Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22272 del 04/08/2021

Cassazione civile sez. III, 04/08/2021, (ud. 19/02/2021, dep. 04/08/2021), n.22272

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 8407/2018 proposto da:

TM.E. (Termomeccanica Ecologia) S.p.a., in persona del legale

rappresentante in carica, elettivamente domiciliato in Roma, al

piazzale don G. Minzoni n. 9, presso lo studio dell’avvocato Luponio

Ennio che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Presidenza del Consiglio Dei Ministri, in persona del Ministro in

carica, domiciliato per legge in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12

presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che lo rappresenta e

difende per legge;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 44/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI

depositata il 05/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/02/2021 dal consigliere relatore Cristiano Valle;

lette le conclusioni scritte dell’Ufficio del P.M., in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. SGROI Carmelo, che ha chiesto

il rigetto del ricorso;

rilevato che all’udienza pubblica nessuno dei difensori delle parti

e’ comparso personalmente, osserva quanto segue.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La TM.E (Termomeccanica Ecologia) S.p.a. chiese, nel novembre dell’anno 2010, al Tribunale di Napoli, decreto ingiuntivo nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per il pagamento dei servizi stoccaggio rifiuti effettuati, da gennaio a giugno 2008, quale subappaltatrice (o comunque di soggetto contrattuale ulteriore rispetto al rapporto tra Presidenza del Consiglio e altra società per azioni), a seguito di contratto del 02/10/2006, di FIBE S.p.a. affidataria diretta del servizio da parte delle varie strutture pubbliche e segnatamente, del Commissario per l’emergenza rifiuti in Campania.

2. Il giudice adito, ritenuti sussistenti i presupposti di cui all’art. 633 c.p.c. e segg., emise il decreto monitorio per oltre cinquecentoventiduemila Euro.

3. La Presidenza del Consiglio dei Ministri propose opposizione e il Tribunale di Napoli, nel contraddittorio con l’opposta TM.E. S.p.a., a conclusione del giudizio di opposizione, revocò il decreto ingiuntivo.

4. La TM.E S.p.a. impugnò la sentenza di primo grado.

5. L’appello proposto dalla TM.E S.p.a. venne rigettato.

6. Avverso la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, n. 44 del 05/01/2014, ricorre per cassazione, con unico, complesso, motivo la detta società.

7. Resiste con controricorso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

8. La ricorrente ha depositato memoria in via telematica, nella quale ha insistito nella propria prospettazione.

9. All’esito dell’udienza pubblica del 19 febbraio 2021, svoltasi nella modalità disciplinata dal D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8 bis, convertito con modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176, sulle conclusioni scritte del Pubblico Ministero, il Collegio ha trattenuto il ricorso in decisione.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

10. In via preliminare deve rilevarsi che l’eccezione di irritualità della notificazione del ricorso, in quanto inviato e pervenuto presso l’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, è da ritenersi superata, in quanto l’Avvocatura Generale dello Stato, alla quale avrebbe dovuto essere notificato il ricorso, si è comunque costituita in giudizio, svolgendo regolarmente la propria attività difensiva, con la conseguenza che il vizio dedotto deve ritenersi sanato, come affermato dalla giurisprudenza di legittimità, correttamente richiamata nel proprio controricorso dalla stessa Avvocatura erariale (sul punto, da ultimo, e quale espressione dell’orientamento riportato in controricorso: Cass. n. 12410 del 24/06/2020 Rv. 658064 – 01).

11. L’unico motivo di ricorso, della TM. E. S.p.a., propone censura di violazione e falsa applicazione degli artt. 112,113,115,116,210 e 213 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

11.1. Il ricorso censura, in punto di diritto, l’interpretazione data dalla Corte d’Appello al D.L. 23 maggio 2008, n. 90, art. 12, conv. in L. 14 luglio 2008, n. 123, e, in punto di fatto, ai sensi dell’art. 360 codice di rito, n. 5, la mancata considerazione di documentazione ritenuta probante (ma, giusta quanto si scrive in seguito la censura non appare correttamente formulata e, in ogni caso, è inammissibile). 11.2. Il mezzo di censura relativo al D.L. n. 90 del 2008, art. 12, è destituito di fondamento.

La norma prevede che:

“Corresponsione degli importi dovuti a subappaltatori, fornitori e cottimisti.

1. Fermi restando gli obblighi gravanti sulle originarie società affidatarie del servizio di gestione dei rifiuti, di cui al D.L. 30 novembre 2005, n. 245, art. 1, comma 7, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 gennaio 2006 n. 21, i capi missione possono provvedere alle necessarie attività solutorie nei confronti degli eventuali creditori, subappaltatori, fornitori o cottimisti delle stesse società affidatarie, a scomputo delle situazioni creditorie vantate dalle società affidatarie medesime verso la gestione commissariale per l’importo massimo di quaranta milioni di Euro.

2. Ai fini del pagamento diretto, le società originariamente affidatarie o eventuali società ad esse subentrate dovranno trasmettere i contratti registrati e le fatture protocollate ai capi missione contenenti la parte delle attività eseguite dai soggetti di cui al comma 1.

3. Agli oneri di cui al presente articolo si fa fronte con le risorse del Fondo di cui all’art. 17”.

Il D.L. n. 90 del 2008, art. 12, comma 1, sopra riportato prevede, come esattamente affermato dalla Corte di Appello di Napoli, una facoltà e non un obbligo, a carico della P.A., e, nella specie, del Commissario per l’emergenza rifiuti nella Regione Campania, di pagamento diretto del credito in favore del soggetto subappaltatore (o comunque soggetto cui l’incarico è stato affidato dalla parte privata, nel caso FIBE S.p.a.), fermo restando che quanto eventualmente corrisposto doveva essere scomputato dal credito del soggetto appaltante nei confronti della stessa Pubblica Amministrazione.

