Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22199 del 22/09/2017


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Cassazione civile, sez. II, 22/09/2017, (ud. 22/06/2017, dep.22/09/2017),  n. 22199

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. GRASSO Gianluca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29099/2012 proposto da:

P.G. ((OMISSIS)), P.P. ((OMISSIS)),

P.L. ((OMISSIS)), P.F. ((OMISSIS)), tutti quali

eredi universali di P.M., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA VALADIER 43, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI

ROMANO, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

COMUNE di FOGLIANISE (c.f. (OMISSIS)) in persona del Sindaco pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GRAZIOLI LANTE 76,

presso lo studio dell’avvocato GAUDIELLO GAETANO, rappresentato e

difeso dall’avvocato ALESSANDRO RILLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3307/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 02/11/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/06/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARDO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

– la vicenda oggetto del giudizio trae origine dall’incarico di progettazione e direzione dei lavori di costruzione di una scuola che il Comune di Foglianise conferì all’ing. P.M.;

– a conclusione dei giudizi di merito, la Corte di Appello di Napoli, in parziale riforma della pronuncia di primo grado che aveva condannato il Comune convenuto a corrispondere al P. la somma di Euro 4.771,25 (oltre interessi) per ingiustificato arricchimento, condannò il detto comune a corrispondere all’attore la rivalutazione monetaria sulla detta somma determinata dal primo giudice;

– avverso la sentenza di appello hanno proposto ricorso per cassazione P.G., P.P., P. Lodovica e P.F., tutti nella qualità di eredi di P.M., sulla base di sei motivi;

– il Comune di Foglianise ha resistito con controricorso;

– entrambe le parti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

– il primo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la Corte territoriale errato nel ritenere che la deduzione del convenuto, secondo cui nel contratto del 24.6.1994 si era pattuito l’assorbimento delle competenze pregresse ancora dovute in quelle previste dalla convenzione stessa, costituisse mera difesa, piuttosto che domanda riconvenzionale, e conseguentemente per avere ritenuto che tale deduzione fosse ammissibile anche se formulata solo nella memoria di replica) è infondato, dovendo ritenersi che la deduzione de qua, vertendo sulla interpretazione del contratto, costituiva mera difesa sempre deducibile, e non domanda riconvenzionale;

– il secondo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per avere la Corte territoriale erroneamente interpretato la volontà negoziale risultante dal contratto del 24.6.1994, ritenendo che le parti avessero pattuito di inglobare nel relativo compenso le competenze maturate con riferimento al secondo lotto dei lavori di cui alla Delib. Giunta n. 129 del 1994, richiamata nel contratto) è inammissibile, in quanto si riduce ad una censura di merito relativa all’interpretazione del contratto, la quale, per pacifica giurisprudenza di questa Corte, costituisce un tipico accertamento di fatto riservato al giudice di merito e incensurabile in sede di legittimità, quando come nella specie – non risultano violati i canoni legali di ermeneutica contrattuale di cui all’art. 1362 c.c. e segg. e la motivazione della sentenza impugnata risulta esente da errori logici e giuridici (cfr., ex multis, Cass., Sez. L, n. 17168 del 2012; Sez. 2, n. 13242 del 2010), dovendo peraltro ritenersi che la forma scritta prescritta per la stipulazione del contratto è osservata anche col semplice richiamo di altro documento di cui le parti siano a conoscenza (cfr. Cass., Sez. 6-1, n. 7197 del 30/03/2011; Sez. 2, n. 7403 del 14/04/2016);

– il terzo motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per avere la Corte territoriale ritenuto, sulla base dell’elaborato del C.T.U., che il compenso spettante al P. per la rielaborazione del progetto esecutivo del secondo lotto ammontasse a Lire 17.013.750) è parimenti inammissibile, sia perchè difetta di specificità ed autosufficienza (non riportando il contenuto della relazione del C.T.U. sul punto), sia perchè – in ogni caso – si riduce ad una critica di merito alla valutazione della relazione di consulenza tecnica e all’interpretazione del contratto;

– il quarto motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, per avere la Corte territoriale omesso di pronunciarsi sui motivi di appello con i quali si lamentava il mancato apprezzamento della utilitas del nuovo progetto generale approvato con Delib. Giunta n. 192 del 1992 e del progetto esecutivo approvato con Delib. Giunta n. 193 del 1992) è inammissibile in quanto non coglie la ratio decidendi sul punto, avendo la Corte territoriale spiegato (p. 8-9 della sentenza impugnata) che le competenze per tali progetti erano comprese nel compenso complessivo previsto nel contratto del giugno 1994, rimanendo così esclusa l’applicazione dell’art. 2041 c.c.;

– il quinto motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per avere la Corte territoriale ritenuto che le competenze per il nuovo progetto generale approvato con Delib. Giunta n. 192 del 1992 e per il progetto esecutivo approvato con Delib. Giunta n. 193 del 1992, fossero comprese nel compenso complessivo previsto nel contratto del giugno 1994) è inammissibile, trattandosi di censura di merito relativa all’interpretazione del contratto;

– il sesto motivo (proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, in relazione alla ritenuta estinzione per prescrizione delle competenze relative alla progettazione del “primo lotto” dei lavori) è anch’esso inammissibile, in quanto – premesso che, in tema di prescrizione, nel caso di pluralità di prestazioni di lavoro autonomo o professionale, occorre accertare se esse siano state espletate a seguito di un unico incarico, nel qual caso si ha una prestazione unitaria, oppure se si tratti di prestazioni autonome scaturenti da diversi contratti; e che, nel caso di pluralità di prestazioni espletate a seguito di un unico incarico, il termine di prescrizione del diritto al compenso decorre dal giorno in cui è stato espletato l’incarico commesso, e non già dal compimento di ogni singola prestazione professionale in cui si articola l’obbligazione (Cass., Sez. 2, n. 4951 del 14/03/2016; Sez. 2, n. 13209 del 05/06/2006; Sez. 2, n. 1678 del 11/06/1973) – la censura risulta generica, in quanto la parte ricorrente non specifica se progettazione e direzione lavori siano stati attribuiti con un unico contratto oppure con contratti diversi (considerato peraltro che la progettazione è stata eseguita negli anni 70 e la direzione dei lavori negli anni 90);

– la memoria depositata dal difensore dei ricorrenti non offre argomenti nuovi rispetto ai motivi di ricorso;

– il ricorso va, pertanto, rigettato, con conseguente condanna della parte ricorrente, risultata soccombente, al pagamento delle spese processuali, liquidate come in dispositivo.

PQM

 

rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 5.500,00 (cinquemilacinquecento) per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 22 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017

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