Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22261 del 26/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 26/10/2011, (ud. 20/09/2011, dep. 26/10/2011), n.22261

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 7556-2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12 presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

AZETA PRODUCTIONS SAS;

– intimato –

avverso la sentenza n. 89/2007 della COMM. TRIB. REG. di L’AQUILA,

depositata il 04/02/2008;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/09/2011 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata che ha concluso per il rinvio a Nuovo Ruolo D.L.

98/11, in subordine l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate ricorre nei confronti della società Azeta Productions sas per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo che, in riforma della sentenza di primo grado, ha annullato l’avviso di accertamento IVA/IRAP per l’anno 1992 con cui si rideterminava il reddito di impresa ed il volume d’affari della suddetta società sulla scorta del processo verbale di constatazione 6.10.03 della Guardia di Finanza di Avezzano.

La Commissione Tributaria Regionale, premessa la dubbia ritualità dell’acquisizione dei dati e delle notizie da cui era scaturito l’accertamento, rilevava come dovesse considerarsi acclaarato che l’emissione di fatture per operazioni inesistenti accertata dalla Guardia di Finanza fosse stata posta in essere non da tale società ma da altro soggetto, che illecitamente ne aveva speso il nome.

Il ricorso dell’Agenzia delle Entrate si fonda su tre motivi.

– Col primo motivo, riferibile all’art. 360 c.p.c., n. 4, si denuncia la nullità del giudizio definito con la sentenza gravata per mancata integrazione del contraddittorio con il socio accomandatario della società contribuente, sig. D.S.V., litisconsorte necessario.

– Col secondo motivo, riferito all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5 si denuncia la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33 e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 53 e l’omessa motivazione per avere la sentenza gravata – immotivatamente e, comunque, in violazione delle norme richiamate – ritenuto illegittima l’acquisizione dei dati e delle notizie da cui era scaturito l’accertamento.

Col terzo motivo si lamenta che la Commissione Tributaria Regionale avrebbe violato l’art. 2730 c.c. disconoscendo la riferibilità alla società contribuente della emissione di fatture per operazioni inesistenti nonostante che l’accomandatario e l’accomandante avessero riferito, con dichiarazioni di valore contessono, il primo che l’accomandante era l’effettivo amministratore della società e il secondo che egli stesso aveva formato e consegnato le fatture all’insaputa dell’accomandatario.

La contribuente non si è costituita in sede di legittimità e il ricorso è stato discusso alla pubblica udienza del 20.9.011, in cui il PG ha concluso come in epigrafe.

Il primo motivo è fondato e va accolto, dovendosi peraltro precisare che la dedotta nullità per violazione del litisconsorzio necessario discende dalla mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i soci – e non soltanto nei confronti de socio accomandatario – della società Azeta Productions sas.

La vicenda in oggetto nasce infatti dalla rettifica del reddito d’impresa e del volume d’affari della società Azeta Productions sas operata della Guardia di Finanza di Avezzano; il giudizio sul ricorso della società contro l’atto impositivo che, sulla scorta di detta verifica, liquidava la maggior imposta dovuta dalla società per IRAP e IVA si è svolto senza la partecipazione di alcuno dei soci.

Tanto premesso, si rileva che con le ordinanze nn. 12233, 25029, 25931. 25033 e 25929 del 2010, dalle quali il Collegio non ha motivo di discostarsi, questa Corte ha già avuto modo di chiarire che – poichè l’IRAP è una imposta che ha sostituito l’ILOR e a quest’ultima è, sotto più profili, equiparata dalla legge (cfr.

D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 36, 37 e 44) – l’accertamento relativo all’imponibile IRAP di una società di persone incide sul reddito IRPEF di partecipazione dei relativi soci, secondo il meccanismo della “trasparenza” di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 40, comma 2; con la conseguenza che, alla luce dei principi fissati dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 14815/08, in caso di impugnativa di un atto impositivo che concerna l’IRAP di una società di persone, sussiste litisconsorzio necessario ed originario tra la società e tutti i soci e la violazione di detto litisconsorzio determina la nullità dell’intero giudizio, con conseguente necessità di regresso dello stesso in primo grado. Nelle stesse ordinanze sopra citate si è altresì precisato che nel caso cui l’Agenzia abbia contestualmente proceduto, con unico atto, ad accertamenti IRAP e IVA a carico di società di persone – fondandoli su elementi in parte comuni, seppur non coincidenti – il profilo dell’accertamento impugnato concernente l’imponibile IVA ove non suscettibile di autonoma definizione in funzione di aspetti ad esso specifici, non si sottrae al vincolo necessario di simultaneus processus, attesa l’inscindibilità delle due situazioni, che scaturisce dalle specificità del processo tributario e della dimensione eminentemente processuale del litisconsorzio ivi previsto.

Alla stregua di detti principi, si deve dunque rilevare la nullità dell’intero giudizio, per violazione del litisconsorzio necessario, e conseguentemente la sentenza impugnata va cassata, con rinvio della causa alla Commissione Tributaria Provinciale dell’Aquila, che si atterrà alle indicazioni della richiamata decisione delle Sezioni Unite e regolerà le spese anche del giudizio dichiarato nullo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo mezzo di ricorso e, dichiarati assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata, dichiara la nullità dell’intero giudizio e rinvia la causa alla Commissione tributaria provinciale dell’Aquila, anche per la regolazione delle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA