Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22290 del 04/08/2021

Cassazione civile sez. I, 04/08/2021, (ud. 05/05/2021, dep. 04/08/2021), n.22290

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L.C.G. – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21331/2020 proposto da:

M.S., elettivamente domiciliato in Roma, via Clementi 51,

presso lo studio dell’avv. Valerio Santagata e rappresentato e

difeso dall’avv. Raffaele Miraglia, in forza di procura speciale su

foglio separato allegato al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che la rappresenta e difende ex lege;

– resistente –

avverso la sentenza n. 3236/2019 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 18/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/05/2021 dal Consigliere UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE SCOTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35, M.S., cittadino del (OMISSIS), ha adito il Tribunale di Bologna, impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di aver lasciato il proprio paese per evitare le conseguenze del rifiuto da lui opposto di prestare attività lavorativa esclusiva, quale barbiere a domicilio, al servizio di un gruppo locale, appartenente ad una associazione criminale, presso il cui covo era stato condotto; aveva aggiunto che il gruppo malavitoso lo aveva minacciato e costretto a fuggire con la sua famiglia e quindi ad abbandonare il (OMISSIS).

Con ordinanza del 21/9/2017 il Tribunale ha respinto il ricorso, ritenendo che non sussistessero i presupposti per il riconoscimento di ogni forma di protezione internazionale e umanitaria.

2. L’appello proposto da M.S. è stato rigettato dalla Corte di appello di Bologna, con sentenza del 18/11/2019.

3. Avverso la predetta sentenza ha proposto ricorso M.S., con atto notificato il 21/7/2020, svolgendo tre motivi.

L’intimata Amministrazione dell’Interno si è costituita solo con memoria dell’1/9/2020 al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, comma 1, e art. 14, lett. c), e al D.Lgs. n.25 del 2008, art. 8.

1.1. Il ricorrente lamenta che la Corte territoriale abbia ritenuto sufficiente il giudizio di non credibilità del racconto del richiedente asilo ai fini dell’esclusione del rischio di esposizione alla violenza indiscriminata D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), senza considerare la gravità della situazione generale del Paese e l’incapacità delle forze di sicurezza di garantire effettiva tutela a tutte le persone minacciate dai terroristi.

1.2. Il motivo è inammissibile, per difetto di specificità e pertinenza, perché la sentenza impugnata non ha affatto affermato che la non credibilità del racconto del richiedente asilo escludeva anche la possibilità di riconoscere la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), in caso di rischio di esposizione a violenza indiscriminata derivante da conflitto armato interno.

Al contrario, la Corte felsinea si è conformata alla giurisprudenza di questa Corte secondo cui la protezione sussidiaria, disciplinata dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), ha come presupposto la presenza, nel Paese di origine, di una minaccia grave e individuale alla persona, derivante da violenza indiscriminata in una situazione di conflitto armato, il cui accertamento, condotto d’ufficio dal giudice in adempimento dell’obbligo di cooperazione istruttoria, deve precedere, e non seguire, qualsiasi valutazione sulla credibilità del richiedente, salvo che il giudizio di non credibilità non riguardi le affermazioni circa lo Stato di provenienza le quali, ove risultassero false, renderebbero inutile tale accertamento (Sez. 3, n. 8819 del 12/05/2020, Rv. 657916 – 03; Sez. 1, n. 13940 del 06/07/2020, Rv. 658384 – 02; Sez. 1, n. 14283 del 24/05/2019,Rv. 654168 – 01).

Infatti a pagina 5, penultimo capoverso, la Corte di appello ha valutato in concreto, previa debita consultazione e citazione di fonti EASO, la situazione sociopolitica del (OMISSIS).

