Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22276 del 04/08/2021

Cassazione civile sez. I, 04/08/2021, (ud. 16/04/2021, dep. 04/08/2021), n.22276

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1491/2019 proposto da:

B.E., elettivamente domiciliato in Lucera (FG) viale A. Moro

n. 48, presso lo studio dell’avv. G.A. Corvelli, che lo rappresenta

e difense per procura in atti;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma

Via Dei Portoghesi 12 Avvocatura Generale Dello Stato. che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BARI, depositato il 13/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/04/2021 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Il Tribunale di Bari ha respinto il ricorso proposto da B.E. cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale che aveva negato al richiedente asilo il riconoscimento della protezione internazionale sia come “rifugiato” che nella forma della protezione sussidiaria che di quella umanitaria.

Il ricorrente ha riferito di aver lasciato il proprio paese a seguito di una protesta avverso la polizia locale, durante la quale erano stati arrestati i suoi tre fratelli e altre persone del suo villaggio. In proposito afferma che a causa di questioni legate alla proprietà di terreni, sua madre e altre due donne erano rimaste uccise da un uomo. Quest’ultimo veniva arrestato dalla polizia e detenuto in carcere per essere sottoposto alla legge e condannato. Ma i familiari delle vittime e gli abitanti del villaggio chiedevano alla Polizia di consegnare a loro l’omicida, per potersi fare giustizia da soli. Atteso il rifiuto degli agenti, veniva inscenata una manifestazione, sfociata in arresti compresi i tre fratelli del ricorrente, mentre il ricorrente riusciva a scappare.

A supporto della decisione di rigetto, il tribunale ha reputato poco credibile la narrazione, ritenendone inverosimile alcuni passaggi, quali il fatto che un intero villaggio decide di prendere d’assalto una caserma della polizia consapevole di commettere un reato contro la pubblica autorità. Il tribunale ha reputato, pertanto, insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale, non essendo emerse situazione di persecuzione, così come elencate nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 7. Il medesimo tribunale ha accertato, inoltre, l’inesistenza di situazioni di violenza indiscriminata in (OMISSIS), per l’assenza di conflitti armati. Il primo giudice non ha ravvisato, infine, la ricorrenza di gravi motivi di carattere umanitario.

Contro il decreto del medesimo Tribunale è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione del Tribunale: (i) sotto un primo profilo, per il vizio di violazione di legge, in particolare, del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 4 e 14, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, comma 3 e del divieto di espulsione e respingimento, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 19, comma 1, per il mancato riconoscimento della protezione umanitaria; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 32, comma 3 e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 19, comma 1 e art. 20 e contestuale apparenza e illogicità della motivazione, nonché omessa pronuncia, per la mancata considerazione delle situazioni di vulnerabilità riferibili al richiedente (v. stato di salute).

Il primo motivo è inammissibile, perché non si confronta con il giudizio di sostanziale inattendibilità ed inverosimiglianza della narrazione, sulla base del quale, il tribunale non era tenuto ad alcun approfondimento istruttorio, mentre il ricorrente solleva censure sul merito della valutazione degli atti di causa.

Il secondo motivo è inammissibile, perché generico, in quanto non censura nessuna statuizione specifica, ma si consuma in sterili riferimenti normativi ovvero citazioni giurisprudenziali.

Il terzo motivo è inammissibile, perché censura la valutazione della documentazione medica prodotta dal ricorrente che è profilo incensurabile in cassazione; nel merito, il tribunale ha esaminato la patologia della tubercolosi ma ha accertato essere allo stato “latente”, quindi, senza nessun pregiudizio per la salute del richiedente.

Le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Dichiara il ricorso inammissibile.

Condanna il ricorrente a pagare all’amministrazione statale le spese di lite che liquida nell’importo di Euro 2.100,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2021

 

 

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