Sul punto il motivo di ricorso non incrina l’interpretazione fornita dalla Corte territoriale, che ha escluso che la P.A. fosse direttamente obbligata al pagamento in favore dell’impresa subappaltatrice, configurando la sussistenza in guisa di adempimento del terzo, e coerentemente escludendo che l’adempimento del terzo, nella specie della P.A., potesse formare oggetto di coazione.

11.3. La motivazione della Corte territoriale ha, peraltro, in linea con la giurisprudenza di questa Corte (Cass. n. 23354 del 09/11/2011 Rv. 619971 – 01), escluso che dal comportamento del Commissario, o comunque del rappresentante della P.A., alla riunione del 10/07/2008 potesse desumersi l’assunzione di uno specifico obbligo in tal senso, posto che l’adempimento del terzo non può essere confuso o, comunque, individuato in una generica disponibilità ad adempiere, che, in ogni caso, è stata ritenuta insussistente.

11.4 La menda relativa alla mancata acquisizione del verbale della riunione del 10/07/2008 pure non coglie nel segno: la mancanza in atti di causa (della copia) del verbale è imputabile innanzitutto all’inattività in punto di allegazione e produzione documentale della stessa TM.E. S.p.a., che, affermando di avere partecipato a detta riunione, avrebbe dovuto essere in grado di produrlo senza ricorrere alla istanze acquisitive o informative di cui agli artt. 210 e 213 c.p.c., il cui esercizio è di carattere meramente residuale (e la cui valutazione è rimessa al giudice di merito: Cass. n. 12023 del 08/08/2002 Rv. 556843 – 01) e sul cui rigetto risulta comunque offerta dalla Corte territoriale adeguata motivazione (alle pagg. 8 e 9); e, peraltro, con riferimento all’art. 213 c.p.c., la norma, riportata nel motivo, è male invocata, in quanto si tratterebbe di richiesta di informazioni emanata nei confronti di P.A., che è parte in causa.

11.5. Il motivo di ricorso e’, inoltre, del tutto infondato laddove censura l’interpretazione della Corte territoriale dell’art. 115 c.p.c..

Il giudice di appello ha correttamente escluso che la ricostruzione giuridica dei fatti potesse essere oggetto di applicazione del principio di non contestazione, di cui all’art. 115 codice di rito, in quanto esso, per orientamento oramai consolidato, può riferirsi soltanto ai fatti (Cass. n. 06172 del 05/03/2020 Rv. 657154 – 01: Il principio di non contestazione di cui all’art. 115 c.p.c., ha per oggetto fatti storici sottesi a domande ed eccezioni e non può riguardare le conclusioni ricostruttive desumibili dalla valutazione di documenti.).

11.6. Il mezzo e’, altresì, del tutto eccentrico laddove richiama il principio di decisione secondo diritto, affermando (pag. 13) che la Corte territoriale lo avrebbe violato, ma lo aggancia all’art. 112 c.p.c., più che all’art. 113 dello stesso codice, e mostra di non correlare concretamente la censura al fulcro della parte di motivazione impugnata.

11.7. La censura di omesso esame, che pure sembrerebbe (almeno formalmente) proposta, in quanto nella rubrica del motivo è richiamato anche l’art. 360 c.p.c., n. 5, è da un lato aspecifica, in quanto non sono specificamente indicati i fatti storici (e non le prove) del quale sarebbe stato omesso l’esame (salvo a ritenersi che si tratti del più volte evocato verbale della riunione del 10/07/2008) e, inoltre, e’, comunque, inammissibile, in quanto proposta avverso due decisioni conformi di merito, con conseguente preclusione di cui all’art. 348 ter c.p.c., comma 5.

Pur a volersi ritenere che la censura concerna il fatto che nella riunione del 10/07/2008 fosse stato richiesto, dal rappresentante dell’Amministrazione Pubblica, la produzione della documentazione probante, relativa all’esborso effettuato in adempimento delle obbligazioni contrattuali nascenti dal contratto del 2006 tra la FIBE S.p.a. e la TM.E. S.p.a., ciò non sarebbe, in ogni caso, prova dell’assunzione diretta dell’obbligo di pagamento da parte della P.A., trattandosi di documentazione suscettibile di valutazione da parte della stessa Amministrazione al fine dello scomputo del corrisposto (al subappaltatore) da quanto dovuto al soggetto appaltatore.

In breve: la richiesta di documentazione, da parte della P.A., di cui al D.L. n. 90 del 2008, art. 12, comma 2, deve essere letta in correlazione con la previsione di cui allo stesso art. 12, comma 1, che prevede che il pagamento effettuato in favore del subappaltatore sia portato “a scomputo delle situazioni creditorie vantate dalle società affidatarie medesime verso la gestione commissariale”.

11.8. In conclusione tutte le censure proposte con l’unico motivo di ricorso sono infondate o inammissibili.

12. Il ricorso deve pertanto essere rigettato, con condanna della ricorrente alle spese del presente giudizio di legittimità, al rimborso delle spese prenotate a debito, ed agli oneri di legge.

13. Infine, poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è rigettato, sussistono i presupposti processuali per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto l’art. 13, comma 1 quater, del testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. n. 05955 del 14/03/2014; tra le innumerevoli altre successive: Sez. U. n. 24245 del 27/11/2015) -della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso;

condanna la ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 10.000,00, oltre rimborso spese prenotate a debito, oltre CPA e IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 19 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2021

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