Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2231 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. un., 25/01/2022, (ud. 11/01/2022, dep. 25/01/2022), n.2231

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TIRELLI Francesco – Primo Presidente f.f. –

Dott. MANNA Felice – Presidente di sez. –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PERRINO Angelina Maria – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17488-2021 proposto da:

BOCCA DI PUGLIA S.P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BARNABA TORTOLINI N. 30, presso lo studio dell’avvocato PLACIDI

STUDIO, rappresentata e difesa dall’avvocato FABIO PATARNELLO;

– ricorrente –

contro

AUTORITA’ DI SISTEMA PORTUALE DEL MARE ADRIATICO MERIDIONALE, AGENZIA

DEL DEMANIO, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che le rappresenta e

difende;

– controricorrenti –

per la risoluzione del conflitto negativo di giurisdizione tra la

sentenza n. 5469/2017 del CONSIGLIO DI STATO, depositata il

23/11/2017, e la sentenza n. 986/2013 del TRIBUNALE DI BRINDISI,

depositata il 5/7/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio

dell’11/01/2022 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1.La Bocca di Puglia s.p.a. ha proposto ricorso per conflitto reale negativo di giurisdizione, ai sensi dell’art. 362 c.p.c., comma 2, n. 1, con riferimento alla sentenza n. 5469/2017 del Consiglio di Stato, depositata il 23 novembre 2017, ed alla sentenza n. 986/2013 del Tribunale di Brindisi, depositata il 5 luglio 2013. Tanto il giudice amministrativo che il giudice ordinario hanno declinato la loro giurisdizione sulla domanda della società Bocca di Puglia, volta a contestare la rideterminazione dei canoni per gli anni dal 2007 al 2009 inerenti ad una concessione demaniale marittima relativa all’esercizio di un approdo turistico, rilasciata il 20 dicembre 2000, rideterminazione operata in forza di Decreto del Presidente dell’Autorità Portuale 12 agosto 2008, n. 257 sulla base dei parametri stabiliti dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 252.

2. Resistono con controricorso l’Autorità di sistema portuale del mare adriatico meridionale e l’Agenzia del Demanio. Le controricorrenti eccepiscono l’inammissibilità del ricorso, dovendosi ritenere estinti i due giudizi sopra indicati per mancata riassunzione, altrimenti invocandone il rigetto per la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario, atteso che la controversia inerisce alla mera quantificazione del canone.

3. Il Tribunale di Brindisi, con la sentenza del 5 luglio 2013, dichiarò il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice amministrativo, assumendo che la controversia concernente la rideterminazione del canone di concessione di beni del demanio marittimo da parte dell’Autorità portuale, a seguito di una integrale revisione tecnico discrezionale del rapporto, quale quella imposta dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 252, spetta alla giurisdizione amministrativa.

4. Il Consiglio di Stato, a sua volta, con sentenza n. 5469/2017 del 23 novembre 2017, ha accolto l’appello avanzato dall’Autorità Portuale di Brindisi e dall’Agenzia del Demanio avverso la sentenza del TAR Puglia – sezione staccata di Lecce – n. 1093 del 2011, ed ha dichiarato inammissibile per difetto della giurisdizione amministrativa il ricorso della Bocca di Puglia s.p.a. avente ad oggetto i provvedimenti di rideterminazione dei canoni di concessione per gli anni dal 2007 al 2009, adottati in applicazione dei parametri stabiliti dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 252. Il Consiglio di Stato ha affermato che l’impugnato decreto n. 257/2008 del Presidente dell’Autorità Portuale era meramente applicativo della nuova base di calcolo del canone di concessione, come predisposta dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, commi 251 e 252, disposizione che non fa altro che specificare le nuove misure del canone annuo per ciascuna tipologia di superfici, precisandosi, al comma 252, che le misure dei canoni di cui al comma 251, lett. b operano, a decorrere dal 10 gennaio 2007, anche per le concessioni dei beni del demanio marittimo e di zone del mare territoriale aventi ad oggetto la realizzazione e la gestione di strutture dedicate alla nautica da diporto. Non essendovi spazi, nel calcolare il canone alla stregua dal citato L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 251 (e 252), per l’esercizio di poteri discrezionali da parte dell’Autorità Portuale, la controversia avrebbe natura puramente patrimoniale, inerendo alla quantificazione e alla debenza del canone di concessione previa applicazione di criteri automatici prestabiliti ex lege, e dunque avrebbe ad oggetto in via diretta “canoni e altri corrispettivi”, ai sensi dell’art. 133 c.p.a., comma 1, lett. b), con la conseguente sua devoluzione al giudice civile.

