Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22229 del 05/09/2019

Cassazione civile sez. trib., 05/09/2019, (ud. 19/06/2019, dep. 05/09/2019), n.22229

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – rel. Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17818-2016 proposto da:

COMUNE DI PALERMO, domiciliato in ROMA P.ZZA CAVOUR presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANGELA PROVENZANI;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, DIPARTIMENTO AMMINISTRAZIONE

PENITENZIARIA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrenti –

e contro

RISCOSSIONE SICILIA SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 23/2016 della COMM. TRIB. REG. di PALERMO,

depositata il 08/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/06/2019 dal Consigliere Dott. COSMO CROLLA;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. UMBERTO DE AUGUSTINIS che ha

chiesto la trattazione in pubblica udienza per la rilevante ricaduta

anche economica dei principi in discussione.

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

1. Il Ministero della Giustizia – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria-Direzione seconda Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo (di seguito denominato per brevità semplicemente “Ministero”) proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Palermo avverso la cartella di pagamento, notificata in data 4.8.2011 dall’Agente della Riscossione per la Provincia di Palermo SE.RI.T. (ora Riscossione Sicilia spa), con la quale veniva richiesto il pagamento di Euro 658.443,88 a titolo di tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani per l’anno 2010 relativamente al compendio immobiliare carcerario di Vittorio Bachelet, classificato dal regolamento del Comune di Palermo come “carceri” e “autorimesse pubbliche”.

2. La Commissione Tributaria Provinciale di Palermo accoglieva il ricorso affermando l’incompetenza della Giunta Comunale alla determinazione della tariffa.

3. La sentenza veniva impugnata dall’Ente comunale e la Commissione Regionale Tributaria della Regionale della Sicilia rigettava l’appello osservando: a) che l’effetto caducante della sentenza del TAR che aveva annullato la delibera di determinazione della tariffa per l’anno di imposta 2006 si propagava anche per gli atti successivi fondati sulla susseguente delibera comunale dal contenuto identico a quella annullata; b) che la competenza in materia di determinazione delle tariffe spettava, ai sensi dell’art. 49 dello Statuto Comunale, al Consiglio comunale e non alla Giunta

5. Avverso la sentenza della CTR il Comune di Palermo ha proposto ricorso per Cassazione affidandosi a due motivi. Il Ministero si è costituito depositando controricorso.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

1. Con il primo motivo d’impugnazione il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 64, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR ritenuto, in violazione del principio di autonomia tributaria, che l’effetto caducante conseguente all’annullamento della delibera TARSU relativa all’anno 2006 si fosse propagato dalla delibera annullata a quelle relative alle annualità successive sino alla delibera relativa all’annualità 2010 oggetto del presente giudizio.

1.2 Con il secondo motivo viene dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 49 dello Statuto del Comune di Palermo, della L. n. 142 del 1990, art. 4, recepita in Sicilia con la L.R. n. 48 del 1991, art. 1, lett a), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Si sostiene che, contrariamente a quanto affermato dal giudice di seconde cure, la competenza in materia di tariffe e di aliquote dei tributi locali spetta alla Giunta Comunale sulla scorta della normativa sopra indicata.

2. Il primo motivo è fondato.

2.1 E’ pacifico che l’impugnata cartella non abbia avuto quale atto presupposto la delibera annullata (G.M. n. 165 del 2006) dal TAR Sicilia con sent. n. 1550 del 2009, bensì una successiva (G.M. n. 121 del 2010), la quale ultima, a prescindere dal rapporto contenutistico con l’altra, è autonomamente idonea a sorreggere l’atto derivato. Non essendo stata impugnata tale ultima delibera davanti al giudice amministrativo non vi è spazio alcuno per sostenere l’efficacia di giudicato esterno della sentenza n. 1550 del 2009 emessa dal TAR Sicilia Sezione I nel presente giudizio, che ha ad oggetto una cartella relativa ad atto impositivo fondato su una diversa delibera di giunta. Nè può configurarsi, come erroneamente affermato dalla CTR nell’impugnata sentenza, un effetto caducante della sentenza del TAR sull’atto successivo emesso sulla base di una successiva delibera che, pur fissando le tariffe della TARSU per relationem nella misura stabilita per l’anno 2006, costituisce pur sempre una nuova regolamentazione della materia, giuridicamente autonoma rispetto alle determinazioni assunte degli anni precedenti. Ciò in quanto la TARSU, come previsto dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 64, viene determinata in base alla tariffa approvata per ogni anno solare, cui corrisponde una autonoma obbligazione tributaria.

