Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22259 del 26/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 26/10/2011, (ud. 20/09/2011, dep. 26/10/2011), n.22259

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 9813/2009 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12 presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

RISTORANTE AL CACCIATORE DI GALVAN ALICE & C SAS;

– intimato –

avverso la sentenza n. 14/2 008 della COMM. TRIB. REG. di TRENTO,

depositata il 27/02/2 008;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

20/09/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CARACCIOLO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ZENO Immacolata, che ha concluso per l’inammissibilità in subordine

il rinvio a Nuovo Ruolo D.L. n. 98 del 2011 in subordine il rigetto.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Gli atti del giudizio di legittimità.

Il 14.4.2009 è stato notificato alla “Ristorante al Cacciatore sas” un ricorso dell’Agenzia delle Entrate per la cassazione della sentenza descritta in epigrafe (depositata il 27.2.2008), che ha accolto il ricorso proposto dalla società contribuente contro la sentenza della Commissione di primo grado di Trento che aveva a sua volta integralmente disatteso il ricorso della società contribuente avverso l’avviso di rettifica e liquidazione con cui l’Amministrazione aveva rideterminato il valore di un immobile compravenduto ai fini dell’imposta di registro, dell’imposta ipotecaria e delle relative sanzioni.

Non ha svolto attività difensiva la società contribuente.

La controversia è stata discussa alla pubblica udienza del 20 settembre 2011, in cui il PG ha concluso per l’inammissibilità (in subordine il rinvio a nuovo ruolo nonchè, in ulteriore subordine, il rigetto) del ricorso.

2. I fatti di causa.

Con il menzionato avviso di rettifica l’Amministrazione aveva ritenuto incongruo il corrispettivo di acquisto di un terreno di mq 3801 oggetto di atto di compravendita di data 7.9.2001 (rideterminandone il valore dal dichiarato di Euro 2,038 al mq all’accertato di Euro 15,48 al mq), sulla scorta di una stima effettuata dall’UTE e basandosi sul metodo “comparativo” (cioè il calcolo del valore di mercato in funzione della domanda e dell’offerta di beni analoghi a quello oggetto di stima).

L’adita CT di primo grado aveva rigettato il ricorso di parte contribuente e l’appello proposto dall’anzidetta parte avverso la sentenza di primo grado è stato poi accolto dalla Commissione di secondo grado, che ha annullato il provvedimento impositivo.

3. La motivazione della sentenza impugnata.

La sentenza della CTC oggetto del ricorso per cassazione, è motivata nel senso che la sentenza di primo grado appariva avere disatteso la prescrizione dell’art. 111 Cost., secondo cui tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati, non avendo i primi giudici dato risposta alle numerose censure di parte appellante, in specie con riferimento agli “elementi negativi” che conferiscono poco pregio all’immobile in questione; con riferimento alla morfologia del terreno, che appare essere molto diversa dalle aree prese in comparazione; con riferimento alla posizione molto periferica (priva di servizi e con reti tecnologiche completamente assenti) de fondo compravenduto, a differenza di altro che era stato indicato per comparazione.

4. Il ricorso per cassazione.

Il ricorso per cassazione è sostenuto con unico motivo d’impugnazione e si conclude – previa indicazione del valore della lite nell’ammontare di Euro 10.026,00 – con la richiesta che sia cassata la sentenza impugnata, con ogni consequenziale pronuncia anche in ordine alle spese di lite.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

5. Questioni preliminari.

In via preliminare occorre disattendere l’eccezione di parte intimata di tardività del ricorso introduttivo di questo grado di giudizio, sulla scorta del fatto che i due giorni antecedenti a quello dell’avvenuta notifica del ricorso stesso risultano essere festivi (Pasqua e lunedì dell’angelo) e che perciò il ricorso risulta essere manifestamente tempestivo.

Del pari, va disattesa la richiesta del PG di rinvio a nuovo ruolo, in applicazione del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, art. 39, onde consentire la definizione in via breve della lite, secondo la disciplina ivi prevista.

