Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22292 del 04/08/2021

Cassazione civile sez. I, 04/08/2021, (ud. 05/05/2021, dep. 04/08/2021), n.22292

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24775/2020 proposto da:

A.H.M., domiciliato in Roma, piazza Cavour, presso la

Cancelleria civile della Corte di Cassazione e rappresentato e

difeso dall’avvocato Livio Neri in forza di procura speciale a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ex lege;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1793/2019 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 13/12/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/05/2021 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE

SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35 A.H.M., cittadino del Ghana ha adito il Tribunale di Brescia impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di essere nato in (OMISSIS); di essere musulmano, di etnia (OMISSIS); di avere un figlio di tre anni che vive con la nonna paterna e di non avere più contatti con la madre; di aver fatto il commerciante e il calciatore; di essersi trasferito ad (OMISSIS) e di aver preso in affitto un appezzamento di terreno per coltivarlo; di aver trovato un acquirente per il terreno, facendo da intermediario; che l’acquirente si era lamentato con lui quando tre soggetti avevano rivendicato la proprietà del terreno; che i venditori si erano dati alla fuga; che era così emerso che i venditori erano truffato che avevano ingannato molte persone; che il compratore lo aveva accusato di essere stato complice della truffa; che suo padre non lo aveva appoggiato perché si era trasferito da solo ad (OMISSIS); di essere stato aggredito dal compratore e da alcune guardie private perché non gli aveva restituito il prezzo pagato; che, privo dell’appoggio del padre e della famiglia e non in grado di provare la propria innocenza, aveva lasciato il Paese.

Con ordinanza del 9/10/2017 il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione internazionale e umanitaria.

2. L’appello proposto da A.H.M. è stato rigettato dalla Corte di appello di Brescia, a spese compensate, con sentenza del 13/12/2019.

3. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso A.H.M., con atto notificato il 15/9/2020, svolgendo tre motivi.

L’intimata Amministrazione dell’Interno si è costituita solo con memoria del 29/10/2020 al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione all’art. 3, comma 3, lett. a), con riferimento alla richiesta di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14.

1.1. Il ricorrente lamenta che la Corte di appello non abbia indicato alcuna fonte a conforto delle affermazioni espresse circa la sicurezza del (OMISSIS) circa l’inesistenza di un conflitto armato interno e abbia citato fonti non qualificate a sostegno di altre affermazioni.

1.2. Il motivo è inammissibile.

La sentenza impugnata, a pag.4, riferisce di motivi di appello proposti dal sig. A.H. e tra essi non figura alcuna doglianza, tantomeno specifica, attinente alla situazione di esposizione dei civili a violenza indiscriminata a scaturente da conflitto armato interno.

Il ricorrente, a sua, volta si limita ad affermare di aver proposto appello, senza dar conto, neppur sinteticamente, dei motivi presentati a sostegno (pag.6 del ricorso).

Non può quindi ritenersi che vi sia stata impugnazione sul punto per il solo fatto che la Corte territoriale per completezza abbia escluso qualsiasi pericolo di esposizione a conflitti armati in (OMISSIS), affermazione peraltro compiuta con citazione di varie fonti (Le Monde, Affari italiani, Wikipedia) circa le buone condizioni socio-politiche del (OMISSIS), contestate solo genericamente e nel merito dal ricorrente.

2. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 3, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, in relazione alla ritenuta irrilevanza della situazione della Libia, paese di transito nel quale aveva subito un periodo di detenzione immotivata.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte (Sez. 1, n. 31676 del 06/12/2018; Sez.6-1, n. 29875 del 20/11/2018)) nella domanda di protezione internazionale,

l’allegazione da parte del richiedente che in un Paese di transito (nella specie la Libia) si consumi un’ampia violazione dei diritti umani, senza evidenziare quale connessione vi sia tra il transito attraverso quel Paese ed il contenuto della domanda, costituisce circostanza irrilevante ai fini della decisione, perché l’indagine del rischio persecutorio o del danno grave in caso di rimpatrio va effettuata con riferimento al Paese di origine o alla dimora abituale ove si tratti di un apolide. Il paese di transito potrà tuttavia rilevare (dir. UE n. 115 del 2008, art. 3) nel caso di accordi comunitari o bilaterali di riammissione, o altra intesa, che prevedano il ritorno del richiedente in tale paese.

