Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2228 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 25/01/2022, (ud. 15/10/2021, dep. 25/01/2022), n.2228

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO Maria Giulia – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. CHIESI Gian Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 6335/2017 R.G. proposto da:

SKS365 Malta ltd., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa dall’avv. Gilberto Casella Pacca di Matrice,

con domicilio eletto presso il suo studio, sito in Roma, via

Oslavia, 30;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello

Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi,

12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania, n. 7768/47/2016, depositata il 9 settembre 2016;

Udita la relazione svolta nella Camera di Consiglio del 15 ottobre

2021 dal Consigliere Catallozzi Paolo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– la SKS365 Malta ltd. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania, depositata il 9 settembre 2016, di reiezione dell’appello dal medesimo proposto avverso la sentenza di primo grado che aveva respinto il suo ricorso per l’annullamento dell’avviso di accertamento con cui le era stato contestato il mancato versamento dell’imposta unica erariale relativa all’attività di raccolta di scommesse per l’anno 2012 esercitata, per suo conto, dalla Escondido s.r.l.;

– il giudice di appello ha disatteso il gravame della ricorrente evidenziando, tra le altre circostanze, il mancato perfezionamento della invocata fattispecie di regolarizzazione della violazione, nonché, nel merito, la sussistenza dei presupposti impositivi;

– il ricorso è affidato a quattro motivi;

– resiste con controricorso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli;

– le parti depositano memorie ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo la ricorrente deduce la violazione e/o falsa applicazione della L. 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, comma 643, per aver la sentenza impugnata escluso che si fosse perfezionata la invocata regolarizzazione fiscale della posizione controversa;

– con il secondo motivo deduce la violazione e/o falsa applicazione della medesima disposizione normativa per aver la Commissione regionale escluso la predetta regolarizzazione fiscale in ragione della mancata adesione alla stessa da parte del centro raccolta dati, obbligato solidale, in quanto, a seguito della presentazione della relativa domanda, il rapporto di solidarietà sarebbe venuto meno;

– con il terzo motivo si duole della violazione e/o falsa applicazione di tale disposizione nella parte in cui la sentenza di appello ha ritenuto ostativa dell’invocata fattispecie estintiva la mancata adesione del centro raccolta dati alla procedura di regolarizzazione;

– i motivi, esaminabili congiuntamente, sono infondati;

– la L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 643, dispone che “In attesa del riordino della materia dei giochi pubblici (…) a decorrere dal 1 gennaio 2015 ai soggetti attivi alla data del 30 ottobre 2014, che comunque offrono scommesse con vincite in denaro in Italia, per conto proprio ovvero di soggetti terzi, anche esteri, senza essere collegati al totalizzatore nazionale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, in considerazione del fatto che, in tale caso, il giocatore è l’offerente e che il contratto di gioco è pertanto perfezionato in Italia e conseguentemente regolato secondo la legislazione nazionale, è consentito regolarizzare la propria posizione alle seguenti condizioni: a) non oltre il 31 gennaio 2016 i soggetti inoltrano all’Agenzia delle dogane e dei monopoli… una dichiarazione di impegno alla regolarizzazione fiscale per emersione con la domanda di rilascio di titolo abilitativo ai sensi del testo unico di cui al R.D. 18 giugno 1931, n. 773, art. 88, e successive modificazioni, nonché di collegamento al totalizzatore nazionale,… con il contestuale versamento mediante modello F24 della somma di Euro 10.000, da compensare in sede di versamento anche solo della prima rata di cui alla lettera e); b) le domande sono sottoscritte dal titolare dell’esercizio ovvero del punto di raccolta che offre le scommesse di cui all’alinea…; c) le domande recano altresì l’esplicito impegno di sottoscrizione presso l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, non oltre il 29 febbraio 2016, del disciplinare di raccolta delle scommesse…; d) l’Agenzia delle dogane e dei monopoli, subito dopo la sottoscrizione del disciplinare di raccolta delle scommesse di cui alla lettera c), trasmette alla questura territorialmente competente le domande pervenute, nonché la documentazione allegata dal richiedente a comprova dei prescritti requisiti; e) la regolarizzazione fiscale si perfeziona con il versamento dell’imposta unica di cui al D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504, e successive modificazioni, dovuta per i periodi d’imposta anteriori a quello del 2016 e per i quali non sia ancora scaduto il termine di decadenza per l’accertamento, determinata con le modalità previste dal D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 24, comma 10, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 luglio 2011, n. 111, ridotta di un terzo e senza applicazione di sanzioni ed interessi, in due rate di pari importo che scadono, rispettivamente, il 31 marzo e il 30 novembre 2016; f) gli atti di accertamento e di irrogazione di sanzioni già notificati entro il 31 dicembre 2014 perdono effetto a condizione che l’imposta versata per la regolarizzazione, con riguardo al periodo d’imposta oggetto degli atti medesimi, non sia di importo inferiore a quello in essi indicato; g) con la presentazione della domanda al titolare dell’esercizio ovvero del punto di raccolta è riconosciuto il diritto, esclusivamente fino alla data di scadenza, nell’anno 2016, delle concessioni di Stato vigenti per la raccolta delle scommesse, di gestire analoga raccolta, anche per conto di uno degli attuali concessionari; h) il titolare dell’esercizio ovvero del punto di raccolta perde il diritto di cui alla lettera g) in caso di mancato rilascio del titolo abilitativo di cui al testo unico n. 773 del 1931, art. 88, ovvero di mancato versamento anche di una sola delle rate di cui alla lettera e). Il provvedimento di diniego della licenza dispone la chiusura dell’esercizio; i)…”;