Ben vero, non sembra si possa dubitare della applicabilità alla presente fattispecie anche della L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 6 (che impone la presentazione di apposita istanza di sospensione per le liti che siano già state fissate in trattazione durante il periodo in cui può essere esercitata la facoltà di definizione in via breve), sulla scorta del fatto che il menzionato art. 39 contiene un rinvio al predetto at. 16, rinvio che deve essere considerato “di carattere generale” (cioè riferito a tutte le disposizioni di detto articolo che non siano incompatibili con quelle della norma richiamante), ed atteso che il meccanismo della sospensione previa apposita istanza non appare incompatibile con quelle “specificazioni” contenute nel comma 12 dell’art. 39 qui in parola.

In specie, quanto alle lett. c) e d) di detto comma 12, va rilevato che si tratta di disposizioni dirette a determinare solo i diversi dati temporali della sospensione e non ad introdurre una disciplina autonoma e apposita delle condizioni e modalità di applicazione del meccanismo di esercizio della facoltà di ottenere la sospensione quale regolato nella L. n. 289 del 2002, art. 16.

Ne consegue che nella specie qui in esame – che rientra tra quelle contemplate dal comma 6 del menzionato art. 16, e non avendo la parte contribuente formulato l’apposita istanza di cui si è detto, con dichiarazione di volersi avvalere del beneficio previsto dalla legge – non può essere disposta la sospensione della causa.

6. Il primo motivo d’impugnazione.

Il primo motivo d’impugnazione è collocato sotto la seguente rubrica: “Insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”.

Con il predetto motivo di impugnazione l’Agenzia ricorrente si duole della apoditticità della motivazione con cui la CT di secondo grado di Trento ha considerato carente di argomenti la sentenza del giudice di primo grado, senza alcuna disamina delle ragioni giuridiche e fattuali sottese alla questione.

Al contrario, la sentenza appellata, secondo la ricorrente, conteneva adeguati motivi di fatto e di diritto ai fini del supporto della decisione di rigetto, avendo il giudicante di primo grado valutato la stima effettuata dall’UTE e considerato la validità e sufficienza probatoria di quella, in applicazione del principio del libero convincimento del giudice in relazione alla valutazione delle prove offerte.

Il predetto motivo di impugnazione, alla luce della tipologia che lo caratterizza, è inammissibile, giacchè non rivolto agli aspetti della motivazione della decisione impugnata che concernono i fatti rilevanti di causa.

Ne è sintomo il rilievo che la ricorrente Agenzia non identifica il “punto decisivo della controversia” con riferimento al quale emergerebbe il difetto (ovvero la scorrettezza o incongruità) dell’iter motivazionale. Infatti, ciò che concretamente la ricorrente censura è l’erroneità delle ragioni di riforma della pronuncia di primo grado, ciò che – ovviamente – nulla ha a che fare con il vizio di insufficiente o contraddittoria motivazione sui fatti decisivi e controversi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Non guasta il richiamo ai principi più volte insegnati da questa Corte, riguardo al fatto che il difetto o la contraddittorietà di motivazione denunciabile come motivo di ricorso per cassazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 può concernere esclusivamente l’accertamento e la valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione della controversia, non anche l’interpretazione delle norme giuridiche o comunque le ragioni a fondamento della decisione che attengano ad applicazione di norme o principi di diritto; “La nozione di punto decisivo della controversia, di cui all’art. 360 cod. proc. civ., n. 5, sotto un primo aspetto si correla al fatto sulla cui ricostruzione il vizio di motivazione avrebbe inciso ed implica che il vizio deve avere inciso sulla ricostruzione di un fatto che ha determinato il giudice all’individuazione della disciplina giuridica applicabile alla fattispecie oggetto del giudizio di merito e, quindi, di un fatto costitutivo, modificativo, impeditivo od estintivo del diritto, “(tra le tante Cass. 22979/2004).

D’altronde, riproponendo in questa sede – e peraltro con accenti del tutto vaghi – il tema della valutazione delle fonti di prova valorizzate nei gradi di merito, la parte ricorrente rivolge a questa Corte – in sostanza – la richiesta di rinnovo o di controllo della correttezza della decisione di merito, nei suoi supporti di ordine sostanziale e non sotto il profilo della correttezza intrinseca dell’iter motivazionale, ciò che esorbita dai poteri di questa Corte, siccome declinati nell’elenco delle tipologie dei vizi deducibili, a mente dell’art. 360 c.p.c..

Nulla sulle spese, in difetto di espletamento di attività difensiva da parte dell’intimata.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2011

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