tale diritto attraverso la predisposizione di interventi diretti a rimuovere situazioni di difficoltà e di disagio familiare.

Il diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia d’origine comporta che il ricorso alla dichiarazione di adottabilità sia praticabile solo come “soluzione estrema”, quando, cioè, ogni altro rimedio appaia inadeguato con l’esigenza dell’acquisto o del recupero di uno stabile ed adeguato contesto familiare in tempi compatibili con l’esigenza del minore stesso e la rescissione del legame familiare sia l’unico strumento che possa evitare un più grave irrimediabile pregiudizio (Sez. 1, Sentenza n. 22589 del 27/09/2017).

A tal riguardo deve essere considerato che lo stato di abbandono che giustifica la dichiarazione di adottabilità ricorre allorquando i genitori non sono in grado di assicurare al minore quel minimo di cure materiali, calore affettivo, aiuto psicologico indispensabile per lo sviluppo e la formazione della sua personalità ed ovviamente la situazione non sia dovuta a motivi di carattere transitorio, secondo una valutazione che, involgendo un accertamento di fatto, spetta al giudice di merito ed è incensurabile in cassazione.

Infatti la L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 8, in relazione allo stato di adottabilità dei minori prevede:” Sono dichiarati anche d’ufficio in stato di adottabilità dal tribunale per i minorenni del distretto nel quale si trovano, i minori in situazione di abbandono perchè privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purchè la mancanza di assistenza non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio. La situazione di abbandono sussiste, sempre che ricorrano le condizioni di cui al comma precedente, anche quando i minori siano ricoverati presso istituti di assistenza o si trovino in affidamento familiare. Ne consegue che il giudice di merito deve, prioritariamente, tentare un intervento di sostegno diretto a rimuovere situazioni di difficoltà o disagio familiare e, solo quando, a seguito del fallimento del tentativo, risulti impossibile prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con la necessità del minore di vivere in uno stabile contesto familiare, è legittima la dichiarazione dello stato di adottabilità.

Nella fattispecie tali tentativi risultano essere stati effettuati senza successo così come sono stati interpellati senza concreti risultati i parenti più prossimi per verificare eventuali possibilità di affidamento.

Nel caso specifico è stata esclusa la possibilità di esprimere una prognosi positiva sull’effettiva ed attuale possibilità di recupero, attraverso un percorso di crescita e sviluppo, delle capacità e competenze genitoriali, con riferimento, in primo luogo, alla elaborazione, da parte dei genitori, di un progetto, anche futuro, di assunzione diretta della responsabilità genitoriale, caratterizzata da cura, accudimento, coabitazione con il minore, ancorchè con l’aiuto di parenti o di terzi, ed avvalendosi dell’intervento dei servizi territoriali (Cass. 1 sez. 2018/7559, 2017/22589).

Infatti dopo numerosi interventi di sostegno alla genitorialità dei Servizi Sociali, è stato accertato dal giudice di merito che, pur esistendo un valido legame affettivo tra la ricorrente e la minore, sussiste tuttavia l’inidoneità conclamata della stessa ad occuparsi della bambina e che proprio in considerazione dell’interesse superiore della minore doveva essere dichiarato lo stato di adottabilità, stante la incapacità genitoriale. Tale accertamento appare insindacabile in questa sede in quanto la motivazione risulta ragionevole congrua ed immune da vizi.

Il ricorso è pertanto infondato e deve essere respinto in ordine a tutti i motivi.

Non ricorrono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Nulla per le spese del giudizio di legittimità.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima della Corte di Cassazione, il 4 luglio 2019.

Depositato in Cancelleria il 6 settembre 2019

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