Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22264 del 05/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 05/09/2019, (ud. 07/05/2019, dep. 05/09/2019), n.22264

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Presidente –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

E.S., domiciliato in Roma, presso la Corte di Cassazione,

rappresentato e difeso, giusta procura allegata al ricorso dall’avv.

Nicoletta Masuelli (fax n. 011/2763711; p.e.c.

nicolettamasuelli.pec.ordineavvocatitorino.it);

– ricorrente –

nei confronti di

Ministero dell’Interno;

– intimato –

avverso il decreto n. 4030/18 del Tribunale di Torino emesso il

31.1.2018 e depositato il 13.8.2018 R.G. n. 21002/2017;

sentita la relazione in camera di consiglio del relatore cons. Dott.

Bisogni Giacinto;

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. E.S., cittadino nigeriano, nato il 17 ottobre 1997, ha chiesto alla Commissione territoriale di Novara il riconoscimento del suo diritto alla protezione internazionale esponendo di essere stato vittima nel suo paese di minacce e violenze da parte della setta segreta Arruwbagersche.

2. La domanda è stata respinta dalla Commissione territoriale e il ricorso avverso il diniego è stato respinto a sua volta dal Tribunale di Torino che non ha ritenuto di fissare udienza di comparizione delle parti ex art. 35 bis, comma 10, lett. a) nonostante la mancata videoregistrazione dell’audizione del richiedente asilo da parte della Commissione territoriale.

3. Avverso il decreto del Tribunale di Torino il sig. E.S. propone ricorso per cassazione articolato in sei motivi.

4. Non svolge difese il Ministero dell’Interno.

Diritto

RITENUTO

CHE:

5. Con il primo motivo di ricorso si richiede di sollevare una questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dal D.L. n. 13 del 2017, art. 6, comma 1, lett. g) e art. 21, comma 1 convertito in L. n. 46 del 2017, per violazione dell’art. 3 Cost. comma 1 e art. 77 Cost., comma 2 per mancanza dei presupposti di necessità e urgenza nell’emanazione del D.L., per quanto concerne il differimento dell’efficacia temporale e quindi dell’entrata in vigore del nuovo rito in materia di protezione internazionale.

6. Con il secondo motivo di ricorso si richiede di sollevare una questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis introdotto dalla L. 13 aprile 2017 n. 46, art. 6, comma 1, lett. g) per violazione degli artt. 3 Cost., comma 1, art. 24 COst., comma 1 e 2, art. 111 Cost., comma 1, 2 e 5, art. 117 Cost., comma 1, così come integrato dall’art. 46 p.3 della direttiva n. 32/2013 e della C.E.D.U., artt. 6 e 13 per quanto concerne la previsione del rito camerale ex art. 737 e s.s. c.p.c. e relative deroghe espresse dal legislatore, nelle controversie in materia di protezione internazionale. In particolare il ricorrente ritiene che la scelta del rito camerale, pur di per sè non contraria alla Costituzione, deve garantire il rispetto del contraddittorio mentre, nel sistema introdotto dalla L. n. 46 del 2017 in materia di protezione internazionale, questo non avviene perchè il giudice non è obbligato a disporre la udienza di comparizione personale delle parti, nè a sentire personalmente il richiedente asilo ma può ben affidarsi alla videoregistrazione che, irrazionalmente, è resa disponibile alla parte solo in caso di proposizione di ricorso avverso la decisione della Commissione territoriale di diniego della protezione e ciò si aggiunge alla previsione della abolizione della fase di impugnazione davanti alla Corte di appello. Un sistema da cui deriva una svalutazione del contraddittorio e una compressione del diritto di difesa incompatibili con le norme costituzionali invocate.

7. Con il terzo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 9-10-11 come introdotti dalle disposizioni del D.L. n. 13 del 2017, art. 6, lett. g convertito con modificazioni nella L. n. 46 del 2017; b) violazione e/o erronea applicazione, ex art. 360 c.p.c., n. 3, del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 7 e 8 in combinato disposto con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8.

8. Con il quarto motivo si deduce violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. lett. e) e f) e degli artt. 7 e 8 difetto e illogicità della motivazione.

9. Con il quinto motivo si deduce violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2, lett. g), dell’art. 14, lett. c) e dell’art. 3.

10. Con il sesto motivo si deduce violazione e falsa applicazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, del T.U. immigrazioneD.lgs. n. 286 del 1998 e successive modificazioni, art. 5, comma 6 e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 omesso esame di un fatto decisivo, difetto di motivazione.