– tali disposizioni sono, dunque, dirette alla regolarizzazione, a decorrere dal 1 gennaio 2015, della posizione dei “soggetti attivi alla data del 30 ottobre 2014 che comunque offrono scommesse con vincite in denaro in Italia, per conto proprio ovvero di soggetti terzi, anche esteri, senza essere collegati al totalizzatore nazionale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli” (regolarizzazione da effettuarsi mediante la presentazione non oltre il 31 gennaio 2016 – termine così prorogato dalla L. 28 dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 926 – all’Agenzia delle dogane e dei monopoli di una dichiarazione di impegno alla regolarizzazione fiscale per emersione, con successivo versamento del dovuto, nonché di una domanda di rilascio di titolo abilitativo ai sensi del t.u. n. 773 del 1931, art. 88, e di collegamento al totalizzatore nazionale con impegno alla sottoscrizione presso l’Agenzia delle dogane e dei monopoli del disciplinare di raccolta delle scommesse predisposto dall’Agenzia);

– in base alla lett. g) la presentazione della domanda conferisce al titolare dell’esercizio ovvero del punto di raccolta il diritto di gestire analoga raccolta, anche per conto di uno degli attuali concessionari esclusivamente fino alla data di scadenza nell’anno 2016 delle concessioni di Stato vigenti per la raccolta delle scommesse, mentre in base al comma 643, lett. h), il titolare dell’esercizio ovvero del punto di raccolta perde il diritto di cui alla lett. g) in caso di mancato rilascio del titolo abilitativo di cui al t.u. n. 773 del 1931, art. 88, ovvero di mancato versamento anche di una sola delle rate di cui alla lett. e) con conseguente chiusura dell’esercizio;

– il medesimo art. 1, comma 644, ha, poi, disciplinato la posizione dei “soggetti di cui al comma 643 che non aderiscono al regime di regolarizzazione di cui al medesimo comma 643” ovvero dei soggetti “che, pur avendo aderito a tale regime, ne sono decaduti”;

– riguardo a tali soggetti il comma 644, ferma “l’applicazione di quanto previsto dalla L. 13 dicembre 1989, n. 401, art. 4, comma 4-bis, e successive modificazioni” (ossia le sanzioni penali previste per l’esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa), ha imposto una pluralità di obblighi e divieti (in materia di antiriciclaggio, di obblighi di identificazione, di oneri e responsabilità in tema di privacy, di divieto di raccolta per eventi non inseriti nel palinsesto dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e di scommesse che consentono vincite superiori a Euro 10.000, in tema di misure di contrasto alla ludopatia, etc.);

