Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22234 del 14/10/2020

Cassazione civile sez. II, 14/10/2020, (ud. 14/07/2020, dep. 14/10/2020), n.22234

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25935-2019 proposto da:

N.I., elettivamente domiciliato presso gli avv.ti

TIZIANA ARESI, e MASSIMO CARLO SEREGNI, che lo rappresentano e

difendono;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), IN PERSONA DEL MINISTRO

PRO-TEMPORE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BRESCIA, depositata il

05/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/07/2020 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

N.I. – cittadino della (OMISSIS) – ebbe a proporre ricorso avanti il Tribunale di Brescia avverso la decisione della locale Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale che aveva rigettato la sua istanza di protezione internazionale in relazione a tutti gli istituti previsti dalla relativa normativa.

Il ricorrente deduceva d’aver dovuto lasciare il suo Paese poichè una sera, mentre rincasava con un amico, furono attaccati da un gruppo di sconosciuti che ferirono gravemente l’amico, appartenente a confraternita.

Egli accompagnò l’amico in ospedale dove morì, sicchè i famigliari dello stesso l’accusarono per la sua morte ed iniziarono a perseguitarlo unitamente alla Polizia che lo ricercava per omicidio – il morto era figlio di un poliziotto – sicchè egli s’era determinato ad espatriare.

Il Tribunale bresciano ebbe a rigettare il ricorso ritenendo che la vicenda personale narrata dal ricorrente non fosse credibile; che non sussisteva nello Stato (OMISSIS) di provenienza del richiedente asilo una situazione socio-politica caratterizzata da violenza diffusa e che non concorrevano ragioni fattuali lumeggianti condizione specifica di vulnerabilità ai fini della protezione umanitaria.

Il richiedente asilo ha proposto ricorso per cassazione avverso il provvedimento del Tribunale articolato su due motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente evocato, ha resistito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto da N.I. appare siccome inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c. – siccome ricostruito ex Cass. SU n. 7155/17 -. Con la prima ragione di doglianza il ricorrente lamenta violazione della regola D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 8 poichè il Collegio bresciano non ebbe a valutare le traversie da lui subite durante la permanenza in Libia – Paese di transito – che ebbero ad incidere, per le sevizie subite che si sono riflesse sul suo stato psicologico, sull’elaborazione suo racconto, ritenuto non credibile.

La censura dianzi ricordata s’appalesa inammissibile poichè la questione dedotta irrilevante ai fini della decisione sulla credibilità adottata dal Tribunale e comunque irrilevante in ordine agli istituti di protezione richiesti.

Difatti non solo il ricorrente non deduce in che modo le traversie subite in Libia ebbero ad alterare – in modo significativo – i suoi ricordi circa la ragione di abbandonare il suo Paese, ma soprattutto, risultando la Libia mero Paese di transito, – Cass. sez. 1 n. 31676/18, Cass. sez. 1 n. 10835/20 – non viene nemmeno affermato che il rimpatrio deve esser effettuato verso la Libia, al fine di apprezzare la rilevanza della questione sollevata.

Dunque la situazione socio-politica in Libia ovvero le vessazioni subite in quel Paese durante i mesi di permanenza prima di giungere in Italia non hanno rilevanza ai fini degli istituti della protezione internazionale,se non anche allegata l’esistenza di postumi psico-somatici oggettivamente rilevabili apprezzabilmente incidenti sullo stato di salute – questione non dedotta in causa -.

Con il secondo mezzo d’impugnazione proposto il ricorrente deduce violazione delle norme D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 3,5 e 14 per erronea valutazione dei criteri legali posti a disciplina della valutazione circa la credibilità del richiedente asilo ed omessa valutazione dell’attuale situazione socio-politica della (OMISSIS).

La censura s’appalesa siccome inammissibile sotto ogni profilo dedotto in quanto l’argomentazione critica sviluppata risulta fondata su affermazioni apodittiche e svincolate dall’effettiva motivazione resa dal Collegio bresciano, che – per quanto riguarda la situazione socio-politica della zona della (OMISSIS) di provenienza del richiedente asilo – si fonda su informazioni desunte da rapporti aggiornati redatti da Organismi internazionali all’uopo preposti.

Il ricorrente si limita ad apodittica contestazione della conclusione, raggiunta dal Tribunale, che il suo racconto circa le ragioni dell’espatrio non è credibile, senza anche evidenziare aporia nell’argomentazione puntuale invece sviluppata dal Tribunale con anche apposito richiamo ad informazioni desumibili da rapporti di Enti internazionali circa il fenomeno delle confraternite in (OMISSIS).

Quanto poi all’asserita mancata acquisizione di informazioni aggiornate circa la situazione socio-politica della zona della (OMISSIS) di sua provenienza, il ricorrente si limita a richiamare arresti di merito afferenti la posizione di altri richiedenti asilo senza confrontarsi – Cass. sez. 1 n. 26728/19 – con la puntuale motivazione del Tribunale bresciano sul punto, fondata su apposito richiamo ai rapporti redatti da Organismi internazionali.

Alla declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione non segue, ex art. 385 c.p.c., la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di lite di questo giudizio di legittimità in favore dell’Amministrazione poichè il controricorso privo dei requisiti sostanziali propri di detto atto processuale.

Concorrono in capo al ricorrente le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso, nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in camera di consiglio, il 14 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2020

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