11. I primi due motivi si rivelano non rilevanti e comunque sono da ritenersi infondati sulla base di quanto già affermato da questa Corte con la sentenza n. 17717/2018 che ha ritenuto manifestamente infondata sia la questione di legittimità costituzionale del D.L. n. 13 del 2017, art. 21, comma 1, convertito con modifiche in L. n. 46 del 2017, per difetto dei requisiti della straordinaria necessità ed urgenza poichè la disposizione transitoria – che differisce di 180 giorni dall’emanazione del decreto l’entrata in vigore del nuovo rito – è connaturata all’esigenza di predisporre un congruo intervallo temporale per consentire alla complessa riforma processuale di entrare a regime. Sia la questione di legittimità costituzionale, per violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35-bis, comma 1, poichè il rito camerale ex art. 737 c.p.c., che è previsto anche per la trattazione di controversie in materia di diritti e di “status”, è idoneo a garantire il contraddittorio anche nel caso in cui non sia disposta l’udienza, sia perchè tale eventualità è limitata solo alle ipotesi in cui, in ragione dell’attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perchè in tale caso le parti sono comunque garantite dal diritto di depositare difese scritte.

12. Con il terzo motivo il ricorrente ritiene violato l’art. 35 bis citato perchè il Tribunale di Torino, a fronte della richiesta di fissare udienza in camera di consiglio, in ragione della mancata messa a disposizione della videoregistrazione dell’audizione del richiedente asilo, da parte della Commissione territoriale, ha rigettato l’istanza ritenendo che la disponibilità del verbale dell’audizione supplisce alla mancata messa a disposizione della videoregistrazione rendendo non obbligatoria la fissazione della udienza di comparizione in camera di consiglio. Ritiene al contrario il ricorrente che la norma è chiarissima nello stabilire che ogni qualvolta la videoregistrazione dell’audizione non è disponibile il Collegio è comunque tenuto a fissare una udienza di comparizione delle parti.

13. Il motivo è fondato alla luce della giurisprudenza di questa Corte (la già richiamata sentenza della Cass. civ. sez. I n. 17717 del 5 luglio 2018 univocamente confermata dalle pronunce successive) per le motivazioni che qui vengono ribadite. Infatti l’affermazione del Tribunale per cui l’udienza di comparizione delle parti, pur richiesta dal ricorrente, non dovesse essere fissata, attesa la sufficienza della verbalizzazione delle sue dichiarazioni dinanzi alla Commissione territoriale, in mancanza della videoregistrazione che non aveva potuto essere eseguita per motivi tecnici non può essere condivisa in primo luogo perchè si tratta di una affermazione che non tiene conto del testo legislativo, il quale non lascia spazio a dubbi. Il D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 14, introdotto dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, art. 6, comma 1, lett. c), convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, sotto la rubrica “Verbale del colloquio personale”, colloquio contemplato in via generale dallo stesso D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 12 stabilisce al comma 1 che: “Il colloquio è videoregistrato con mezzi audiovisivi e trascritto in lingua italiana”, aggiungendo al comma 7 che “Quando il colloquio non può essere videoregistrato, per motivi tecnici o nei casi di cui al comma 6 bis” (ossia su istanza del richiedente: n. d.r.), “dell’audizione è redatto verbale sottoscritto dal richiedente e si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del presente articolo”. Il D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, pure inserito dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, concernente le controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, sancisce: al comma 9 che: “Il procedimento è trattato in camera di consiglio”; al comma 10 che: “E’ fissata udienza per la comparizione delle parti esclusivamente quando il giudice: a) visionata la videoregistrazione di cui al comma 8″ (che, a propria volta, rinvia all’art. 14, e dunque alla videoregistrazione di cui si è già detto), ritiene necessario disporre l’audizione dell’interessato; b) ritiene indispensabile richiedere chiarimenti alle parti; c) dispone consulenza tecnica ovvero, anche d’ufficio, l’assunzione di mezzi di prova”; al comma 11 che: “L’udienza è altresì disposta quando ricorra almeno una delle seguenti ipotesi: a) la videoregistrazione non è disponibile; b) l’interessato ne abbia fatto motivata richiesta nel ricorso introduttivo e il giudice, sulla base delle motivazioni esposte dal ricorrente, ritenga la trattazione del procedimento in udienza essenziale ai fini della decisione; c) l’impugnazione si fonda su elementi di fatto non dedotti nel corso della procedura amministrativa di primo grado”.

