Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22238 del 14/10/2020

Cassazione civile sez. II, 14/10/2020, (ud. 14/07/2020, dep. 14/10/2020), n.22238

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26554-2019 proposto da:

N.G., elettivamente domiciliato presso l’avv. ANTONIO

CESARINI, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), IN PERSONA DEL MINISTRO

PRO-TEMPORE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

e contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE BRESCIA BERGAMO;

– intimata –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BRESCIA, depositata il

03/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/07/2020 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

N.G. – cittadino della (OMISSIS) – ebbe a proporre ricorso avanti il Tribunale di Brescia avverso la decisione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Brescia sez. Bergamo che aveva rigettato la sua istanza di protezione internazionale in relazione a tutti gli istituti previsti dalla relativa normativa.

Il ricorrente deduceva d’aver dovuto lasciare il suo Paese poichè, per esigenze economiche – avere denaro per curare la madre -, s’era determinato a partecipare, su incarico di esponente politico, al furto delle urne elettorali in comune vicino.

L’azione era stata interrotta dall’intervento della Polizia così che suo amico era stato ferito e catturato ed aveva fatto i nomi dei complici tra i quali il suo.

Di conseguenza s’era nascosto per evitare la cattura, ma era stato aggredito da un gruppo di persone che volevano intascare la taglia promessa dalle Autorità per la sua cattura, sicchè s’era determinato ad espatriare.

Il Collegio bresciano ebbe a rigettare il ricorso ritenendo che la vicenda personale siccome raccontata dal ricorrente non era credibile; che, sebbene, il ricorrente non avesse allegato di temere per la sua vita in dipendenza della situazione socio-politica della zona della (OMISSIS) in cui viveva, tuttavia, secondo i rapporti resi da Organismi Internazionali, questa non presentava la connotazione di violenza diffusa; che non concorrevano ragioni di vulnerabilità.

Il N. ha proposto ricorso per cassazione avverso il decreto del Tribunale articolato su sei motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente evocato, s’è costituito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto dal N. appare inammissibile ex art. 360 bis c.p.c. – siccome ricostruita la norma ex Cass. SU n. 7155/17 -.

Con il primo mezzo d’impugnazione il ricorrente deduce violazione delle norme D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5 poichè i Giudici di prime cure non hanno rettamente applicate le disposizioni in tema di valutazione della credibilità del racconto da lui fatto per come desumibili da apposita circolare Europea e dagli arresti di questa Suprema Corte.

La cesura articolata appare generica poichè non si confronta in concreto con l’argomentazione puntuale esposta dal Collegio in punto non credibilità del narrato reso dal richiedente asilo, nella quale vengono poste in evidenza tutte le ragioni di inverisimiglianza e non plausibilità palesate dal racconto.

Inoltre il Collegio bresciano ha pure esaminato la documentazione dimessa a comprova dell’episodio narrato e ha rilevato la presenza di palesi falsificazioni ovvero la non intellegibilità del suo contenuto.

A fronte di detta motivazione il ricorrente si limita alla ricostruzione astratta della normativa in tema di verifica della credibilità, dell’attenuazione dell’onere probatorio e circa il dovere d’integrazione istruttoria ex officio per, quindi, apoditticamente concludere che la ricostruzione operata dal Tribunale di Brescia era errata.

Con la seconda ragione di doglianza il ricorrente deduce nullità dell’ordinanza – rectius – decreto per violazione della norma ex art. 132 c.p.c., comma 2 poichè il Collegio lombardo ebbe ad esporre una motivazione viziata da irriducibile contraddittorietà tra le sue affermazioni.

La censura appare apodittica eppertanto inammissibile poichè limitata all’enunciazione del vizio senza che un tanto sia anche sorretto da elaborazione di argomentazione a sua illustrazione.

Con la terza ragione di doglianza il N. rileva violazione del disposto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5 ed art. 116 c.p.c. nonchè vizio di motivazione, poichè il Tribunale lombardo non ha valutato la credibilità del suo racconto sulla scorta dei parametri di legge.

