Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22277 del 04/08/2021

Cassazione civile sez. I, 04/08/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 04/08/2021), n.22277

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1557/2019 proposto da:

I.J., elettivamente domiciliato in Roma Viale Angelico 38

presso lo studio dell’avvocato Lanzilao Marco, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di LECCE, depositato il 04/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/04/2021 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Lecce ha respinto il ricorso proposto da I.J. cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale sia come “rifugiato” che nella forma della protezione sussidiaria che di quella umanitaria. Il ricorrente ha riferito di aver lasciato il proprio paese perché non riusciva a badare economicamente alla propria famiglia, riferendo di un incendio del negozio del fratello che non gli avrebbe tuttavia tolto le fonti di sostentamento, ma dopo l’arresto del medesimo fratello avrebbe abbandonato il suo lavoro.

A supporto della decisione di rigetto, il tribunale ha ritenuto la natura esclusivamente privata delle ragioni che avrebbero indotto il ricorrente ad allontanarsi dal suo paese d’origine. Il tribunale ha reputato, pertanto, insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale richiesta, ed non ha ravvisato, la ricorrenza di gravi motivi di carattere umanitario.

Contro il decreto del medesimo Tribunale è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di sei motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione del Tribunale: (i) sotto un primo profilo, per il vizio di nullità del decreto per omessa motivazione (ipotesi di motivazione solo apparente), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, perché dalla sentenza del tribunale non emergeva l’iter logico giuridico che aveva convinto il giudice ad adottare la specifica motivazione, in relazione ai motivi d’impugnazione proposti dalle parti; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, commi 8 e ss., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per omessa audizione del ricorrente, in assenza di videoregistrazione; (iii) sotto un terzo profilo, per il vizio di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto della discussione tra le parti in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: la condizione di pericolosità e le situazioni di violenza generalizzata esistenti in (OMISSIS); (iv) sotto un quarto profilo, per omesso/erroneo esame delle dichiarazioni rese dal ricorrente alla Commissione territoriale e delle allegazioni portate in giudizio, per la valutazione della condizione personale del ricorrente, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5; (v) sotto un quinto profilo, per mancata concessione della protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto ex lege, in ragione delle attuali condizioni socio politiche del paese di origine, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Omesso esame delle fonti informative e omessa applicazione dell’art. 10 Cost.; (vi) sotto un sesto profilo, per violazione del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6 e art. 19, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, essendo vietata l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel paese d’origine o che ivi possa correre gravi rischi per le sue condizioni oggettive di vulnerabilità. Omessa applicazione dell’art. 10 Cost..

Il primo motivo è inammissibile perché generico, in quanto non censura nessuna specifica ratio decidendi ma si consuma nella astratta denuncia della mancata argomentazione delle ragioni del convincimento posto a base della decisione del tribunale.

Il secondo motivo è infondato, in quanto il ricorrente lamenta la mancata audizione, senza indicare gli aspetti della narrazione rispetto ai quali intendeva fornire chiarimenti (Cass. n. 21584/20).

Il terzo, quarto e quinto motivo, che possono essere oggetto di una trattazione congiunta sono fondati, con assorbimento del sesto (mancato riconoscimento della protezione umanitaria), in quanto la motivazione del decreto impugnato è ben al di sotto del “minimo costituzionale” in quanto sotto un’apparenza grafica, il tribunale, che pur ha reputato credibile il richiedente, non dà conto del mancato riconoscimento né dello status di rifugiato né della protezione sussidiaria, e neppure ha analizzato la situazione personale del ricorrente nel contesto generale del paese d’origine, né ha consultato alcuna fonte per verificare la situazione interna del (OMISSIS) in termini di sussistenza di una situazione generalizzata o meno di violenza indiscriminata, dovuta a conflitto interno o internazionale.

In accoglimento del terzo, quarto, quinto motivo esaminati congiuntamente, rigettati il primo e secondo e assorbito il sesto, il decreto va cassato e la causa va rinviata al tribunale di Lecce, affinché, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il terzo, quarto e quinto motivo di ricorso esaminati congiuntamente, dichiara (Ndr: testo originale non comprensibile) il primo e rigetta il secondo e assorbe il sesto.

Cassa il decreto impugnato e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, al tribunale di Lecce, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2021

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