14. Deve pertanto ritenersi che, se la videoregistrazione non è disponibile, l’udienza deve essere disposta. Il dato normativo, difatti, non lascia adito, dubbio circa la prescrizione del legislatore secondo cui, in mancanza della videoregistrazione, l’udienza debba essere fissata, senza che il giudice disponga di alcun potere discrezionale in proposito. Ciò è non soltanto reso palese dalla lettera della disposizione, rilevante ai sensi dell’art. 12 preleggi, in ragione dell’uso dell’indicativo nella locuzione “L’udienza è altresì disposta…”, ma, inoltre, dal raffronto tra l’ipotesi di cui al comma 10 e quelle indicate dal comma 11. Difatti, nel primo di essi il legislatore ha raggruppato i casi in cui il giudice può fissare discrezionalmente l’udienza (sia perchè ritiene di approfondire quanto emerge dal colloquio videoregistrato, sia perchè ritiene di dar corso all’istruzione probatoria), distinguendoli da quelli, menzionati al comma 11, in cui egli deve fissarla: ossia se la videoregistrazione non è disponibile, in questo caso senza alcun margine di diversa valutazione; se l’interessato lo ha chiesto, salvo che il giudice, specificamente replicando alle motivazioni addotte dal ricorrente, ritenga l’udienza non essenziale ai fini della decisione; se l’impugnazione si fonda su elementi di fatto non dedotti nel corso della procedura amministrativa, nuovamente, in simile caso, senza alcun margine di apprezzamento discrezionale.

15. Se la lettera della legge depone inequivocabilmente nel senso della necessità di fissare l’udienza in mancanza della videoregistrazione, l’intenzione del legislatore, pure rilevante ai sensi del citato art. 12, conferma l’esito interpretativo: il rilievo del colloquio, destinato ad essere valutato secondo i parametri indicati dal D.Lgs. n. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, ha indotto il legislatore a prevedere la videoregistrazione, tale da rendere direttamente percepibili nella loro integralità, finanche sotto il profilo dei risvolti non verbali, le dichiarazioni dell’istante, così da consentire lo svolgimento della successiva eventuale fase giurisdizionale nelle forme del rito camerale non partecipato, potendo per l’appunto il giudice basarsi sulla visione della videoregistrazione; ma se questa manca, occorre consentire – in ossequio al disegno istituito dal legislatore – il pieno dispiegamento del contraddittorio attraverso lo svolgimento dell’udienza di comparizione delle parti. Non rileva alcunchè, poi, la circostanza addotta nel provvedimento impugnato, secondo cui la videoregistrazione sarebbe stata al momento non disponibile per motivi tecnici, in mancanza di apposito decreto volto a fissare le specifiche tecniche delle operazioni di videoregistrazione. La mancata adozione di dette specifiche tecniche non può evidentemente avere alcuna incidenza sull’applicabilità della disposizione ormai entrata in vigore.

16. In definitiva, in mancanza della

videoregistrazione del colloquio, il giudice deve ineluttabilmente disporre lo svolgimento dell’udienza di comparizione delle parti, configurandosi altrimenti nullità del decreto pronunciato all’esito del ricorso per inidoneità del procedimento così adottato a realizzare lo scopo del pieno dispiegamento del già richiamato principio del contraddittorio: salvo che – ovviamente – non sia stato lo stesso richiedente ad aver visto accolta la propria istanza motivata di non avvalersi del supporto della videoregistrazione.

17. L’accoglimento del terzo motivo di ricorso è assorbente, oltre che rispetto ai successivi motivi quarto, quinto e sesto anche rispetto alla richiesta pregiudiziale di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 35 bis, di cui al secondo motivo di ricorso, dato che l’interpretazione accolta garantisce sempre l’esplicazione del contraddittorio in caso di assenza della videoregistrazione cosicchè l’adozione del rito camerale, nel caso in esame, non si pone in contrasto con l’esigenza di garantire il contraddittorio e il diritto di difesa del richiedente asilo. Ne discende che il decreto impugnato va cassato con rinvio al Tribunale di Torino che, in diversa composizione, e pronunciando altresì sulle spese di questo giudizio di legittimità, provvederà a decidere sulla domanda proposta, previa fissazione dell’udienza di comparizione delle parti, in applicazione del principio di diritto già fissato con la citata sentenza n. 17717 del 5 luglio 2018 secondo cui: “In materia di protezione internazionale, ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis come inserito dal D.L. 17 febbraio 2017, n. 13, convertito con modificazioni dalla L. 13 aprile 2017, n. 46, ove non sia disponibile la videoregistrazione con mezzi audiovisivi dell’audizione del richiedente la protezione dinanzi alla Commissione territoriale, il Tribunale, chiamato a decidere del ricorso avverso la decisione adottata dalla Commissione, è tenuto a fissare l’udienza di comparizione delle parti a pena di nullità del suo provvedimento decisorio, salvo il caso dell’accoglimento dell’istanza del richiedente asilo di non avvalersi del supporto contenente la registrazione del colloquio”.

P.Q.M.

La Corte rigetta il primo motivo di ricorso, accoglie il terzo motivo di ricorso, assorbiti i restanti motivi. Cassa il decreto impugnato e rinvia al Tribunale di Torino che, in diversa composizione, deciderà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 5 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 settembre 2019

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