– invero, il complesso delle disposizioni introdotte dai citati L. n. 190 del 2014, art. 1, commi 643 e 644, nasce dall’esigenza di porre rimedio a un ampio contenzioso che si era in precedenza generato riguardo alla possibilità di operare in Italia da parte di primari bookmaker e gestori di case di gioco stabiliti in altri paesi dell’Unione che agivano nel mercato italiano tramite l’intermediazione di centri di trasmissione dati, che offrono i loro servizi in locali aperti al pubblico in cui mettono a disposizione degli scommettitori un percorso telematico che consente di accedere al server del bookmaker estero, al di fuori, dunque, del collegamento al totalizzatore nazionale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli;

– in questa materia la giurisprudenza dell’Unione Europea ha chiarito (cfr. Corte Giust, 12 settembre 2013, Biasci) che “l’obiettivo attinente alla lotta contro la criminalità collegata ai giochi d’azzardo è idoneo a giustificare le restrizioni alle libertà fondamentali derivanti da tale normativa, purché tali restrizioni soddisfino il principio di proporzionalità e nella misura in cui i mezzi impiegati siano coerenti e sistematici”;

– la Corte di giustizia ha in tal modo legittimato il sistema della cd. doppia autorizzazione, affermando che gli artt. 43 CE e 49 CE devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale che imponga alle società interessate a esercitare attività collegate ai giochi d’azzardo l’obbligo di ottenere un’autorizzazione di polizia, in aggiunta a una concessione rilasciata dallo Stato al fine di esercitare simili attività, rilevando in sostanza che l’obiettivo della lotta contro la criminalità collegata ai giochi d’azzardo è idoneo a giustificare quelle misure restrittive che soddisfino il principio di proporzionalità;

– ha, altresì, escluso l’obbligo dello Stato, nel cui territorio si intende svolgere l’attività di raccolta delle scommesse, di riconoscere i titoli concessori/autorizzatori rilasciati dallo Stato di stabilimento dell’operatore economico (non esistendo allo stato attuale un obbligo di mutuo riconoscimento delle autorizzazioni rilasciate dai vari Stati membri), con la conseguenza per cui “il fatto che un operatore debba disporre sia di una concessione sia di un’autorizzazione di polizia per poter accedere al mercato di cui trattasi non e’, in sé, sproporzionata rispetto all’obiettivo perseguito dal legislatore nazionale, ossia quello della lotta alla criminalità collegata ai giochi d’azzardo”;

– questa impostazione – secondo la quale la disciplina dei giochi d’azzardo incide (anche) sulla materia dell’ordine pubblico, giustificando la vigenza del regime autorizzatorio previsto dal R.D. 18 giugno 1931, n. 773, artt. 86 e 88 – è stata ribadita recentemente dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 27 del 2018;

– orbene, la complessa disciplina di cui all’art. 1, comma 643, non persegue l’obbiettivo, come sembra ritenere la società ricorrente, di introdurre nell’ordinamento una nuova ipotesi di condono o di sanatoria fiscale ma di regolarizzare e realizzare l’emersione di attività illecite perché possano proseguire come attività lecite;

– ciò emerge, in primo luogo, dallo stesso disposto del primo periodo della norma che prevede che la regolarizzazione è possibile “ai soggetti attivi alla data del 30 ottobre 2014”; non si tratta di una mera indicazione temporale per la collocazione del requisito della domanda ma della obbiettiva esigenza che il soggetto sia operativo e attivo a quella data; solo costui può beneficiare dell’emersione e, così, proseguire l’attività che diviene lecita;