5. Nel suo ricorso, la Bocca di Puglia s.p.a. domanda, in via principale, che venga individuata la giurisdizione del giudice amministrativo, e perciò di cassare la sentenza n. 5469/2017 del Consiglio di Stato (ed ove occorra anche la sentenza n. 8894/2019, che ha dichiarato inammissibile la revocazione contro la prima); in via subordinata, la ricorrente chiede che venga indicata la giurisdizione del giudice ordinario, e perciò di cassare la sentenza n. 986/2013 del Tribunale di Brindisi.

La Bocca di Puglia s.p.a. espone che i giudizi da essa incardinati negavano la sussistenza dei presupposti per l’applicazione della normativa sopravvenuta, comportando la stessa uno stravolgimento del rapporto concessorio in corso.

6. La trattazione del ricorso è stata fissata in camera di consiglio, a norma dell’art. 380 bis.1 c.p.c..

6.1. Il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Corrado Mistri, ha depositato le sue conclusioni scritte, chiedendo di dichiarare la giurisdizione del giudice amministrativo.

La ricorrente ha depositato memoria ex art. 380-bis 1 c.p.c.

7. Come precisato ancora di recente da queste Sezioni Unite, va ritenuto ammissibile il ricorso per conflitto negativo di giurisdizione nell’ipotesi in cui, come nella specie, dapprima il giudice ordinario e poi il giudice amministrativo, nella specie contemporaneamente aditi, abbiano entrambi negato con sentenza la propria giurisdizione sulla medesima controversia, pur senza sollevare essi stessi d’ufficio il conflitto, e dunque al di fuori dell’ambito della disciplina di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 59 essendosi in presenza non di un conflitto virtuale di giurisdizione, risolvibile con istanza di regolamento preventivo ex art. 41 c.p.c., ma di un conflitto reale negativo di giurisdizione, denunciabile alle sezioni unite della Corte di cassazione, ai sensi dell’art. 362 c.p.c., comma 2, n. 1, in ogni tempo e, quindi, indipendentemente dal passaggio in giudicato delle sentenze in contrasto e senza che neppure risulti di ostacolo la richiesta subordinata di affermazione della giurisdizione del giudice ordinario (così Cass. Sezioni Unite, 25 maggio 2021, n. 14323; Cass. Sezioni Unite, 28 gennaio 2021, n. 1919; Cass. Sezioni Unite, 15 novembre 2018, n. 29392; Cass. Sezioni Unite, 30 marzo 2017, n. 8246; Cass. Sezioni Unite, 5 luglio 2013, n. 16883).

8. Deve poi essere dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario, ribadendo quanto ha affermato Cass. Sezioni Unite, 17 dicembre 2020, n. 28973, con riguardo a domanda avente ad oggetto proprio un provvedimento di rideterminazione del canone di una concessione marittima in applicazione della “norma di mero aggiornamento quantitativo” contenuta nella L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 252. Richiamando quanto osservato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 29 del 2017, che ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale della L. 27 dicembre 2006, n. 296, art. 1, comma 252, la sentenza n. 28973 del 2020 di queste Sezioni Unite ha evidenziato che le verifiche imposte dal comma 251 ai fini del ricalcolo del canone non involgono alcuna valutazione discrezionale da parte dell’amministrazione in ordine agli interessi pubblici coinvolti, e neppure un esercizio di discrezionalità tecnica, risolvendosi, al contrario, nell’oggettivo accertamento della consistenza dei beni riguardo ai quali va operata la determinazione del canone sulla base dei vincolati parametri previsti dalla normativa in questione. In forza, pertanto, dal D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 133, comma 1, lett. b), e del previgente L. n. 1034 del 1971, art. 5, comma 2, la sentenza n. 28973 del 2020 ha ribadito che le controversie attinenti alla sola rideterminazione dei canoni concessori, in applicazione di una cogente disposizione normativa (come, nella specie, la L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 252), dovuti per la concessione d’uso di un bene pubblico (come per la concessione demaniale di un porto turistico) appartengono alla giurisdizione ordinaria, avendo ad oggetto diritti soggettivi a contenuto patrimoniale.

10. Deve pertanto essere dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario e cassata la sentenza del Tribunale di Brindisi, davanti al qual si rinvia la causa altresì per la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara la giurisdizione del giudice ordinario e cassa la sentenza del Tribunale di Brindisi, davanti al quale rinvia la causa anche per la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio delle Sezioni Unite Civili della Corte Suprema di Cassazione, il 11 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

 

 

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