Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22216 del 04/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 04/08/2021, (ud. 20/01/2021, dep. 04/08/2021), n.22216

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. COSENTINO Antonello – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27691-2019 proposto da:

B.M. e T.R. elettivamente domiciliati in Roma,

viale delle Milizie n. 48 presso l’avvocato Corvasce Francesco e

rappresentati e difesi dall’avvocato Marco Polita;

– ricorrenti –

contro

M.V. e C.D.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1268/2019 della Corte d’appello di Ancona,

depositata il 12/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/01/2021 dal Consigliere Annamaria Casadonte.

 

Fatto

RILEVATO

che:

-i sigg.ri B.M. e T.R. impugnano per cassazione la sentenza della Corte d’appello di Ancona che rigettandone il gravame ha confermato la decisione impugnata di accoglimento della domanda proposta dai sigg.ri M.V. e C.D.;

– questi ultimi avevano convenuto in giudizio il B. al fine di sentir accertare il loro diritto di proprietà sulla striscia di terreno – della profondità di mt. 1,5 adiacente ad un loro capannone, adibito a fienile, in agro di (OMISSIS); con condanna del convenuto, che aveva modificato lo stato dei luoghi, al ripristino del medesimo;

– si costituiva il convenuto che chiedeva il rigetto della domanda degli attori e, in via riconvenzionale, la condanna dei medesimi al risarcimento dei danni ex art. 96 c.p.c.;

– al termine del giudizio di primo grado (svoltosi con una istruttoria articolata in prove testimoniali e c.t.u. grafologica), il Tribunale di Ancona – sez. dist. di (OMISSIS) accoglieva la domanda degli attori con condanna del convenuto al ripristino;

– proposto gravame da parte di quest’ultimo – ed intervenuta ex art. 344 c.p.c. T.R., che eccepiva la nullità della sentenza di primo grado per non essere stata citata in giudizio, benché litisconsorte necessaria in quanto comproprietaria con il B. del fondo confinante – la corte territoriale ha preliminarmente escluso la nullità della sentenza di primo grado, rilevando che le domande spiegate da parte attrice nei confronti del B. non incidevano su beni di proprietà della T.;

– nel merito la corte territoriale ha confermato la sentenza gravata, non ravvisando ragioni per discostarsi dall’accertamento effettuato dal primo giudice sulla scorta delle dichiarazioni testimoniali e della scrittura privata del 23.3.83 sottoscritta dal B. (come accertato dalla c.t.u. grafologica);

– la cassazione della sentenza d’appello è chiesta dai ricorrenti con ricorso affidato a due motivi;

– non hanno svolto attività difensiva gli intimati M. e C..

Diritto

CONSIDERATO

che:

-con il primo motivo si deduce in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di un fatto decisivo costituito dall’insussistenza della prova dell’estensione di m.1,50 della proprietà M.- C.;

-nell’ambito del medesimo motivo si lamenta l’omesso esame di atti che avrebbero, invece, giustificato l’integrazione del contraddittorio e condotto ad altra statuizione;

– la censura è inammissibile perché la sentenza gravata è conforme a quella di primo grado cosicché il ricorrente, nel proporre un motivo di ricorso per cassazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, aveva l’onere, rimasto inadempiuto, di indicare le ragioni di fatto poste a base, rispettivamente, della decisione di primo grado e della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. 26774/16);

-con il secondo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 354 c.p.c. e dell’istituto del litisconsorzio necessario in cui la corte territoriale sarebbe incorsa non annullando la sentenza del tribunale per la mancata partecipazione della sig.ra T.R. al giudizio di primo grado;

-la censura – che era stata accennata anche nell’ambito del primo motivo – non ha pregio; gli attori, odierni controricorrenti, non hanno chiesto il regolamento del confine tra il loro fondo e quello dei sigg.ri B. e T., ma hanno chiesto accertarsi la loro proprietà sulla striscia di terreno fiancheggiante il loro fienile; essi hanno cioè esperito un’azione di rivendica, rispetto alla quale è passivamente legittimato chiunque di fatto possegga o detenga il bene rivendicato e sia quindi in grado di restituirlo (tra le tante, Cass. 13973/06) e nel ricorso non si deduce (né, tanto meno, si riferisce di aver dedotto in sede di merito) cha la sig.ra T. esercitasse un possesso o una detenzione sulla striscia di terreno per cui è causa.

-in considerazione dell’esito dei motivi il ricorso va respinto;

-nulla va disposto sulle spese di lite atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte degli intimati;

-ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta sezione-2 civile, il 20 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2021

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