Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2238 del 30/01/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 2238 Anno 2018
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: LOCATELLI GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso 14918-2014 proposto da:
TOTO MARIA, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI
MONTI PARIOLI 48, presso lo studio dell’avvocato
ULISSE COREA, rappresentata e difesa dall’avvocato
ROBERTO PIGNATONE giusta delega a margine;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
controricorrent –

Data pubblicazione: 30/01/2018

avverso la sentenza n. 157/2013 della COMM.TRIB.REG.
Ug.
dtwPAIrERMO, depositata il 05/07/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 08/11/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE
LOCATELLI;

Generale Dott. IMMACOLATA ZENO che ha concluso per
l’accoglimento per quanto di ragione del ricorso;
udito per il controricorrente l’Avvocato CAPOLUPO che
si riporta agli atti.

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

N. R.G.14918/2014

FATTI DI CAUSA
A seguito di processo verbale di constatazione

del 9.2.2006,

l’Agenzia delle Entrate notificava a Toto Maria, Piazza Vitalba e Piazza
Enza, in qualità di eredi di Piazza Vito, titolare della omonima ditta
individuale esercente l’attività di commercio di materiali edili, un avviso di
accertamento di maggior reddito di impresa derivante dalla omessa
contabilizzazione di componenti positivi di reddito per euro 131.436, con

Gli eredi di Piazza Vito proponevano ricorso alla Commissione
tributaria provinciale di Agrigento che lo accoglieva con sentenza n.332
del 14.7.2009.
L’Agenzia delle Entrate

proponeva appello alla Commissione

tributaria regionale che lo accoglieva con sentenza del 5.7.2013
confermando l’avviso di accertamento impugnato. In particolare la
Commissione tributaria regionale riteneva fondato l’appello sul rilievo
che “la sentenza impugnata è basata sull’accoglimento di motivi nuovi e
documenti contenuti nella memorie integrative prodotte in data
18.3.2008, 23.12.2008 e 13.1.2009 e cioè successivamente alla data di
udienza di discussione fissata per il 16.10.2007, con palese violazione
del diritto di difesa, del contraddittorio e del termine perentorio previsto
dall’art.32 del decreto legislativo 31 dicembre 1992 n.546 “.
Contro la sentenza di appello Toto Maria, Piazza Enza e Piazza Vitalba
propongono ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.
L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

RAGIONI DELLA DECISIONE
Il ricorso è fondato.
1.Primo motivo: “violazione degli artt.32 comma 1 e 2 e 58 decreto
legislativo 31 dicembre 1992 n.546 (art.360 comma primo n.3
cod.proc.civ. ) “. I ricorrenti assumono che i documenti e le memorie
sono stati tempestivamente prodotti prima dell’udienza di trattazione
svoltasi in data 24.3.2009, in quanto l’originaria data di trattazione
fissata al 16.10.2007 aveva subito due rinvii per impedimento del
difensore.

i

determinazioni delle corrispondenti maggiori imposte Irpef, Irap ed Iva.

Il motivo è infondato. Ai fini del rispetto del termine di decadenza
previsto dall’art.32 decreto legislativo 31 dicembre 1992 n.546 per la
produzione di memorie e documenti, occorre avere riguardo alla data
originariamente fissata per la trattazione della causa, posto che dalla
natura perentoria del termine discende la ininfluenza del rinvio
meramente “interlocutorio” di quella udienza disposto dalla Commissione
su richiesta del difensore per motivi di salute ( parte motiva di Sez. 5,

2.Secondo motivo:”falsa applicazione del combinato disposto degli
artt.18 e 32 decreto legislativo 31 dicembre 1992 n.546 (art.360 primo
comma n.3 cod.proc.civ. )”, nella parte in cui il giudice di appello ha
ritenuto che la sentenza di primo grado, favorevole ai contribuenti, fosse
basata esclusivamente sull’accoglimento di motivi nuovi introdotti dai
contribuenti con memoria integrativa.
3.Terzo motivo:”nullità della sentenza per omessa pronuncia sul
merito della controversia ed in particolare sulla legittimità e fondatezza
dell’avviso di accertamento impugnato e della pretesa impositiva da esso
recata -Violazione dell’art.112 cod.proc.civ. (art.360 comma primo n.4
cod.proc.civ. )”, poiché la Commissione tributaria regionale ha omesso di
pronunciarsi sul merito dell’appello proposto dall’Ufficio e sulle
controdeduzioni delle parti appellate.
I motivi secondo e terzo, da esaminare congiuntamente, sono
fondati. Non è controverso e risulta dal testo della sentenza di primo
grado riprodotto nel ricorso (pag.13) che la Commissione tributaria
provinciale ha accolto il ricorso introduttivo del contribuente che
deduceva l’illegittimità e infondatezza dell’atto impugnato. Posto che il
giudizio di appello è un giudizio di merito e non di mero accertamento
della legittimità della sentenza impugnata, la Commissione tributaria
regionale non può limitarsi alla declaratoria di illegittimità della sentenza
di primo grado perché ha utilizzato documenti prodotti tardivamente e
vagliato motivi nuovi inammissibili, ma deve riesaminare il merito della
causa nei limiti fissati dall’originario ricorso introduttivo e dalla deduzioni
delle parti (appello della Agenzia delle Entrate e controdeduzioni delle
contribuenti), decidendo la controversia sulla base degli atti contenuti nel

2

Sentenza n. 2787 del 08/02/2006).

fascicolo processuale, al netto dei documenti ritenuti inutilizzabili poiché
prodotti oltre il termine di decadenza.
In accoglimento del secondo e terzo motivo di ricorso, la sentenza
deve essere cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale
della Sicilia in diversa composizione, demandando alla stessa la
liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Accoglie il secondo e terzo motivo; rigetta il primo; cassa in
relazione ai motivi accolti e rinvia, anche sulle spese, alla Commissione
tributaria regionale della Sicilia in diversa composizione.
Così deciso il 8.11.2017.

P.Q.M.

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