Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22213 del 04/08/2021

Cassazione civile sez. III, 04/08/2021, (ud. 07/06/2021, dep. 04/08/2021), n.22213

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31778-2019 proposto da:

D.O., elettivamente domiciliato in Napoli, via Porzio,

presso l’avv. CLEMENTINA DI ROSA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il 07/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

07/06/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE CRICENTI.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

1.- D.O. è cittadino del (OMISSIS). Secondo il suo racconto, egli ha militato, fino ad esserne dirigente, nel partito (OMISSIS), attivo nella difesa dei diritti civili e dunque avversato dalle forze al potere che, in diverse manifestazioni, hanno usato violenza nei confronti degli aderenti, compreso il ricorrente, giungendo anche ad uccidere il leader riconosciuto di quel partito. La repressione cui era costretto D. lo ha convinto a fuggire, approdando in Italia dopo aver attraversato altre nazioni.

2.- Impugna un decreto del Tribunale di Napoli che ha ritenuto inverosimile il racconto; ha escluso situazioni di conflitto armato generalizzato in (OMISSIS), ed ha ritenuto insussistenti ragioni di vulnerabilità rilevanti ai fini della protezione umanitaria.

3.- Il ricorso è basato su quattro motivi. Il Ministero si è costituito tardivamente ma non ha notificato controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Il ricorso è praticamente identico a quello recante n. 31774/ 2019 ricorrente F.B., nonostante la diversità dei due casi. Anche la decisione impugnata, tuttavia, presenta identità di argomenti con quel caso.

5.- Il primo motivo denuncia violazione della L. 251 del 2007, artt. 3, 4, 5 e 14.

Contiene in astratto due censure: una riguarda, ma in modo assertivo, il giudizio di credibilità; l’altra il difetto di valutazione della situazione del paese di origine.

La prima censura è inammissibile.

A fronte del giudizio di inverosimiglianza, sufficientemente motivato, non v’e’ una specifica censura: il ricorrente, oltre a ripetere le regole astratte in tema di valutazione delle dichiarazioni rese dallo straniero (L. n. 251 del 2007, art. 3) si limita a dire che il Tribunale ha smentito il racconto sulla base di incongruenze e discordanze marginali, non essenziali alla narrazione, ma non dice quali siano.

La censura del giudizio di inverosimiglianza del racconto è dunque generica e non idonea a sminuire l’accertamento fatto dal Tribunale che invece è basato su argomenti specifici (ignoranza dei programmi del partito, date rilevanti – come l’assassinio del leader – non coincidenti ecc.).

La seconda censura, che è ripetuta nel terzo motivo in modo più argomentato, in questo primo è invece del tutto priva di ragioni, limitandosi il ricorrente alla assertiva affermazione che non si è fatto adeguato ricorso alle fonti di conoscenza più attendibili, e se ne indicano di diverse ma senza illustrare il loro contenuto.

6.-Il secondo motivo formalmente denuncia violazione della L. n. 286 del 1998, art. 5 ma solo formalmente in quanto non contiene in realtà alcuna censura alla decisione impugnata, salvo il richiamo di regole giurisprudenziali e di norme non riferite però poi al caso concreto.

7.-Il terzo motivo denuncia violazione della L. n. 25 del 2008, art. 8 anche se tale indicazione non coincide con il tenore effettivo del motivo, che si duole della erronea ed incompleta valutazione delle fonti quanto alla conoscenza della situazione del paese di origine, ed al conflitto armato ivi esistente; vi contrappone infatti fonti proprie ritenute invece significative di quella situazione di violenza.

Il motivo è infondato.

Giova ricordare che ai fini della protezione internazionale il conflitto armato interno, tale da comportare minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un civile, ricorre in situazioni in cui le forze armate governative di uno Stato si scontrino con uno o più gruppi armati antagonisti, o nelle quali due o più gruppi armati si contendano tra loro il controllo militare di un dato territorio, purché il conflitto ascenda ad un grado di violenza indiscriminata talmente intenso ed imperversante da far sussistere fondati motivi per ritenere che un civile rinviato nella regione di provenienza corra il rischio descritto nella norma per la sua sola presenza sul territorio, tenuto conto dell’impiego di metodi e tattiche di combattimento che incrementano il rischio per i civili, o direttamente mirano ai civili; della diffusione, tra le parti in conflitto, di tali metodi o tattiche; della generalizzazione o, invece, localizzazione del combattimento; del numero di civili uccisi, feriti, sfollati a causa del combattimento. (Cass. 5675/2021).

Non è dunque sufficiente invocare fonti che riportano atti terroristici o singoli episodi di violenza, ma è necessario che risulti un conflitto che abbia le caratteristiche sopra descritte.

Per contro, il Tribunale ha fatto riferimento ad una fonte attendibile ed aggiornata (2017).

8.- Il quarto motivo denuncia omesso esame di un fatto controverso e rilevante.

Anche qui, pur a dispetto della rubrica, la censura denuncia di fatto una violazione di legge (L. n. 286 del 1998, art. 5), in quanto si duole della mancata valutazione, ai fini della protezione umanitaria, della situazione del paese di origine, contestando alla decisione impugnata di basarsi esclusivamente sulla valutazione della situazione soggettiva del ricorrente.

Il motivo è fondato.

Allo stesso modo che in Fofana (ric. N. 31774/ 2019) il Tribunale utilizza una stereotipata formula per negare la protezione umanitaria, limitandosi ad escluderla in base alla considerazione della sola condizione soggettiva del ricorrente, senza riferimento alcuno però alla situazione oggettiva del paese di origine, ossia senza valutare se in (OMISSIS) vi siano violazioni di diritti umani che rendono ostativo il rimpatrio e senza tenere conto che la valutazione fatta per escludere la protezione internazionale (L. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c)) non torna utile per decidere in ordine alla protezione umanitaria che prescinde dalla esistenza di un conflitto armato generalizzato e presuppone una violazione di diritti fondamentali che giustificano il permesso di soggiorno.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile primo e secondo motivo, rigetta il terzo, accoglie il quarto. Cassa la decisione impugnata e rinvia al Tribunale di Napoli in diversa composizione anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 7 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 4 agosto 2021

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