Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22355 del 04/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 04/11/2016, (ud. 08/06/2016, dep. 04/11/2016), n.22355

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8904-2015 proposto da:

M.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

SALVATORE SISCA giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MILANO ASSICURAZIONE SPA, ora UNIPOLSAI ASS.NI SPA, in persona del

suo procuratore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE TIZISANO

3, presso lo studio dell’avvocato BRUNO DORIA, che la rappresenta e

difende giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

M.L.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1215/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 14/08/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’08/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO ROSSETTI;

udito l’Avvocato Bruno Doria difensore della controricorrente che si

riporta agli scritti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Il consigliere relatore ha depositato, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente relazione:

“1. E’ impugnata la sentenza 14.8.2014 n. 1215 con la quale la Corte d’appello di Catanzaro, accogliendo il gravame proposto dalla società Milano s.p.a., ha ridimensionato, rispetto a quanto ritenuto dal giudice di primo grado, la stima del danno patito da M.F. in conseguenza d’un sinistro stradale ascritto a responsabilità di persona assicurata dalla Milano.

2. Col primo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la Corte d’appello avrebbe motivato in modo “omesso, insufficiente e contraddittorio” la propria decisione di determinare nella misura del 13% il grado di invalidità permanente residuato al sinistro.

Il motivo è manifestamente inammissibile, in quanto non solo incoerente col nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, come interpretato dalle SS.UU. di questa Corte con la sentenza n. 8033/14, ma altresì tendente a sollecitare in questa sede una rivisitazione delle prove, il che sarebbe stato inammissibile anche nella vigenza del vecchio testo della norma appena indicata.

3. Col secondo motivo il ricorrente lamenta che la Corte d’appello avrebbe erroneamente ritenuto ammissibile il gravame della Milano, nonostante la sua (a)specificità.

Il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza, poichè non precisa dove e quando l’eccezione di inammissibilità fu sollevata.

4. Col terzo motivo di ricorso il ricorrente lamenta che la Corte d’appello avrebbe provveduto al di là delle domande proposte con l’appello, in particolare riducendo l’aestimatio del danno morale, delle spese mediche e del danno al veicolo.

Il motivo dovrebbe essere dichiarato inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, dal momento che il ricorrente non indica con quali termini la sp.a. formulò il proprio appello.

4.1. In subordine, qualora il Collegio ritenesse il motivo di ricorso autosufficiente, esso sarebbe:

(a) inammissibile con riferimento al danno morale ed al danno al veicolo, dal momento che la Corte d’appello non si è affatto pronunciata su tali voci di danno, sulle quali dunque si è formato il giudicato, sicchè il ricorrente è privo di interesse ex art. 100 c.p.c. a ricorrere;

(b) fondato con riferimento alle spese mediche, dal momento che è la stessa Corte d’appello a riferire (p. 5, secondo capoverso) che col terzo motivo “l’appellante sostiene l’iniquità della liquidazione del danno biologico”, sicchè parrebbe non impugnata la statuizione sulle spese mediche.

5. Si propone pertanto la dichiara ione di inammissibilità del ricorso; in subordine l’accoglimento del solo terzo motivo e solo in relazione al danno da spese mediche.

2. La parte ricorrente ha depositato memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 2, con la quale ha insistito per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. Il Collegio condivide le osservazioni contenute nella relazione. Ritiene, invece, non decisive le contrarie osservazioni svolte dalla ricorrente nella propria memoria.

4. Nella memoria depositata ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., il ricorrente deduce in sostanza la perfetta intelligibilità del proprio ricorso, sicchè esso non potrebbe dirsi inammissibile per difetto di autosufficienza. Soggiunge che non esiste nel nostro ordinamento processuale un principio generale di “autosufficienza” dell’impugnazione per cassazione, dovendosi piuttosto con quel lemma designare la necessità che il ricorso sia chiaro e specifico, e tale doveva ritenersi giustappunto il ricorso introduttivo del presente giudizio.

5. Le deduzioni che precedono non sono idonee a superare i rilievi di inammissibilità contenuti nella relazione preliminare.