Per altro verso è stato riconosciuto

(Sez. 1, n. 13096 del 15/05/2019, Rv. 653885 – 01;

Sez. 1, n. 1104 del 20/01/2020, Rv. 656791 – 01) che il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (nella disciplina previgente al D.L. n. 113 del 2018, conv., con modif., in L. n. 132 del 2018) costituisce una misura atipica e residuale, volta ad abbracciare situazioni in cui, pur non sussistendo i presupposti per il riconoscimento di una tutela tipica (status di rifugiato o protezione sussidiaria), non può disporsi l’espulsione e deve provvedersi all’accoglienza del richiedente che si trovi in condizioni di vulnerabilità, da valutare caso per caso, anche considerando le violenze subite nel Paese di transito e di temporanea permanenza del richiedente asilo, potenzialmente idonee, quali eventi in grado di ingenerare un forte grado di traumaticità, ad incidere sulla condizione di vulnerabilità della persona.

E’ stato anche precisato che il Paese di transito può assumere rilievo, allorché l’esperienza ivi vissuta presenti un certo grado di significatività in relazione ad indici specifici quali la durata in concreto del soggiorno, in comparazione con il tempo trascorso nel paese di origine (Sez. 1, n. 13758 del 03/07/2020, Rv. 658092 – 01).

Nella specie il ricorrente non ha alcuna ragione di essere rimpatriato in Libia; non adduce in modo specifico e puntuale l’esistenza di una specifica conseguenza psico-fisica traumatica rilevante ai fini della richiesta protezione umanitaria, ma fonda la sua richiesta, del tutto genericamente quanto a consistenza e gravità, dal solo fatto che egli sia stato in passato vittima di una detenzione immotivata; infine non ha dedotto che la permanenza in Libia abbia comportato un radicamento significativo in quel Paese.

3. Il terzo e quarto motivo, connessi, sono dedicati alla richiesta di protezione umanitaria.

3.1. Con il terzo motivo di ricorso, proposto ex art. 360,n. 3 e n. 5, c.p.c., il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge in relazione D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, art. 10 Cost., comma 3, e art. 8 CEDU con riferimento alla protezione umanitaria.

3.2. Con il quarto motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 4, il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione di legge in relazione all’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e/o art. 112 c.p.c. per omessa motivazione (apparente).

Il ricorrente lamenta in particolare l’apparenza della motivazione in punto richiesta della protezione umanitaria, esclusa dalla Corte di appello per il solo giudizio di non credibilità del racconto personale, senza valutare in concreto la condizione soggettiva del richiedente ne Paese di origine nella debita comparazione con la sua vita privata e familiare in Italia.

3.3. Le censure appaiono infondate dal momento che la Corte di appello si è puntualmente conformata alla giurisprudenza delle Sezioni Unite (Sez.Un. 13/11/2019 n. 29459) che impone ai fini del giudizio comparativo previsto ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria la debita considerazione della situazione individuale in cui si verrebbe a trovare il richiedente asilo in caso di rimpatrio posta a raffronto con il suo stato di integrazione e radicamento nel nostro Paese.

3.4. La Corte territoriale ha proceduto al predetto giudizio comparativo e ha escluso nel merito una condizione di vulnerabilità e la prevalenza del radicamento in Italia alla luce del rapporto di lavoro a tempo determinato in atto (documentato, a differenza del contratto di locazione non prodotto), dando rilievo all’età e alla salute del ricorrente e alla presenza della sua famiglia, incluso un figlio piccolo in (OMISSIS).

Le censure si riversano pertanto nel merito rispetto a una valutazione espressa dalla Corte territoriale ed insindacabile in sede di legittimità.

4. Il ricorso deve quindi essere rigettato.

Nulla sulle spese in difetto di rituale costituzione dell’Amministrazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dal L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso art. 13, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Prima Sezione civile, il 5 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2021

 

 

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