Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22343 del 26/09/2017


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Cassazione civile, sez. III, 26/09/2017, (ud. 24/05/2017, dep.26/09/2017),  n. 22343

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11516/2014 proposto da:

R.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PAOLO EMILIO

34, presso lo studio dell’avvocato PAOLA D’INNOCENZO, rappresentato

e difeso dall’avvocato GIOVANNI GANDINI giusta procura speciale in

calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

B.F., D.M. elettivamente domiciliate in ROMA,

VIALE DELLE MILIZIE 19 presso lo studio dell’avvocato LEONARDO

CATTANEO che le rappresenta e difende giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 4449/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 04/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/05/2017 dal Consigliere Dott. SALVATORE SAIJA;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore generale Dott. SGROI Carmelo, che ha chiesto

l’accoglimento per quanto di ragione del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

B.F. e D.M. chiesero la condanna del geom. R.R. al risarcimento del danno dagli stessi patito a causa dell’operato del professionista; a seguito della esecuzione di lavori di ristrutturazione nel proprio edificio sito in (OMISSIS) – per i quali era ottenibile la detrazione fiscale del 55% per risparmio energetico ai sensi della L. n. 449 del 1997, e quindi, in misura pari ad Euro 17.847,50 -, gli attori avevano incaricato il R. di redigere la perizia di asseverazione e di inoltrare la relativa documentazione ai fini delle agevolazioni fiscali, ma il professionista aveva tuttavia inviato la relativa documentazione all’Agenzia delle Entrate di (OMISSIS) anzichè, come avrebbe dovuto, all’ENEA-Dipartimento Ambiente, in (OMISSIS). I coniugi attori, quindi, non avevano potuto fruire della detta detrazione.

Il Tribunale di Varese, con sentenza del 4.12.2012, respinse la domanda, condannando gli attori alla rifusione delle spese e al risarcimento danni per lite temeraria. Il giudice varesino rilevò che gli attori non avevano dato prova di aver pagato, per l’anno 2007, imposte dirette in misura tale da potervi detrarre l’importo del 55% delle spese sostenute, e ritenne sussistere la loro colpa grave perchè detta prova avrebbe potuto essere agevolmente fornita con la produzione delle relative dichiarazioni dei redditi.

La Corte d’appello di Milano ribaltò invece la decisione con sentenza del 4.12.2013, accogliendo l’appello e condannando il geom. R. al risarcimento del danno patito dai coniugi D., in misura pari ad Euro 16.072,75, oltre interessi e spese del doppio grado. Si è infatti ritenuto che non fosse affatto necessaria alcuna prova circa il debito fiscale degli attori-appellanti, ben potendo la fruizione delle agevolazioni fiscali tradursi in un credito d’imposta fruibile negli anni successivi.

Il R. ricorre ora per cassazione, affidandosi ad un unico motivo. I coniugi M.- B. resistono con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria. Il P.G. ha depositato conclusioni scritte, chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1 – Con l’unico motivo, deducendo “in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3: violazione e/o falsa applicazione della L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, commi 344 e 348, della L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 1, del D.M. Finanze 18 febbraio 1998, n. 41, artt. 1, 2 e 4, del D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192, nonchè dell’art. 115 c.p.c., comma 1, – art. 116 c.p.c., artt. 2697,2727 e 2729 c.c., per errata valutazione dei presupposti legittimanti la detrazione d’imposta e per illegittimo esonero dei coniugi B.- M. dall’onere di provare l’insorgenza e la quantificazione del danno”, il ricorrente lamenta che la Corte del merito abbia erroneamente ritenuto che la detrazione fiscale in discorso spetti a prescindere dall’entità dell’imposta diretta lorda da pagare per ciascuno degli anni di riferimento (2007, 2008 e 2009). Il giudice d’appello ha infatti ritenuto che, se il contribuente è a debito, il relativo importo detraibile andrà a decurtare la somma da versare, altrimenti esso potrà farsi valere negli esercizi successivi, come credito d’imposta. Secondo il ricorrente, tuttavia, la legge istitutiva della detrazione in discorso nulla prevede in tal senso, perchè la detrazione non costituisce un credito comunque “spendibile” nei confronti del fisco, ma consente appunto un meccanismo di decurtazione dell’imposta da versare, con dei limiti precisi (1/3 del totale, per tre anni consecutivi). Conseguentemente, non soltanto la detrazione deve essere necessariamente esposta nella dichiarazione annuale dei redditi, pena decadenza, ma, in mancanza di produzione in giudizio della dichiarazione, non può esservi alcuna prova nè della spettanza della detrazione, nè tantomeno del danno asseritamente subito. Pertanto, conclude il ricorrente, i coniugi M. sarebbero comunque venuti meno al proprio onere probatorio, il cui assolvimento è da ritenere invece necessario, contrariamente a quanto affermato dal giudice d’appello.

