Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22301 del 03/11/2016


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Cassazione civile sez. II, 03/11/2016, (ud. 06/06/2016, dep. 03/11/2016), n.22301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 11235-2012 proposto da:

F.M.A.M. (C.F.(OMISSIS)), elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 132, presso lo studio

dell’avvocato FRANCESCO CIGLIANO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

P.F. (C.F. (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA G. NICOTERA 29, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO

NOBILONI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 791/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 14/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/06/2016 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO;

udito l’Avvocato Cigliano Francesco difensore della ricorrente che si

riporta alle difese in atti;

udito l’Avv. Nobiloni Alessandro difensore del controricorrente che

si riporta integralmente agli atti depositati;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Servello Gianfranco che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

P.F. nel 2004 conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Roma F.M.A.M..

L’attore esponeva di aver intrapreso – poco più che ventenne – e di poi proseguito con la convenuta una relazione dal (OMISSIS), nel corso della quale aveva disposto una serie di atti di liberalità (in atti dettagliatamente elencati) in favore della medesima, esponendo di aver vissuto l’anzidetto periodo di convivenza in uno stato, sia pur transitorio, di totale incapacità di intender e volere e che le dazioni in favore della F. (di lui più anziana di dieci anni) dovevano considerarsi indebiti.

Chiedeva, quindi, all’adito Tribunale di pronunciare la nullità degli atti di liberalità e, in genere, dei negozi compiuti in favore della convenuta o, in subordine, il loro annullamento, eventualmente pronunciando l’indebito arricchimento conseguito dalla convenuta medesima, che andava – quindi – condannata alla restituzione in natura ovvero al pagamento del controvalore di quanto ricevuto ed al risarcimento dei danni.

Costituitasi in giudizio, la convenuta contestava la fondatezza della avversa domanda, di cui chiedeva il rigetto, ed instava – in via riconvenzionale – per la retrocessione di un appartamento e di una autovettura Jeep, nonchè per la restituzione del 50% della tela del pittore Fontana trattenuto dall’attore al termine della di loro convivenza, nonchè la condanna del medesimo al risarcimento dei danni morali ex art. 96 c.p.c..

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 19743/2008, rigettando ogni altra domanda proposta dall’attore e la domanda riconvenzionale della F., condannava quest’ultima -in parziale accoglimento della domanda attorea – alla restituzione delle opere d’arte di cui in atti.

Avverso al suddetta decisione interponeva appello la F..

Resisteva al gravame il P., che proponeva appello incidentale.

L’adita Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 791/2012, dichiarate compensate in ragione dei due terzi le spese di lite del primo grado del giudizio, condannava la F. al rimborso del residuo terzo delle spese del detto grado in favore del P., rigettando – per tutto il resto – sia l’appello principale che quello incidentale e compensando integralmente le spese di lite del secondo grado del giudizio.

Per la cassazione della suddetta decisione ricorre la F. con atto affidato a tre ordini di motivi.

Resiste con controricorso il P..

Nell’approssimarsi dell’udienza ha depositato memoria, ai sensi dell’art. 378 c.p.c., la F..

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di “violazione e falsa applicazione dell’art. 770 c.p.c., comma 2 (rectius: c.c.) ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Il motivo, in sostanza, ripropone nel presente giudizio la questione della qualificazione e del corretto inquadramento degli atti a mezzo dei quali fu beneficiata, dal P., la F..

La decisione della Corte territoriale, confermando in punto quella di primo grado, ha ritenuto possibile e non erronea, nel complesso rapporto intercorso a suo tempo fra le parti in causa, la configurabilità di elargizioni di diversa natura.

La gravata sentenza, in punto, è corretta, essendo stato fatto buon governo delle norme di diritto e dei principi ermeneutici applicabili nella fattispecie.

Ed, invero, ben potevano essere valutate come vere e proprie donazioni le elargizioni riguardanti i quadri di cui in narrativa, tenuto conto del valore degli stessi e della loro non riconducibilità a motivazioni strettamente affettive o ricollegabili a necessità della vita comune.

Nè tale esatta valutazione (svolta dai Giudici di entrambi i pregressi gradi del giudizio) appare in contraddizione e, quindi, errata in dipendenza della contestuale attribuzione di altro valore dato ad altre liberalità.

Quando, infatti, si è al cospetto di altro tipo di liberalità riconducibili nello schema degli adempimenti morali nascenti dalla convivenza non può non essersi al di fuori del regime delle donazioni.

Peraltro parte ricorrente non ha neppure addotto valide ragioni idonee a far modificare il consolidato orientamento, nella materia de qua, di questa Corte, espresso con molteplici pronunce (Cass. n.ri 324/1992, 17750/2003 e 16550/2008) tutte già citate nella gravata decisione ed alle quali va aggiunta e ricordata l’ulteriore Cass. n. 14091/2010.

Il motivo, quindi, in quanto infondato va respinto.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di “omessa motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 nel capo della sentenza della Corte territoriale concernente la riforma delle spese liquidate dal primo giudice”.

3.- Con il terzo motivo del ricorso si prospetta il vizio di “violazione e falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

4.- Entrambi i due ultimi motivi innanzi esposti possono essere trattati congiuntamente.

Essi attengono alla regolamentazione delle spese effettuate dalla Corte distrettuale.

La decisione di quest’ultima appare immune dai lamentati vizi di cui ai motivi in esame e corretta.

Il parziale rigetto della domanda in origine svolta dall’attore ben poteva consentire la parziale compensazione delle spese di lite del primo grado della misura valutata in sede di merito, salvo la precisazione della liquidazione concretamente svolta dalla Corte territoriale in esito al giudizio di appello.

Vanno, pertanto, rigettati, in quanto infondati, i due motivi congiuntamente esaminati.

5.- Alla stregua di quanto innanzi esposto, affermato e ritenuto il ricorso deve essere rigettato.

6.- Le spese seguono la soccombenza e si determinano così come in dispositivo.

PQM

LA CORTE

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore del controricorrente delle spese del giudizio, determinate in Euro 7.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda Sezione Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2016

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