Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22332 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. trib., 05/08/2021, (ud. 28/04/2021, dep. 05/08/2021), n.22332

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 8327/2015 R.G. proposto da:

T. S.r.l. unipersonale, in persona del legale rappresentante,

rappresentata e difesa dall’avvocato Falcone Giuseppe, elett. dom.

presso lo studio dell’avvocato Iorio Antonio in Roma, corso Vittorio

Emanuele II, 287;

– ricorrente –

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

domiciliata in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Calabria, n. 1616/4/14, depositata il 24 luglio 2014, non

notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 28 aprile

2021 dal Consigliere Adet Toni Novik.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

– la Commissione tributaria regionale, in epigrafe indicata, ha respinto l’appello della società T. S.r.l. Unipersonale proposto avverso la sentenza della CTP di Crotone che ne aveva rigettato il ricorso;

– la CTR ha ritenuto che l’appellante si era limitato a dolersi del vizio della motivazione della sentenza impugnata, con un mero richiamo ai motivi del ricorso di primo grado, ma senza una formale loro riproposizione, così precludendo alla stessa commissione di valutare l’operato dell’Amministrazione finanziaria;

– nel merito, la CTR riteneva che la sentenza di primo grado era correttamente motivata essendo stata in essa “svolta una ricostruzione logico deduttiva dei passaggi per i quali è stato ritenuto congruo il ricalcolo operato dall’amministrazione finanziaria”;

– il ricorso è affidato a due motivi, supportato con memoria; l’agenzia delle entrate si è costituita con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

– con il primo motivo di ricorso, la società contribuente eccepisce “violazione e/o falsa applicazione di legge per motivazione fittizia ed apparente (artt. 132 c.p.c., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, art. 111 Cost. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), nullità della sentenza per violazione delle regole del giusto processo, consistita nel fatto che la CTR ha formulato una motivazione di stile per confermare la sentenza impugnata”; si sostiene che la CTR avrebbe reso una motivazione apparente appiattendosi sulla sentenza di primo grado e che, avendo la società impugnato la sentenza di primo grado nella sua integralità, il richiamo ai motivi del ricorso era sufficiente perché la commissione regionale valutasse i motivi non esaminati dal primo giudice;

– va premesso, in primo luogo, che secondo l’insegnamento di questa Corte, “la motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perché affetta da “error in procedendo”, quando, benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture” (Cass., Sez. U., n. 22232 del 2016; conf. Cass. n. 1756 del 2006, n. 16736 del 2007, n. 9105 del 2017, secondo cui ricorre il vizio di omessa motivazione della sentenza, nella duplice manifestazione di difetto assoluto o di motivazione apparente, quando il Giudice di merito ometta di indicare, nella sentenza, gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero indichi tali elementi senza una approfondita disamina logica e giuridica, rendendo in tal modo impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento); mentre tale vizio resta escluso con riguardo alla valutazione delle circostanze in senso difforme da quello preteso dalla parte (Cass. 8 gennaio 2009, n. 161; Cass. Sez. U, 21 dicembre 2009, n. 26825); nel caso in esame, la sentenza non merita censura perché ha esposto in maniera intelligibile e completa le ragioni della decisione di riforma; si può dunque affermare che la motivazione della sentenza medesima superi la soglia del c.d. “minimo costituzionale”;

– con il secondo motivo di ricorso, la società contribuente eccepisce “in ogni caso, violazione e/o falsa applicazione di legge (D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 52 e 56, art. 111 Cost. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4), nullità della sentenza per violazione delle regole del giusto processo, consistita nel fatto che la CTR non ha esaminato le censure che erano state formulate con ricorso introduttivo e che erano state richiamate al primo punto dell’appello, anche se non riprodotte graficamente”, osservando che il richiamo ai motivi del ricorso di primo grado era sufficiente per attendersi che la CTR valutasse tutti quei motivi che non erano stati valutati dal giudice di primo grado; la CTR aveva, pertanto, reso una motivazione apparente, appiattendosi sulla sentenza di primo grado; al contrario, avendo la società impugnato la sentenza di primo grado nella sua integralità, il richiamo ai motivi del ricorso era sufficiente perché la commissione regionale valutasse i motivi non esaminati dal primo giudice;

– va osservato che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, anche nel processo tributario l’atto con cui si propone l’impugnazione deve essere interpretato nel suo complesso, al fine di verificare la presenza di tutti gli elementi della domanda che siano prescritti sotto comminatoria di nullità o di inammissibilità (Cass. nn. 687/07; 19639/08). In un’ottica di tendenziale conservazione degli atti processuali, invero, la mancanza di un requisito formale dell’atto di appello non può, di per sé, equivalere a difetto di impugnazione, se dal contesto dell’atto risulti, sia pur in termini non formali, una univoca manifestazione di volontà di proporre il gravame per quello specifico motivo o nei confronti di un determinato soggetto (Cass. n. 7585/03; 25751/13, 20418/14). Con particolare riferimento al processo tributario e alla specificità dei motivi dell’impugnazione, questa Corte ha affermato che “In tema di contenzioso tributario, la mancanza o l’assoluta incertezza dei motivi specifici dell’impugnazione, le quali, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 1, determinano l’inammissibilità del ricorso in appello, non sono ravvisabili qualora il gravame, benché formulato in modo sintetico, contenga una motivazione interpretabile in modo inequivoco, potendo gli elementi di specificità dei motivi essere ricavati, anche per implicito, dall’intero atto di impugnazione considerato nel suo complesso, comprese le premesse in fatto, la parte espositiva e le conclusioni.” (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 20379 del 24/08/2017; Sez. 5, Sentenza n. 6473 del 06/05/2002); inoltre, come, da ultimo, sottolineato da questa Corte “Nel processo tributario la sanzione di inammissibilità dell’appello (per difetto di specificità dei motivi), prevista dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 1, deve essere interpretata restrittivamente, in conformità all’art. 14 disp. prel. c.c., trattandosi di disposizione eccezionale che limita l’accesso alla giustizia, (dovendosi consentire, ogni qual volta nell’atto sia comunque espressa la volontà di contestare la decisione di primo grado, l’effettività del sindacato sul merito dell’impugnazione)” (Cass., sez. 5, Sentenza n. 707 del 15/01/2019);

– tanto premesso, osserva il Collegio come dalla lettura del motivo di appello, riportato dalla ricorrente ai fini dell’autosufficienza, si ricava che la censura, dopo un richiamo a “quanto dedotto ed eccepito in primo grado”, aveva investito specificamente la sentenza del giudice di primo grado, laddove questi, senza motivazione, aveva accolto la proposta formulata dall’ufficio di determinare maggiori ricavi nella misura di Euro 73.282,00; non è quindi corretta l’affermazione della CTR secondo cui la contribuente si era limitata ad un “mero e generico richiamo di stile” ai motivi esplicitati nel ricorso di primo grado”, per cui, tenuto conto che “L’appello rappresenta un mezzo di gravame che attribuisce al giudice il potere di ridecidere, con gli stessi poteri dell’organo che ha emesso l’atto impugnato ed attraverso una nuova verifica di tutte le questioni che questo aveva già esaminato, con una pronuncia che ha natura ed effetto sostitutivi di quella gravata. Il suo effetto devolutivo pieno, pur nei limiti del “devolutum”, conferisce al giudice del riesame il medesimo potere di interpretazione delle domande e delle eccezioni, sancito nell’art. 112 c.p.c., che è già stato compiuto dal precedente giudice e il cui esercizio è sindacabile in sede di legittimità solo se non se ne sia dato conto con motivazione adeguata ed esauriente. (Sez. 5, Sentenza n. 8929 del 29/04/2005, Rv. 584601 – 01)”, ben poteva l’appellante, dopo aver specificato il punto della sentenza di primo grado oggetto di censura, limitarsi nel gravame a denunciare l’erroneità della decisione ed a richiamare l’atto introduttivo del primo grado, senza bisogno di riprodurne le ragioni di merito, di cui il giudice di appello può prendere conoscenza visionando l’atto nel fascicolo dell’appellante ovvero in quello d’ufficio di primo grado, atteso che dall’accoglimento dell’impugnazione discende l’integrale devoluzione al giudice dell’appello del compito di decidere tutte le questioni dedotte nel giudizio di primo grado. (Sez. 5, Sentenza n. 5031 del 08/03/2005, Rv. 580006 – 01);

– il ricorso deve essere accolto e la sentenza cassata.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla CTR della Calabria, in diversa composizione per nuovo esame.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 28 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

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