1.3. Giova per completezza ricordare che secondo la giurisprudenza di questa Corte (Sez. 1, n. 5675 del 02/03/2021, Rv. 660734 – 01) in tema di protezione sussidiaria, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), il conflitto armato interno, tale da comportare minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un civile, ricorre in situazioni in cui le forze armate governative di uno Stato si scontrino con uno o più gruppi armati antagonisti, o nelle quali due o più gruppi armati si contendano tra loro il controllo militare di un dato territorio, purché il conflitto ascenda ad un grado di violenza indiscriminata talmente intenso ed imperversante da far sussistere fondati motivi per ritenere che un civile rinviato nella regione di provenienza corra il rischio descritto nella norma per la sua sola presenza sul territorio, tenuto conto dell’impiego di metodi e tattiche di combattimento che incrementano il rischio per i civili, o direttamente mirano ai civili; della diffusione, tra le parti in conflitto, di tali metodi o tattiche; della generalizzazione o, invece, localizzazione del combattimento; del numero di civili uccisi, feriti, sfollati a causa del combattimento.

2. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 4, il ricorrente denuncia nullità della sentenza e violazione di legge in relazione all’art. 132 c.p.c., n. 4, per motivazione apparente/inesistente con riferimento al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, D.P.R. n. 394 del 1999, artt. 11 e 29, e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3.

2.1. In particolare il ricorrente lamenta l’apparenza della motivazione con riferimento alla richiesta della protezione umanitaria, esclusa dalla Corte di appello per il solo giudizio di non credibilità del racconto personale, senza valutare in concreto la condizione soggettiva del richiedente nel Paese di origine nella debita comparazione con la sua vita privata e familiare in Italia.

2.2. Il motivo non si confronta con la ratio decidendi del provvedimento impugnato ed è comunque manifestamente infondato dal momento che la Corte di appello, escludendo la possibilità di valutare la vicenda personale del richiedente, il cui racconto è stato ritenuto non credibile, si è puntualmente conformata alla giurisprudenza delle Sezioni Unite (Sez. Un. 13/11/2019 n. 29459) che impone ai fini del giudizio comparativo previsto ai fini del riconoscimento della protezione umanitaria la debita considerazione della situazione individuale in cui si verrebbe a trovare il richiedente asilo in caso di rimpatrio: infatti le Sezioni Unite hanno precisato che il diritto non può essere affermato in considerazione del contesto di generale e non specifica compromissione dei diritti umani accertato in relazione al paese di provenienza perché si prenderebbe altrimenti in considerazione, non già la situazione particolare del singolo soggetto, ma piuttosto quella del suo paese di origine, in termini del tutto generali ed astratti, di per sé inidonea al riconoscimento della protezione umanitaria.

2.3. E’ solo il caso di aggiungere che la tutela del radicamento in Italia e della vita privata e familiare è invocato dal ricorrente in modo del tutto labiale e generico, senza alcun riferimento a fatti e circostanze dedotti in giudizio e alle relative fonti di prova.

3. Con il terzo motivo di ricorso, proposto ex art. 360, n. 3 e n. 4, c.p.c., il ricorrente denuncia violazione dell’art. 111 Cost., dell’art. 47, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, degli artt. 6 e 13 CEDU, con riferimento all’accertamento della violazione dell’art. 3 CEDU, dell’art. 46, par. 3 della Direttiva 2013/32/UE, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, del principio di tutela giurisdizionale effettiva nonché errore nella valutazione giuridica del rischio di violazione dell’art. 3 CEDU in caso di rimpatrio.

Il motivo, oltre a enunciare un elenco di norme e principi asseritamente violati non debitamente accompagnati dall’indizione delle specifiche ragioni per le quali il provvedimento impugnato sarebbe incorso nella loro violazione, è palesemente inammissibile in quanto volto a richiedere, oltretutto in modo del tutto generico, la rivalutazione da parte della Corte di cassazione, giudice di legittimità, degli accertamenti di fatto e delle valutazioni delle prove compiute dal giudice del merito, sia in ordine alla credibilità del racconto del richiedente asilo, sia in relazione ai pericoli da lui paventati, sia infine alla generale situazione del Paese di origine.

4. Il ricorso, proposto sulla base di motivi inammissibili o manifestamente infondati ex art. 360 bis c.p.c., deve quindi essere dichiarato inammissibile.

Nulla sulle spese in difetto di rituale costituzione dell’Amministrazione.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile, il 5 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2021

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