Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22356 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 05/08/2021, (ud. 05/11/2020, dep. 05/08/2021), n.22356

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BERRINO Umberto – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25908-2015 proposto da:

TRENITALIA S.P.A. in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, L.G. FARAVELLI 22, presso lo

studio dell’avvocato ENZO MORRICO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

P.V., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato FERDINANDO SALMERI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2003/2013 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 04/11/2014 R.G.N. 622/2005;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/11/2020 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. La Corte di appello di Reggio Calabria ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva rigettato l’opposizione proposta da Trenitalia s.p.a. avverso il decreto con il quale P.V. aveva ingiunto il pagamento della somma di Euro 97.465,50 (controvalore dell’importo di Lire 188.719.522) dovutogli a titolo di TFR maturato fino al 3 dicembre 1999 e trattenuto dalla società, successivamente alla risoluzione del rapporto di lavoro, in considerazione degli ingenti danni causati dal dipendente.

2. Il giudice di secondo grado ha in primo luogo accertato che tra le parti era incontestato sia l’importo dovuto per trattamento di fine rapporto sia il mancato pagamento. Per l’effetto ha confermato il diritto del P. a percepire gli importi chiesti.

2.1. Quanto alla compensazione delle somme accertate con gli importi imputabili ai danni cagionati nel corso del rapporto di lavoro, la Corte territoriale, pur ritenendola astrattamente ammissibile, ha poi escluso che fosse stata raggiunta la prova del danno asseritamente sofferto dalla società.

2.2. La Corte ha infatti accertato che non vi era prova in atti del versamento da parte della società alla ditta L. delle somme oggetto degli ordini sottoscritti dal P. e non essendo a tal fine sufficiente la mera possibilità di una richiesta delle stesse.

3. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso Trenitalia s.p.a. affidato ad un unico motivo al quale ha opposto difese P.V. con controricorso. La ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 bis.1. c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

4. Con l’unico motivo di ricorso è denunciato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’omesso esame di “dei fatti di causa che dimostrano la correttezza del comportamento della società”.

4.1. Sostiene la società che la Corte di appello avrebbe trascurato di considerare la effettiva e reale sequenza degli accadimenti di fatto, quali risultano dagli atti e documenti di causa, decisivi per il giudizio.

4.2. Rammenta che il P. era dirigente presso l’Officina Grandi Riparazioni Saline Joniche dove gestiva, nell’ambito del budget assegnato, le commesse per gli interventi di manutenzione ciclica e di revisione secondo programmi definiti e nel rispetto di parametri tecnici ed obiettivi di costo, qualità, tempi di consegna concordati.

4.3. Rileva che in tale contesto, a seguito di controlli, era emerso che gli ordini di acquisto firmati dal P. erano di gran lunga eccedenti le necessità tenuto conto del fatto che nell’aprile 2000 la società aveva comunicato che l’attività dell’officina sarebbe cessata a gennaio 2001.

4.4. Escludendo che fosse stata offerta la prova del danno, la Corte avrebbe trascurato di valutare sia le emergenze della prova testimoniale che le evidenze risultanti dalla documentazione prodotta dalle quali emergeva chiaramente la riferibilità della condotta, il mancato rispetto delle procedure stabilite per gli acquisti, l’esorbitanza degli acquisti stessi, circostanze che avevano dato luogo al licenziamento del P. e di altri due dipendenti a suo riporto questi ultimi confermati definitivamente in giudizio.

4.5. Osserva che il danno che la Corte avrebbe dovuto considerare è quanto meno corrispondente all’importo rivendicato dalla ditta che aveva fornito il materiale nel 2000, detratto quanto speso nell’anno precedente secondo criteri corretti e in misura proporzionata alle esigenze produttive delle Officine, somme che la società non era stata inspiegabilmente ammessa a provare, come invece aveva richiesto.

4.6. Rileva infine che nessuna contestazione sui fatti era stata mossa dal P. e perciò le circostanze sulle quali era fondata la pretesa risarcitoria opposta in compensazione dovevano ritenersi non contestate.

5. Il ricorso non può essere accolto.

5.1. Occorre considerare che l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia). L’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie. Per altro aspetto poi è denunciabile in cassazione quell’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, sempre che il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Si tratta di anomalia che si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Per tutte Cass. sez. Un. 07/04/2014 n. 8053).

5.2. Orbene, nel caso in esame la società ricorrente oppone alla ricostruzione effettuata dalla Corte di merito una diversa, e a sé più favorevole, lettura delle emergenze probatorie che contrappone, inammissibilmente, a quella della Corte territoriale.

6. Tanto basta al rigetto del ricorso.

7. Le spese, da distrarsi in favore dell’avvocato antistatario, seguono la soccombenza e sono liquidate in dispositivo. Inoltre, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della società ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R., se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si liquidano in Euro 5.250,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie oltre agli accessori dovuti per legge. Spese da distrarsi in favore dell’avvocato che se ne è dichiarato anticipatario.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis citato D.P.R., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 5 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

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