Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2222 del 25/01/2019

Cassazione civile sez. lav., 25/01/2019, (ud. 02/10/2018, dep. 25/01/2019), n.2222

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BALESTRIERI Federico – Presidente –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LEONE Margherita Maria – rel. Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20481/2014 proposto da:

INTESA SANPAOLO S.P.A., (già SANPAOLO IMI S.P.A.), in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA GIROLAMO DA CARPI 6, presso lo studio dell’avvocato FURIO

TARTAGLIA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

PAOLO TOSI, giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

L.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LIVORNO 42,

presso lo studio degli avvocati PEPPINO LONETTI e ROSSELLA LONETTI,

che lo rappresentano e difendono giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 75/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/02/2014 R.G.N. 705/2012.

Fatto

RILEVATO

Che:

La Corte di appello di Roma con la sentenza n. 75/2014 aveva confermato la decisione con la quale il tribunale territoriale aveva condannato San Paolo IMI spa a pagare a L.G. la somma di Euro 4.162,00 oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, a titolo di differenze tra gli importi che il L. aveva dovuto versare per altra polizza assicurativa per sè e la moglie e quanto avrebbe invece pagato, allo stesso titolo, se la convenuta avesse mantenuto il precedente sistema praticato da Crediop.

La Corte territoriale premetteva che il L., quale dipendente in quiescenza del Crediop aveva goduto della polizza di assicurazione Assitalia per rimborso delle spese di cura per malattia ed infortunio per se stesso e la propria moglie e che a seguito della incorporazione del Crediop nell’Istuituto Bancario San Paolo di Torino la polizza era stata mantenuta alle medesime condizioni sino a tutto il 1996 e successivamente dismessa. Il lavoratore aveva adito il Pretore di Torino il quale aveva dichiarato che l’Istituto San Paolo era obbligato a tenere ferma la polizza alle condizioni presenti al momento del pensionamento.

L’istituto non aveva dato seguito a tale obbligazione sicchè il dipendente era stato costretto a stipulare altra polizza a condizioni più onerose ed aveva poi adito il Tribunale di Roma perchè condannasse l’Istituto bancario a pagare, a titolo di danno, le differenze tra il costo dei due trattamenti assicurativi. il Tribunale aveva accolto la domanda pure confermata dalla corte di appello.

Il Giudice di secondo grado aveva ritenuto pacifico l’inadempimento dell’Istituto, accertato con la sentenza del Pretore di Torino passata in giudicato, e non opponibile, nella attuale sede di quantificazione del danno, il mancato assenso di Assitalia al rinnovo della polizza, trattandosi di eccezione incidente sull’accertamento della obbligazione e quindi proponibile solo nel giudizio dinanzi al Pretore di Torino.

Aveva comunque rilevato che, in ragione del disposto dell’art. 1218 c.c., l’onere di provare l’impossibilità ad adempiere incombe sul debitore e dunque sull’Istituto bancario che avrebbe dovuto non solo provare il rifiuto di Assitalia, ma anche l’impossibilità di soluzioni alternative sul mercato assicurativo. A ciò conseguiva che comunque, pur esclusa la possibilità dell’adempimento in forma specifica, l’Istituto era tenuto all’adempimento per equivalente ovvero al ristoro del danno sofferto in ragione della maggiore gravosità della polizza, in essa comprese anche le spese dei familiari dell’assicurato.

Avverso detta decisione Intesa San Paolo Spa proponeva ricorso affidandolo a quattro motivi, cui resistevano con controricorso gli eredi del P. in epigrafe indicati anche depositando successiva memoria.

Diritto

CONSIDERATO

1- Il primo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., in riferimento agli artt. 2909 e 1381 c.c., nella parte in cui la sentenza impugnata ha negato l’ammissibilità della prova testimoniale chiesta dalla società in ordine al rifiuto di Assitalia di rinnovare la polizza ex Crediop, ritenendola ormai preclusa dal giudicato costituito dalla citata sentenza n. 4261/98 dell’allora Pretore di Torino: obietta la ricorrente che tale giudicato era solo sull’an dell’obbligo di mantenere tale polizza, senza altra pronuncia sulle pretese risarcitorie e non precludeva la prova del comportamento del terzo.

2)- Il secondo motivo deduce la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 278 c.p.c., per avere i giudici di merito ritenuto che l’accertato inadempimento della banca configuri di per sè un danno risarcibile in favore dell’odierno controricorrente: si obietta, invece, che una sentenza sull’an debeatur, così come una di condanna generica, non esime il giudice successivamente adito dall’accertare l’effettiva esistenza d’un danno e il suo concreto ammontare, previa verifica del nesso causale tra inadempimento e danno.

3)- Il terzo motivo denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1381 c.c. in relazione all’art. 1218 c.c., per non avere la sentenza impugnata distinto tra indennizzo (corrisposto ai sensi dell’art. 1381 c.c. a tutti gli ex dipendenti Crediop e al quale è tenuto chi promette il fatto del terzo, che si sia attivato) e risarcimento del danno, invece spettante qualora il promittente non si sia attivato con diligenza.

4)- Il quarto motivo prospetta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2113 c.c., comma 2, in relazione all’art. 2909 c.c., per non avere la Corte territoriale considerato che, con l’adesione alla Cassa di assistenza Sanpaolo e l’accettazione senza riserve dell’indennizzo contestualmente erogato, il controricorrente aveva espresso la propria volontà di sostituire il, precedente trattamento assicurativo con quello applicato in base al nuovo regime.

5- Osserva la Corte che il ricorso è infondato, dovendosi dare continuità all’indirizzo già espresso in analoghe controversie da Cass. n. 10093/16, Cass. n. 829/15, Cass. n. 25876/14, Cass. n. 22411/13, Cass. n. 14474/13 e Cass. n. 1414/12.

Nell’esaminare i singoli mezzi fatti valere dalla ricorrente, deve osservarsi che il primo motivo è inammissibile per difetto di specificazione, perchè non trascritte le istanze istruttorie disattese dalla Corte territoriale.

Il secondo motivo è infondato: accertato con sentenza passata in giudicato l’obbligo della banca di mantenere, in favore dell’intimato, l’assistenza sanitaria e pacifico essendo il suo inadempimento all’obbligo, senza dimostrazione della sua dipendenza dal fatto del terzo, la condanna risarcitoria segue naturalmente in dipendenza della causale degli esborsi, esattamente determinata (v. Cass. n. 14474/13).

Il terzo motivo è inammissibile per ininfluenza della distinzione posta, avendo la Corte territoriale escluso la spettanza d’un indennizzo, sulla base del citato giudicato del Pretore di Torino, che copre il dedotto e il deducibile, non essendo stata in quel giudizio eccepita l’impossibilità di adempiere per il fatto del terzo (v. Cass. n. 22411/13).

Anche il quarto motivo va disatteso. La questione dedotta è coperta dal giudicato di accertamento dell’obbligo della banca di tener ferma la copertura sanitaria alle condizioni previste alla data del giudicato medesimo, costituito dalla sentenza n. 4261/98 dell’allora Pretore di Torino (v. Cass. n. 25876/14; Cass. n. 14474/13; Cass. n. 1414/12).

In conclusione, il ricorso è da rigettarsi.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 5000,00 per compensi ed Euro 200,00 per spese oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 2 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2019

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