– tale conclusione è poi avvalorata dall’intero dato normativo che specificamente prevede: la regolarizzazione fiscale per emersione deve essere accompagnata dalla domanda di rilascio del titolo abilitativo nonché di collegamento al totalizzatore nazionale, dall’esplicito impegno di sottoscrivere il disciplinare per la raccolta delle scommesse, dalla trasmissione della domanda alla questura (che rilascerà il titolo), corredata dei requisiti, dal riconoscimento, con la presentazione della domanda, della possibilità di raccogliere le scommesse, dalla perdita di tale diritto se non viene rilasciato il titolo o se viene negato il rilascio della licenza, condizione che comporta “la chiusura dell’esercizio” (il quale, quindi, deve essere in atto); inoltre, i soggetti regolarizzati sono annotati e possono procedere alla contabilizzazione anche se non ancora collegati; per coloro che non presentano domanda o sono decaduti valgono vari obblighi e divieti (limiti giochi e scommesse) e il titolare deve comunque comunicare i propri dati anagrafici e l’esistenza dell’attività e del suo avvio (a pena chiusura esercizio);

– né pare possibile scindere l’attività del titolare di rete da quella del centro di trasmissione dati in quanto ove tale centro non sia più attivo non può ritenersi esistente neppure il punto rete e, quindi, non vi alcuna attività idonea a proseguire ulteriormente in termini leciti;

– la regolarizzazione (e l’emersione), in altri termini, mira a consentire lo svolgimento per il futuro (sanando il passato) dell’attività: se l’attività è cessata (o, comunque, non vi è adesione a proseguire l’attività con modalità lecite) non ci può essere alcuna emersione;

– non si tratta, dunque, di sanare il passato in sé e per sé ma di far confluire nelle attività lecite quelle in atto che tali non sono; solamente in relazione a tale primaria esigenza, dunque, la procedura di emersione si accompagna ad una sanatoria (non un condono) degli illeciti fiscali;

– ciò vale anche – e necessariamente – per l’eventuale istanza del solo bookmaker: eliminare la responsabilità del bookmaker con riguardo alle posizioni di tutti i centri di trasmissione dati non più attivi alla data del 30 dicembre 2014 comporterebbe un ingiustificato esonero di responsabilità per attività di raccolta illecita di scommesse, comunque effettuata per conto del bookmaker stesso dal centro trasmissione dati non più operante;

– a fronte di ciò si pone l’ulteriore questione della validità e sufficienza della domanda che sia stata presentata dal solo bookmaker a fronte della mancata adesione del centro di trasmissione dati;

– ciò detto, appare necessario sottolineare, sul punto, che la procedura di emersione postula una varietà di condizioni, tutte da soddisfare, ossia che – oltre al pagamento delle somme previste – sia anche presentata contestualmente la domanda di rilascio di titolo abilitativo ai sensi del t.u. n. 773 del 1931, art. 88, poi trasmessa alla questura, la quale, dunque, deve ritersi riferita al singolo centro di trasmissione dati; tra l’altro, se la licenza non viene chiesta o non è rilasciata è comminata la decadenza ed è impedita ogni regolarizzazione;

– e’, poi, previsto il necessario collegamento al totalizzatore nazionale, restando consentita solo in via transitoria la possibilità di operare in sua assenza;

– se ne deve dedurre, quindi, che può ritenersi sufficiente la richiesta del bookmaker sempreché, alla data del 30 ottobre 2014, sia attivo il centro di trasmissione dati, l’istanza di emersione riguardi lo specifico centro in quanto incluso nella rete del bookmaker e siano state adempiute tutte le condizioni richieste (in ispecie, oltre al pagamento, la licenza di polizia del singolo centro di trasmissione dati e il collegamento al totalizzatore nazionale), dovendosi quindi ritenere necessaria anche l’adesione del singolo centro di trasmissione dati, quantomeno per gli adempimenti ad esso pertinenti;

– occorre sottolineare, infine, che ove il contribuente (sia esso il centro di trasmissione dati o il bookmaker) invochi il perfezionamento della procedura, incomberà sullo stesso provare – oltre alla corresponsione delle somme previste – che: 1) a quella data il centro di trasmissione dati era esistente; 2) (per il titolare di rete) il centro di trasmissione dati faceva parte della rete oggetto di emersione; 3) la domanda (del titolare di rete) riguardava anche il singolo specifico centro di trasmissione dati; 4) il rilascio della licenza di polizia al centro di trasmissione dati e il collegamento al totalizzatore nazionale;

