Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22222 del 04/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/08/2021, (ud. 03/02/2021, dep. 04/08/2021), n.22222

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3045-2020 proposto da:

R.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

FERRERO DI CAMBIANO, 82, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO

AVAGLIANO, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

MAURIZIO PALLADINI, ENRICO PROST;

– ricorrente –

contro

C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GABRIELE GARCEA;

– controricorrente –

contro

RI.RA.;

– intimato –

avverso l’ordinanza n. R.G. 410/2018 del TRIBUNALE di PARMA,

depositata l’08/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 03/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ROSSANA

GIANNACCARI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con ordinanza dell’8.11.2019, il Tribunale di Parma accolse per quanto di ragione la domanda proposta dall’Avv. C.F. con la quale aveva chiesto la condanna di R.R. al pagamento dei compensi professionali di avvocato per l’attività svolta in suo favore;

– per quel che ancora rileva in sede di legittimità, il Tribunale accertò che l’avv. C. aveva svolto l’attività difensiva unitamente all’Avv. Contini e si era avvalso dell’attività del domiciliatario;

– quanto alla fase decisionale, il giudice di merito disattese le deduzioni del Ri., secondo cui vi era stato l’apporto di altro difensore in relazione all’attività di interpretazione ed applicazione della clausola della polizza assicurativa poiché tale apporto era ininfluente; per la cassazione della citata ordinanza ha proposto ricorso Ri.Ra. sulla base di due motivi; ha resistito con controricorso l’avv. C.F.; Ri.Ra. è rimasto intimato;

– il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., di inammissibilità del ricorso;

– il ricorrente ha depositato memorie illustrative in prossimità dell’udienza;

solo previa dimostrazione che lo stesso abbia svolto in parte l’attività professionale per la quale chieda di essere ricompensato (ex multis Cassazione civile sez. VI, 18/11/2019, n. 29822);

– nel caso di specie il Tribunale ha accertato che l’Avv. C. aveva svolto l’attività per la quale aveva chiesto il compenso;

– i rilievi relativi all’apporto di altro avvocato, cui peraltro non era stato conferito alcun mandato, sono stati esaminati dal giudice di merito, che, nell’ambito del suo insindacabile apprezzamento, ha escluso qualunque rilevanza in relazione all’apporto del medesimo per la redazione della comparsa conclusionale, riguardo all’attività di interpretazione ed applicazione della clausola di una polizza assicurativa;

– il Tribunale ha evidenziato che l’apporto dell’altro legale nel corso delle riunioni avvenute nello studio del ricorrente erano state ininfluenti in quanto la Corte d’appello aveva accolto integralmente i motivi di gravame predisposto dall’Avv. C. sin dall’atto di citazione;

– il ricorrente, sotto lo schermo della violazione di legge, sollecita una rivalutazione delle circostanze di fatto inerente l’apporto effettivo dell’attività difensiva svolta dall’Avv. C. e, conseguentemente, la valutazione, affidata al giudice di merito relativo all’entità del compenso del professionista;

– come affermato da costante giurisprudenza, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa; l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa e’, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta al sindacato di legittimità (Cass. n. 3340 del 2019).

– con il secondo motivo di ricorso si deduce la violazione dell’art. 91 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere il Tribunale regolato le spese di lite secondo il principio della soccombenza nonostante il ridimensionamento della pretesa dell’attore in ordine alla liquidazione dei compensi professionali, l’accoglimento dell’eccezione di incompetenza territoriale e la deduzione circa il mutamento del rito, integranti giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di lite;

– il motivo è inammissibile;

– in tema di spese processuali, il sindacato della Corte di cassazione, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, è limitato ad accertare che non risulti violato il principio secondo il quale le stesse non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa, per cui vi esula, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, la valutazione dell’opportunità di compensarle in tutto o in parte, sia nell’ipotesi di soccombenza reciproca che in quella di concorso di altri giusti motivi (Cassazione civile sez. VI, 17/10/2017, n. 24502; cfr. Cass. (ord.) 31.3.2017, n. 8421);

– del resto, la regolamentazione delle spese di lite – anche qualora il processo sia articolato per gradi e per fasi o procedimenti incidentali – va sempre operata in relazione all’esito complessivo e finale della lite e non in relazione all’accoglimento di una singola eccezione o difesa (Cassazione civile sez. III, 20/03/2014, n. 6522);

– il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile;

– le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile – 2 della Suprema Corte di cassazione, il 3 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA