Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2231 del 31/01/2011

Cassazione civile sez. trib., 31/01/2011, (ud. 23/11/2010, dep. 31/01/2011), n.2231

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

L.M., in proprio e nella qualità già di liquidatore

della LONGAIR SAS di LONGO MADDALENA e C, elettivamente domiciliata

in ROMA PIAZZA DELLA LIBERTA’ 20, presso lo studio dell’avvocato

CAROLEO FRANCESCO, rappresentato e difeso dall’avvocato ORLANDO

ANTONIO, giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI CASORIA, AGENZIA DELLE ENTRATE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 132/2005 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 14/07/2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/11/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO DIDOMENICO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto, che ha concluso per il nuovo ruolo per integrazione

del contraddittorio in subordine rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L.M. in proprio e nella qualità di liquidatore della Longair s.a.s. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania dep. il 14/07/2005 che, rigettando l’appello della società contribuente, aveva confermato la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli che aveva rigettato il ricorso della contribuente in ordine allo avviso accertamento per ILOR e SSN per l’anno 1993; la CTR, in particolare, aveva escluso la nullità dell’avviso di accertamento sottoscritto dal legale rappresentante e ritenuto legittima l’eliminazione di costi relativi ad operazioni inesistenti come risultava dalle dichiarazioni degli emittenti e da quelle del socio accomandante che aveva confessato che le fatture erano state consegnate da persona sconosciuta con pagamento in percentuale.

La ricorrente fonda il ricorso deducendo la nullità della sentenza per vizio motivazionale e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 56.

In particolare, deduce che non v’era prova della qualità di legale rappresentante o legittimato di N.R. che avrebbe sottoscritto il p.v.c., e che la sentenza era contraddittoria laddove aveva affermato che le operazioni erano inesistenti ma il reddito era effettivo. L’Agenzia delle Entrate non ha resistito.

La causa è stata rimessa alla decisione in pubblica udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La sentenza da atto che Napoletano Roberto è socio accomandante.

Preliminarmente all’esame degli altri motivi del ricorso, la Corte si deve, d’ufficio, porre il problema della esistenza di un litisconsorzio necessario tra i soci di una società di persone e tra i soci e la stessa in ordine alle controversie relative ai redditi della società e ai redditi personali dei soci e, in caso positivo, quali ne siano le conseguenze.

Le SS.UU (sent. n. 14815 del 4/06/2008) hanno ritenuto che, in materia tributaria, l’unità dell’accertamento che è alla base della rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e delle associazioni di cui al D.P.R. 22 dicembre 196, n. 917, art. 5 e dei soci delle stesse e la conseguente automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, comporta che il ricorso tributario proposto, anche avverso un solo avviso di rettifica da uno dei soci o dalla società, riguarda inscindibilmente sia la società sia tutti i soci – salvo il caso in cui questi prospettino questioni personali – sicchè tutti questi soggetti devono essere parte dello stesso procedimento e la controversia non può essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi; siffatta controversia, infatti, non ha ad oggetto una singola posizione debitoria del o dei ricorrenti, bensì gli elementi comuni della fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato, con conseguente configurabilità di un litisconsorzio necessario originario.

Conseguentemente, il ricorso proposto anche da uno solo dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14 (salva la possibilità di riunione ai sensi del successivo art. 29) e il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari è affetto da nullità assoluta, rilevabile in ogni stato e grado del procedimento, anche d’ufficio.

Nel caso in esame, ricorre l’ipotesi di interferenza sostanziale delle controversie come individuata dalle SS.UU. che imponeva la necessità della integrazione del contraddittorio.

Non ricorrono le condizioni, individuate da questa Corte in Cass. n. 22122/2010, Cass. n. 9760/2010, n. 3830/2010, n. 2907/2019 e n. 3420/2009 (piena consapevolezza di ciascuna parte processuale dell’esistenza e del contenuto dell’atto impositivo e delle difese processuali svolte dalle altre parti, identità oggettiva dei ricorsi) che renderebbero inutile la declaratoria di nullità di tutti i processi per violazione del litisconsorzio necessario originario perchè porterebbe unicamente alla celebrazione(allo stato puramente formale) di un simultaneus processus, ma nella sostanza comporterebbe un inutile dispendio di energie processuali per conseguire l’osservanza di formalità realmente superflue, proprio perchè il sopradetto socio è rimasto estraneo alla vicenda processuale.

Deve essere pertanto dichiarata la nullità della sentenza di primo e di secondo grado, onde le parti vanno rimesse dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Napoli per la rinnovazione del giudizio previa integrazione del contraddittorio.

La superiore pronunzia assorbe ogni altro motivo di ricorso.

Ricorrono giusti motivi per compensare per intero le spese dell’intero giudizio, essendo la pronunzia delle SS.UU. successiva alla presentazione del ricorso.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Pronunciando sul ricorso, dichiara la nullità dei giudizi di merito, cassa le relative sentenze e rimette le parti dinanzi alla CTP di Napoli. Compensa le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 23 novembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA