Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22308 del 05/08/2021

Cassazione civile sez. trib., 05/08/2021, (ud. 29/10/2020, dep. 05/08/2021), n.22308

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. GORI P. – rel. Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9814-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

I.M.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

CERVETERI 12, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA SESTINI, che

la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 598/2013 della COMM.TRIB.REG. del Lazio

SEZ.DIST. di LATINA, depositata il 14/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/10/2020 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE D’AURIA.

 

Fatto

CONSIDERATO

che:

Dall’esposizione in fatto contenuta nel ricorso e nel controricorso, emerge che l’Agenzia delle Entrate, dopo l’invio del questionario ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51 aveva emesso nei confronti di I.M.C. avviso di accertamento con cui rettificava, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 per l’anno 2006, l’imposta dovuta ai fini irpef, iva, e irap, oltre sanzioni.

Tale atto era impugnato dalla contribuente, sotto il profilo della illegittimità della applicazione degli studi di settore.

La commissione provinciale di Frosinone, ritenendo che l’impugnazione non era stata preceduta dalla procedura di accertamento con adesione, dichiarava inammissibile il ricorso in quanto proposto oltre i termini di legge.

Tale sentenza era impugnata dalla contribuente, e la CTR del Lazio, accertato che l’impugnazione dell’accertamento era stata tempestiva, accoglieva l’appello ritenendo che non era stata attivata la procedura del contraddittorio ante accertamento.

Contro la sentenza di secondo grado propone ricorso per Cassazione l’Agenzia delle entrate, affidandosi ad un unico complesso motivo.

Si costituiva con controricorso la contribuente I., chiedendo che il ricorso fosse dichiarato inammissibile o infondato.

La contribuente depositava, a seguito della fissazione della camera di consiglio, memoria difensiva.

Ragioni della decisione:

Con l’unico motivo l’Agenzia ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, lett. d, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 nonché dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 3.

Premesso che va rigettata l’eccezione di inammissibilità prospettata dalla controricorrente, in quanto il ricorso non tende ad una rivalutazione del merito della causa, il motivo è fondato.

Secondo la tesi della ricorrente la Ctr avrebbe ignorato o falsamente applicato la disciplina vigente, in quanto l’accertamento non si basava sugli studi di settore, ma derivava da un controllo sostanziale dell’attività di impresa.

Va rilevato che la L. n. 146 del 1998, art. 10 nel testo applicabile, prevede che “gli accertamenti basati sugli studi di settore… sono effettuati… qualora l’ammontare dei ricavi o compensi dichiarati risulta inferiore all’ammontare dei ricavi o compensi determinabili sulla base degli studi stessi (comma… Nelle ipotesi di cui al comma 1 l’ufficio, prima della notifica dell’avviso di accertamento, invita il contribuente a comparire… (comma 3 bis)”.

Pertanto, solo nel caso in cui l’accertamento sia basato sullo studio di settore l’instaurazione del contraddittorio preventivo con il contribuente è un obbligo dell’Amministrazione finanziaria. Poiché non è previsto in via generale nel sistema fiscale l’instaurazione del contraddittorio preventivo prima dell’invio dell’accertamento, deve ritenersi che trattasi di eccezione, che non può trovare applicazione fuori dai casi previsti (cfr. Cass., S.U., nn. 24823/2015).

Va altresì precisato che l’accertamento tributario può dirsi fondato su studi di settore solo quando trovi in essi la sua ragione d’essere, il che non si è verificato nel caso in esame (Cass. n. 31814 del 2019).

Nella specie, dalla lettura dell’avviso di accertamento (integralmente trascritto, per autosufficienza, nella parte che in questa sede rileva, alle pp. 8-11 del ricorso) emerge – contrariamente a quanto sostenuto nella decisione impugnata – che la ricostruzione dei ricavi dell’impresa D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, non è stata giustificata, dall’Ufficio, sulla base degli studi di settore ma da un indice di rotazione del magazzino non coerente, rilevandosi che “le giacenze di magazzino appaiono fortemente gonfiate nel corso degli anni” tenuto conto delle dimensioni del deposito, non in grado di ricevere merce per un valore di 385 mila Euro. Inoltre il contribuente, sebbene l’attività commerciale fosse rimasta aperta per 30o giorni, aveva emesso scontrini solo in 173 giorni, a volte anche per un Euro sebbene l’attività fosse di gioielleria. L’accertamento, quindi, faceva leva su dati economici incongrui ed in contrasto con le leggi economiche, e quindi non era necessario il contraddittorio preventivo. Al riguardo, va solo precisato, quanto alla ripresa relativa all’IVA, che, in applicazione del diritto unionale, la violazione dell’obbligo del contraddittorio procedimentale comporta l’invalidità dell’atto purché il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere (c.d. prova di resistenza) (Cass., S.U., n. 24823/15, cit.), ma nella specie ciò non risulta essere mai avvenuto.

Pertanto, la sentenza impugnata va cassata e rinviata alla ctr del Lazio, in diversa composizione per un nuovo esame, in base ai principi sopra evidenziati.

PQM

La Corte accoglie il ricorso e per l’effetto cassa la sentenza impugnata con rinvio alla CTR del Lazio (in diversa composizione) che provvederà anche alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 29 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 agosto 2021

 

 

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