Anche detta censura s’appalesa siccome inammissibile poichè si compendia nell’evocazione di arresti di legittimità e di disposizioni normative per sostenere conclusione circa la credibilità del narrato posta in pura contrapposizione alla motivata esclusione da parte del Collegio di prime cure, così chiedendo a questa Corte di legittimità un inammissibile esame del merito della controversia.

Con la quarta ragione di doglianza il ricorrente deduce omesso esame ex art. 360 c.p.c., n. 5 poichè il Collegio bresciano non ha utilizzato, nella sua valutazione dell’attuale situazione socio-politica della (OMISSIS), rapporti aggiornati, bensì rapporti afferenti al 2017 e non anche le informazioni fornite nel 2018 dal Ministero Italiano degli Esteri circa i viaggi in (OMISSIS).

La censura si appalesa manifestamente infondata e generica posto che il dato storico fattuale evocato risulta esaminato e comunque non rilevante.

Dalla stessa lettura delle indicazioni ai viaggiatori impartite dal Ministero degli Esteri riportate in ricorso, appare evidente come detto rapporto sia in perfetta sintonia con le informazioni utilizzate dal Tribunale.

Difatti nel decreto impugnato viene dato puntuale atto che nell’Edo Stato operi criminalità organizzata comune che appare interessata a trarre profitto dalle società operanti nel settore petrolifero anche procedendo a sequestri di lavoratori stranieri impiegati nel settore, sicchè le precauzioni diramate dal Ministero degli Esteri ai viaggiatori risultano elemento già esaminato dal Tribunale e non rilevante ai fini dell’individuazione di una situazione socio – politica connotata da violenza diffusa – secondo l’insegnamento della Corte Europea – esclusa motivatamente dal Tribunale.

Con il quinto – indicato nuovamente come quarto – mezzo d’impugnazione il ricorrente lamenta violazione del disposto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c) in ordine alla situazione caratterizzata da violenza diffusa che connota la (OMISSIS) poichè il Tribunale non avrebbe effettuato la valutazione prescritta in forza dei criteri di legge, siccome interpretati dalla giurisprudenza e della Corte Europea e di questa Suprema Corte.

La censura – oltre all’imprecisione relativa all’indicazione del nome del soggetto ricorrente ed enfatizzazione della sua religione – si connota per essere fondata su una ricostruzione astratta dell’istituto al fine di consentire la mera contrapposizione di propria tesi alternativa alla valutazione al riguardo formulata motivatamente dal Tribunale con espresso richiamo alle informazioni desunte da rapporti resi da Enti Internazionali all’uopo preposti, come dianzi già ricordato. Con il sesto mezzo d’impugnazione il ricorrente lamenta violazione della regola di diritto desumibile D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 32 ed art. 5 T.U. Imm. poichè il Tribunale lombardo ha rigettato la richiesta di riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria non conformandosi all’insegnamento d’arresti di questo Supremo Collegio.

La censura risulta generica, eppertanto inammissibile, poichè non si confronta con la motivazione esposta dal Collegio lombardo nel decreto impugnato e si compendia in apodittica contestazione del decisum sulla scorta dei richiamati arresti di legittimità.

In realtà il Tribunale ha puntualmente posto in evidenza come difettasse il concorso di una specifica situazione di vulnerabilità sia sotto il profilo soggettivo che oggettivo, rimarcando l’assenza attuale in (OMISSIS) di condizioni che consentissero di ritenere in atto una emergenza di carattere umanitario, ossia all’elemento fattuale cui operano riferimento gli arresti di legittimità evocati in ricorso, e tali accertamenti del Tribunale non risultano attinti da specifiche contestazioni con il ricorso.

Alla declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione segue, ex art. 385 c.p.c., la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di lite di questo giudizio di legittimità in favore dell’Amministrazione resistente liquidate in Euro 2.100,00 oltre spese prenotate a debito.

Concorrono in capo al ricorrente le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a rifondere all’Amministrazione degli Interni le spese di questo giudizio di legittimità liquidate in Euro 2.100,00, oltre le spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in camera di consiglio, il 14 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2020

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