Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22347 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 05/08/2021, (ud. 25/02/2021, dep. 05/08/2021), n.22347

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10682-2020 proposto da:

K.N., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato MICHELE SATTA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. 4123/2019 R.G. del TRIBUNALE di CAGLIARI,

depositato il 21/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DOLMETTA

ALDO ANGELO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- K.N., originaria della terra ucraina, ha presentato ricorso avverso la decisione della Commissione territoriale di Cagliari, di diniego del riconoscimento della protezione internazionale, come pure della protezione umanitaria.

Con decreto depositato in data 21 marzo 2020, il Tribunale di Cagliari ha respinto il ricorso.

2.- Constatato che la richiedente non aveva richiesto il riconoscimento del diritto di rifugio, né quello relativo alla protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), il Tribunale ha escluso la ricorrenza in fattispecie delle condizioni stabilite dalla lett. c) della citata disposizione. “La situazione socio politica e di sicurezza complessiva del Paese” ucraino – si è rilevato, nel richiamare fonti aggiornate al novembre 2019 -, “pur non del tutto stabilizzata, non è idonea a concretare ipotesi di riconoscimento di protezione sussidiaria”.

Il provvedimento ha escluso, altresì, la concreta sussistenza dii “seri motivi di carattere umanitario”, richiesti dalla norma dell’art. 5 T.U.I., comma 6, per il riconoscimento della protezione umanitaria. “La ricorrente non appare significativamente integrata nel Paese ospitante, atteso che, nonostante soggiorni in Italia dal 2013, ha omesso di indicare concreti elementi di effettiva integrazione sociale, non essendo sufficiente a tale fine la prodotta documentazione” relativa a un rapporto di lavoro domestico.

3.- Avverso questo provvedimento ricorre Nastasiia Kosham, sviluppando un motivo di cassazione.

Il Ministero non si è costituito nel presente grado del giudizio, essendosi limitato, con foglio datato 1 giugno 2020, a chiedere

di potere eventualmente partecipare all'”udienza di discussione della causa ai sensi dell’art. 370 c.p.c., comma 1″, ove fissata.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.- Il ricorso rimprovera al Tribunale di Cagliari la violazione della norma dell’art. 5 T.U.I., comma 6, assumendo che il decreto non ha tenuto conto delle peculiari condizioni di vulnerabilità della persona della richiedente, né ha svolto come invece avrebbe dovuto – la valutazione comparativa tra la situazione attuale di questa e quella che incontrerebbe in caso di rimpatrio.

A tale proposito, il motivo viene in modo particolare a segnalare: che in Ucraina la richiedente non trovava un’occupazione, anche in ragione della propria età anagrafica (essendo nata nel 1967); che di un’occupazione aveva bisogno non solo per mantenere sé stessa, ma pure le proprie figlie e per poterle mandare all’università; che, “dopo la guerra, la situazione economica dell’Ucraina è precipitata”.

Per altro verso, il motivo viene inoltre a rilevare: che la richiedente lavora in Italia come badante, con regolare contratto; che “comprende e parla perfettamente l’italiano”; che, nel trascorrere del tempo, si è creata una rete sociale di amicizie e di conoscenze, non solo con conterranei, ma anche con cittadini italiani.

5.- Il ricorso merita di essere accolto.

Nei fatti, il giudice del merito non ha provveduto a effettuare alcuna valutazione di ordine comparativo.

Per contro, secondo la giurisprudenza di questa Corte (cfr., in particolare, la pronuncia-guida di Cass., Sezioni Unite, 24 settembre 2019, n. 29459), in relazione al tema della protezione umanitaria il giudice del merito deve comunque provvedere a svolgere il giudizio comparativo tra la situazione attuale del richiedente e quella che incontrerebbe in caso di rimpatrio. Tale giudizio dev’essere effettuato – è non meno importante rimarcare – non già secondo linee astratte e/o stereotipe, ma facendo per contro specifico riferimento a tutte le caratteristiche che risultano connotare la fattispecie che viene concretamente in analisi.

Con riferimento al caso in esame, lo svolgimento di tale valutazione, per essere correttamente riferibile alla persona della richiedente, non può, dunque, non tenere conto – quali necessari parametri di costruzione e articolazione della valutazione medesima – dei diversi profili che sono stati indicati nel motivo di ricorso (cfr., in proposito, il secondo capoverso del n. 4, in relazione al Paese di origine; e il terzo capoverso del medesimo numero, quanto al Paese di arrivo). Come deve pure tenere in distinta considerazione – nel contesto di detta valutazione comparativa tra la situazione presentata dal Paese di provenienza e da quello di arrivo – la misura ed il peso delle “difficoltà” dipendenti, in relazione all’effettiva possibilità di svolgere dell’attività lavorativa, dall’identità di genere della persona richiedente e dalla sua età anagrafica.

6.- Il decreto impugnato va dunque cassato e la controversia rinviata al Tribunale di Cagliari, che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso. Cassa il decreto impugnato e rinvia la controversia al Tribunale di Cagliari, che, in diversa composizione, provvederà anche alle determinazioni relative alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione civile – 1, il 25 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

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