– orbene, la Commissione regionale, nel ritenere che a causa della mancata adesione dell’adesione alla procedura di regolarizzazione da parte del relativo punto di raccolta dati non si è verificato l’invocato effetto estinto dell’obbligazione tributaria del bookmaker estero dedotta in giudizio, ha fatto corretta applicazione della richiamata normativa;

– con l’ultimo motivo la ricorrente lamenta la violazione e/o falsa applicazione della L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 7, e della L. 27 luglio 2000, n. 212, artt. 5,6 e 7, art. 10, comma 1, e art. 12, commi 2 e 7, per aver la sentenza impugnata ritenuto legittimo l’atto impositivo benché non preceduto dal contraddittorio endoprocedimentale;

– il motivo è infondato;

– con riferimento ai tributi non armonizzati, quale quello in oggetto, l’obbligo dell’invocato contraddittorio preventivo sussiste esclusivamente laddove espressamente previsto dalla legislazione nazionale e, in difetto di una specifica disciplina dettata con riferimento all’imposta in contestazione, tale obbligo può rinvenirsi, in applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, solo in relazione agli accertamenti conseguenti ad accessi, ispezioni e verifiche fiscali effettuate nei locali ove si esercita l’attività imprenditoriale o professionale del contribuente (cfr., in tema, Cass., Sez. Un., 9 dicembre 2015, n. 24823);

– nel caso in esame non vi è evidenza di una siffatta circostanza, per cui la doglianza si presenta priva di pregio;

– va, infine, rigettata l’istanza di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia ex art. 267, comma 3, del TFUE contenuta nella memoria depositata ai sensi dell’art. 380bis.1 c.p.c. Essa parte – chiedendo la sospensione del giudizio – dalla formulata rimessione alla Corte di Lussemburgo da parte del Tribunale di Parma della questione pregiudiziale sulla compatibilità con il diritto dell’Unione dei termini eccessivamente brevi previsti dalla normativa nazionale per la regolarizzazione fiscale; solleva, quindi, ulteriori dubbi di compatibilità della normativa nazionale (D.Lgs. n. 504 del 1998, artt. 1-3, come modificati dalla L. di stabilità 2011, art. 1, comma 66, lett. b) e della L. di stabilità 2015, art. 1, comma 643) in riferimento al diritto di stabilimento (artt. 49 e segg. TFUE), alla libera prestazione di servizi (artt. 56 e segg. TFUE), ai principi del diritto dell’Unione di trasparenza, parità di trattamento, non discriminazione ed effettività della tutela giurisdizionale (art. 19 TUE e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione) nonché al diritto di difesa (art. 48 della Carta del diritti fondamentali dell’Unione): A) quanto alla imposizione a un bookmaker che abbia regolarizzato la propria posizione fiscale L. n. 190 del 2014 ex art. 1, comma 643, di saldare anche per i periodi anteriori al 2011 rispetto a CTD che non abbiano aderito alla regolarizzazione; B) quanto alla mancata previsione di un contraddittorio anticipato;

– il profilo dedotto dal Tribunale di Parma si profila del tutto irrilevante nel presente giudizio (in realtà, nella specie, il titolare di rete neppure poteva regolarizzare per carenza dei presupposti di legge), per cui va rigettata l’istanza di sospensione;

– per quanto concerne la questione proposta sub A) se il CTD risulta cessato ante 30 ottobre 2014 o se non è incluso nella procedura di regolarizzazione o se non è provato l’assolvimento di tutte le condizioni, mancano i presupposti oggettivi e soggettivi per la regolarizzazione e, quindi, non sorge alcune anomala imposizione sul bookmaker che è solo tenuto a rispondere delle attività illecite a suo tempo poste in essere; per quanto attiene alla questione sub B) non siamo nell’ambito di tributi armonizzati e quindi non si pone alcuna violazione rilevante in sede unionale;