Per quanto attiene il primo motivo (col quale si impugna la stima del danno biologico compiuta dal giudice di merito), esso è inammissibile non per difetto di autosufficienza, ma perchè pur formalmente invocando il vizio di violazione di legge o di omesso esame d’un fatto decisivo, nella sostanza richiede a questa Corte una nuova valutazione delle prove, che è doglianza inammissibile in questa sede.

Una censura di questo tipo, infatti, cozza contro il consolidato e pluridecennale orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, a nulla rilevando che quelle prove potessero essere valutate anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto) dal giudice di merito (ex permultis, Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Sez. 3, Sentenza n. 13954 del 14/06/2007, Rv. 598004; Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv. 596019; Sez. 1, Sentenza n. 5274 del 07/03/2007, Rv. 595448; Sez. L, Sentenza n. 2577 del 06/02/2007, Rv. 594677; Sez. L, Sentenza n. 27197 del 20/12/2006, Rv. 594021; Sez. 1, Sentenza n. 14267 del 20/06/2006, Rv. 589557; Sez. L, Sentenza n. 12446 del 25/05/2006, Rv. 589229; Sez. 3, Sentenza n. 9368 del 21/04/2006, Rv. 588706; Sez. L, Sentenza n. 9233 del 20/04/2006, Rv. 588486; Sez. L, Sentenza n. 3881 del 22/02/2006, Rv. 587214; e così via, sino a risalire a Sez. 3, Sentenza n. 1674 del 22/06/1963, Rv. 262523, la quale affermò il principio in esame, poi ritenuto per sessant’anni: e cioè che “la valutazione e la interpretazione delle prove in senso difforme da quello sostenuto dalla parte è incensurabile in Cassazione”).

6. Per quanto attiene il secondo motivo, esso denuncia che l’appello della Milano era generico, ma la Corte d’appello non ne rilevo l’inammissibilità.

Affinchè una denuncia di questo tipo possa essere esaminata da questa Corte, è necessario che il ricorrente indichi prima (art. 366 c.p.c., n. 6), ed alleghi poi (art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4) “gli atti processuali sui quali il ricorso si fonda”. Ovviamente non c’è bisogno di trascriverne ad litteram il contenuto, ma è pur sempre necessario che il ricorrente ne riassuma il contenuto, ed indichi il fascicolo al quale si trovano allegati e con quale numero identificativo. Questo, nè più nè meno, è il precetto dettato dagli artt. 366 e 369 c.p.c., già ricordati.

Nel caso di specie, il ricorrente non ha assolto nè l’onere di indicazione, nè quello di allegazione: a p. 7 del proprio ricorso, infatti, si è limitato a dolersi che “l’appello della Milano era generico”, e la doglianza è tutta qui (cinque righe dattiloscritte). Non si dice perchè fosse generico, in quali punti fosse generico, perchè tale genericità fosse insuperabile.

Un motivo di ricorso così formulato, quand’anche non fosse esistito il principio di autosufficienza, in nessun caso si sarebbe potuto esaminare, prima ancora che accogliere.

7. Per quanto attiene il terzo motivo di ricorso, infine, valgono gran parte delle considerazioni appena svolte. Il ricorrente ha, con esso, denunciato un vizio di ultrapetizione. La corretta formulazione d’un simile vizio in sede di legittimità esige che il ricorrente indichi (art. 366 c.p.c., n. 6) ed alleghi (art. 369 c.p.c., n. 4):

(a) il contenuto della sentenza di primo grado;

(b) il contenuto dell’atto d’appello.

Il ricorso introduttivo del presente giudizio, per contro, si è limitato a dedurre che “l’appellante Milano Assicurazioni aveva chiesto la liquidazione del danno biologico” senza riassumere nemmeno schematicamente il contenuto dell’appello della Milano, e senza allegarne copia al ricorso. Evidente, dunque, l’inammissibilità del ricorso.

8. Le spese del presente giudizio possono essere compensate integralmente tra le parti, in considerazione della oggettiva ambiguità della sentenza impugnata.

8.1. L’inammissibilità del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).

PQM

la Corte di cassazione, visto l’art. 380 c.p.c.:

(-) dichiara inammissibile il ricorso;

(-) compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio;

(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte di M.F. di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte di cassazione, il 8 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2016

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