2.1 – Preliminarmente, si dà atto che il Collegio ha autorizzato la motivazione semplificata.

3.1 – Sempre in via preliminare, vanno disattese le eccezioni di inammissibilità del ricorso, sollevate dai controricorrenti.

Al contrario di quanto da essi sostenuto, le censure mosse dal ricorrente al provvedimento impugnato non attengono al vizio motivazionale, ma proprio alla violazione e/o falsa applicazione delle norme di diritto in rubrica meglio indicate, essendosi dedotta l’erronea interpretazione della normativa fiscale sulle detrazioni d’imposta e, conseguentemente, il malgoverno operato dalla Corte meneghina sull’onere probatorio, ritenuto non dover gravare sugli originari attori, sotto il profilo dell’esistenza del danno, proprio a causa di quella errata impostazione ermeneutica, con conseguente violazione dell’art. 2697 c.c.. Vale anche la pena aggiungere che le censure non consistono in una mera ripetizione di argomenti già disattesi dal giudice del merito, ma sono dotate di sicura specificità avuto riguardo ai passaggi motivazionali della sentenza impugnata ove quegli errori e quelle violazioni trovano sostanza.

4.1 – Ciò posto, il ricorso è fondato.

Per quanto la giurisprudenza richiamata dal ricorrente a sostegno della propria tesi, a p. 11 del ricorso, non appaia pertinente (riguardando, tutte le sentenze indicate, la detrazione ai fini IVA), non può revocarsi in dubbio che, per fruire del beneficio per cui è causa, il contribuente deve indicare le spese detraibili nella stessa dichiarazione dei redditi, tanto è vero che la L. n. 449 del 1997, art. 1, applicabile alla fattispecie ai sensi della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 348, espressamente prevede che la detrazione spetta “fino a concorrenza dell’imposta lorda”: ciò significa che il beneficio consiste nella opportunità di effettuare un minor versamento rispetto al dovuto, non certo nell’accumulare crediti d’imposta per gli anni a venire, come ha invece ritenuto la Corte d’appello (come se, cioè, la detrazione desse diritto ad un rimborso nei confronti del fisco). Pertanto, poichè è pacifico che i controricorrenti non hanno prodotto in primo grado le dichiarazioni dei redditi afferenti alle annualità 2007, 2008 e 2009, essi ad un tempo non hanno correlativamente dimostrato nè di aver versato imposte dirette, nè di aver diritto alla detrazione in parola, nè tantomeno il suo ammontare.

Conseguentemente, per quanto il professionista non abbia correttamente adempiuto la propria obbligazione (com’è pacifico), deve escludersi che possa configurarsi alcun danno a carico degli originari attori. Non v’è infatti alcuna prova circa il fatto che, qualora il Bo. avesse correttamente inviato la documentazione, il danno (ossia la mancata fruizione della detrazione) non si sarebbe prodotto, proprio perchè non v’è prova della richiesta della detrazione stessa. D’altra parte, questa Corte ha condivisibilmente affermato che “In materia di contratto d’opera intellettuale, nel caso in cui risulti provato l’inadempimento del professionista per negligente svolgimento della prestazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente, qualora, sulla scorta di criteri probabilistici, si accerti che senza quell’omissione il risultato sarebbe stato conseguito” (v. Cass. n. 11548/13).

La sentenza impugnata è, pertanto, certamente errata, perchè ha mandato assolti dall’onere probatorio in discorso i pretesi danneggiati.

5.1 – In definitiva, il ricorso è accolto.

Non occorrendo ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, ex art. 384 c.p.c., comma 2, col rigetto della domanda attrice. Le spese di lite dell’intero giudizio, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

 

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda proposta da B.F. e D.M.. Condanna questi ultimi in solido alla rifusione delle spese di lite dell’intero giudizio, liquidate quelle di primo grado in Euro 3.272,00 per compensi, quelle di secondo grado in Euro 3.000,00 per compensi e quelle del giudizio di legittimità in Euro 3.500,00 per compensi, oltre rimborso forfetario spese generali in misura del 15%, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Corte di Cassazione, il 24 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2017

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