Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2221 del 30/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/01/2020, (ud. 26/09/2019, dep. 30/01/2020), n.2221

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29487-2018 proposto da:

M.L., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BALDASSARE

CASTIGLIONE 55, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO VOGLINO,

rappresentato e difeso dall’avvocato FABIO BENINCASA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE 06363391001, in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2383/7/017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 13/03/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO

FRANCESCO ESPOSITO.

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza in data 13 marzo 2018 la Commissione tributaria regionale della Campania, a seguito di rinvio disposto con ordinanza di questa Corte n. 25569/2015, ha respinto l’appello proposto da M.L. avverso la pronuncia di primo grado che aveva rigettato il ricorso proposto contro l’avviso di accertamento con il quale, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, commi 4 e 5, era stato determinato il maggiore reddito del contribuente ai fini IRPEF in relazione all’anno 2002. La CTR così testualmente motivava: “L’appello del M. è infondato nei sensi di cui alla pronuncia di legittimità indicati in narrativa. Non è infatti bastevole l’adduzione probatoria di che trattasi agli effetti del superamento della presunzione di cui all’accertamento D.P.R. n. 600 del 1973, ex art., commi 4 e 5, onde essa presunzione non può che dispiegare i suoi effetti quanto alla determinazione sintetica del reddito del contribuente per il 2002”.

Avverso la suddetta sentenza, con atto dell’U ottobre 2018, il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.

Resiste con controricorso l’Agenzia delle entrate.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

In ordine logico va prioritariamente esaminato il secondo motivo di ricorso con il quale il ricorrente denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la nullità della sentenza impugnata per omessa motivazione, non avendo la CTR esplicitato l’iter logico e giuridico seguito per addivenire al rigetto dell’appello del contribuente.

La censura, correttamente inquadrata nel paradigma normativo di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, è fondata.

Va ribadito che:

– “La motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perchè affetta da error in procedendo, quando, benchè graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture” (Cass. Sez. U., n. 22232 del 2016; Cass. n. 4964 del 2017);

– “La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass., Sez. U., n. 8053 del 2014).

La motivazione della sentenza impugnata rientra paradigmaticamente nelle gravi anomalie argomentative individuate in detti arresti giurisprudenziali, integrando, dunque, un’ipotesi di “motivazione apparente” e ponendosi al di sotto del “minimo costituzionale”.

Invero, questa Corte, accogliendo il ricorso proposto dalla difesa erariale con ordinanza n. 25569/2015, nel richiamare i principi giurisprudenziali in tema di accertamento sintetico D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, ha concluso nel senso che “il giudice del merito non avrebbe potuto considerare idonea la prova della mera provenienza della provvista dai conti bancari del contribuente (non apparendo peraltro utile il solo estratto conto bancario a convincere sull’accumulazione “nel tempo” dei fondi costituenti detta provvista), avendo anche l’obbligo di verificare che detta provenienza sia corroborata da altri elementi idonei a giustificare almeno la presunzione che si tratti di redditi esenti o già assoggettati a tassazione, siccome può desumersi dal fatto della prolungata giacenza delle somme almeno per il periodo di tempo entro il quale all’amministrazione compete effettuare accertamento della loro imponibilità. Non resta che concludere che l’apprezzamento del giudicante, radicato proprio ed esclusivamente sull’idoneità della prova contraria addotta dal contribuente (che non vi è elemento per supporre che sia stata allegata in termini diversi dalla semplice documentazione della giacenza bancaria) merita cassazione, con conseguente restituzione della causa al medesimo giudice, affinchè rinnovi l’esame delle doglianze, alla luce dei sopra evidenziati principi”.

Orbene, a fronte del dictum contenuto nella suddetta pronuncia, la CTR non ha svolto alcuna indagine volta a verificare se la prova documentale contraria offerta dal contribuente concernesse anche l’entità dei redditi esenti o dei redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta nonchè la durata del loro possesso, limitandosi, nella sostanza, a richiamare succintamente il principio di diritto affermato dalla Corte di cassazione e pervenendo, quindi, al rigetto dell’appello del contribuente con motivazione meramente apparente.

L’accoglimento del motivo di ricorso in esame, attendo alla nullità della sentenza per motivazione apparente, comporta l’assorbimento degli altri mezzi di impugnazione.

In conclusione, in accoglimento del secondo motivo di ricorso e con assorbimento degli altri, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Campania, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 26 settembre 2019.

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