– va, altresì, disattesa la istanza, formulata, in subordine, in memoria, di rimessione alla Corte costituzionale della questione di legittimità costituzionale avente ad oggetto il D.Lgs. n. 504 del 1998, artt. 1-3, come modificati, e la L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 643, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., all’art. 53 Cost., comma 1, e agli artt. 111 e 117 Cost., nonché ai principi di uguaglianza, ragionevolezza e proporzionalità; in particolare, si dubita della legittimità della detta normativa per contrasto: a) con l’art. 53 Cost., riflettendosi, ad avviso della ricorrente, l’accertata illegittimità costituzionale (con sentenza n. 27 del 2018) nei confronti del CTD, per i periodi ante 2011, sull’efficacia del rapporto solidale con il bookmaker; b) con gli artt. 24,111 e 117 Cost., in relazione al diritto all’equo processo ex art. 6 CEDU, stante la mancata partecipazione del bookmaker al procedimento di accertamento dell’imposta in capo al terzo (CTD) e, quindi, la mancata possibilità di difesa prima dell’emissione dell’avviso; c) con il principio di uguaglianza consacrato nell’art. 3 Cost. dovendo il bookmaker pagare sia per la propria regolarizzazione che per il CTD non aderente alla sanatoria, con una valenza “sanzionatoria” della applicazione della imposta nei confronti di colui che abbia inteso regolarizzare la propria posizione;

– invero, quanto alla questione sub a), nella sentenza n. 27 del 2018, la Corte costituzionale ha affermato chiaramente che, prima del 2011, resta inalterata la responsabilità del bookmaker (v., da ultimo, l’ordinanza di questa Corte del 30.3.2021, n. 8757 nella quale, all’esito di una compiuta ed analitica ricostruzione del sistema dell’imposta unica, fondata anche sui recenti interventi della Corte Costituzionale (sentenza 23.1.018, n. 27) e della C.G.U.E. (sentenza 26 febbraio 2020, in causa C-788/18), si è chiarito, tra l’altro, che: “in mancanza di regolazione degli effetti transitori e in considerazione della natura interpretativa della L. n. 220 del 2010, art. 1, comma 66, lett. b), la disposizione va applicata anche ai rapporti negoziali perfezionatisi prima della sua entrata in vigore”; (cfr. il p. 10 della motivazione); b) la Corte costituzionale ha dichiarato “l’illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 504 del 1998, art. 3 e della L. n. 220 del 2010, art. 1, comma 66, lett. b), nella sola parte in cui prevedono che, nelle annualità d’imposta precedenti al 2011, siano assoggettate all’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse le ricevitorie (dunque, non il bookmaker estero) operanti per conto di soggetti privi di concessione. In quel periodo non si può difatti procedere alla traslazione dell’imposta, perché l’entità delle commissioni già pattuite fra ricevitorie e bookmaker si era già cristallizzata sulla base del quadro precedente alla L. n. 220 cit.” (cfr. il p. 9.1 della motivazione);

– quanto alla questione sub b), il contraddittorio anticipato non costituisce principio generale ma viene garantito solo in presenza di specifiche esigenze (L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, nelle ipotesi di accesso, ispezione o verifica nei locali destinati all’esercizio dell’attività); nella specie, trattandosi di un tributo non armonizzato e di un accertamento “a tavolino” non è ravvisabile la asserita sperequazione;

– quanto alla questione sub c) la regolarizzazione vale per i punti rete esistenti alla data del 30 ottobre 2014 mentre per quelli non attivi a tale data non vi può essere regolarizzazione, per cui non è configurabile la prospettata diseguaglianza;

– pertanto, per le suesposte considerazioni, il ricorso non può essere accolto;

– l’intervento in materia, in epoca successiva alla proposizione del ricorso, delle sentenze della Corte costituzionale (sentenza n. 27 del 2018) e della Corte di Giustizia (26 febbraio 2020, causa C-788/18), giustifica la compensazione tra le parti delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 15 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

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