3. Il secondo motivo è anch’esso fondato.

3.1 Il D.P.R. n. 142 del 1990, art. 32, comma 2, lett. g) ed e) riconosce la competenza del Consiglio Comunale per ” l’istituzione, i compiti e le norme sul funzionamento degli organismi di decentramento e di partecipazione”. L’art. 4 del medesimo decreto stabilisce che “lo statuto, nell’ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’ente ed in particolare determina le attribuzioni degli organi”. La riserva contenuta nella norma testè riportata è stata in Sicilia recepita con la L.R. n. 48 del 1991, art. 1, lett. a), recante “Provvedimenti in materia di Autonomie Locali”, a mente del quale “lo statuto nell’ambito dei principi fissati dalla legge stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’Ente ed in particolare determina le attribuzioni degli organi”. Dal canto suo l’art. 49 dello Statuto del Comune di Palermo attribuisce alla Giunta la competenza di procedere ” a variazioni delle tariffe e aliquote dei tributi comunali e dei corrispettivi dei servizi a domanda individuale entro i limiti indicati dalla legge o dal Consiglio comunale”. Il D.Lgs. n. 267 del 2000, art. 42, ha sancito la competenza del Consiglio Comunale sulla istituzione e ordinamento dei tributi, con espressa esclusione della determinazione delle relative aliquote che in via residuale è stata attribuita alla Giunta comunale.

3.2 Alla luce del complesso normativo sopra passato in rassegna l’orientamento assolutamente predominante di questa Corte, dal quale non vi è motivo di discostarsi, ha avuto modo di affermare che “in tema di TARSU, nella vigenza della L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 32, comma 2, lett. g), la concreta determinazione delle aliquote delle tariffe per la fruizione di beni e servizi (nella specie, tariffe di diversificazione tra esercizi alberghieri, e locali adibiti a uso abitazione) è di competenza della Giunta e non del Consiglio Comunale, atteso che il riferimento letterale alla “disciplina generale delle tariffe” contenuto nella disposizione, contrapposto alle parole “istituzione e ordinamento” adoperato per i tributi, rimanda alla mera individuazione dei criteri economici sulla base dei quali si dovrà procedere alla loro determinazione; e, inoltre, che i provvedimenti in materia di tariffe non sono espressione della potestà impositiva dell’ente, ma sono funzionali all’individuazione del corrispettivo del servizio da erogare, muovendosi così in un’ottica di diretta correlazione economica tra soggetto erogante ed utenza, estranea alla materia tributaria; – nella Regione Sicilia, dotata di competenza esclusiva in materia di ordinamento degli enti locali (artt. 14 e 15 Statuto Regionale approvato con R.D.L. n. 15 maggio 1946, n. 455), trova applicazione la riserva contenuta nella L. n. 142 del 1990, art. 4, recepita a livello regionale dalla L.R. n. 48 del 1991, art. 1, lett. a), secondo la quale lo statuto, nell’ambito dei principi fissati dalla legge, stabilisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’ente e, in particolare, determina le attribuzioni degli organi; – orbene, pur dovendosi rilevare che il T.U. enti locali (D.Lgs. n. 267 del 2000, abrogativo della L. n. 142 del 1990) non è stato recepito nella Regione Siciliana (Cass. nn. 10230/12, 11396/11; 18563/09), è decisiva la circostanza che, ai sensi dell’art. 49 dello Statuto del Comune di Palermo, la Giunta, all’interno delle competenze ad essa riservate, mantiene quella di adottare variazioni delle tariffe ed aliquote dei tributi comunali e dei corrispettivi dei servizi a domanda individuale, entro i limiti indicati dalla legge o dal Consiglio Comunale; – alla medesima conclusione si perviene considerando altresì il contenuto precettivo di cui alla L.R. n. 7 del 1992, art. 13, secondo il quale la competenza del sindaco riguarda tutti gli atti che dalla legge o dallo statuto non siano stati specificamente attribuiti alla competenza di altri organi”. (cfr. Cass. 8336/2015, 8336/201515050/2017, 17498/2017 e 11929/2016 che si riferisce ad una causa tra le stesse pari del presente giudizio).

4. Il ricorso va, quindi, accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, che si atterrà ai principi sopra esposti con riguardo all’effetto caducatorio del giudicato amministrativo e alla ripartizione della competenza degli organi comunali in materia di tariffe TARSU e regolamenterà anche le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte, accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia, anche per la determinazione delle spese del presente giudizio alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 19 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 settembre 2019

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