Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22194 del 26/10/2011

Cassazione civile sez. trib., 26/10/2011, (ud. 28/09/2011, dep. 26/10/2011), n.22194

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALONZO Michele – Consigliere –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.G.A., SA.Tr., S.I.,

elettivamente domiciliati in Roma, via Mangili n. 3, presso lo studio

dell’avv. Di Stasio Bernardo, rappresentato e difeso dall’avv.

Bevilacqua Guido;

– ricorrenti –

contro

COMUNE DI AVELLINO, in persona del sindaco pro tempore;

– intimato –

per la cassazione della sentenza della Commissione tributaria

regionale della Campania, sez. V, n. 198 del 26 settembre 2006;

Letta la relazione scritta redatta dal consigliere relatore dott.

Cappabianca Aurelio;

constatata la regolarità delle comunicazioni di cui all’art. 380 bis

c.p.c., comma 3.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Premesso:

che i contribuenti proposero distinti ricorsi avverso avvisi di liquidazione di maggior i.c.i., emessi (senza applicazione di interessi e sanzioni) per le annualità dal 1999 al 2001, dal Comune di Avellino in relazione al fabbricato di loro proprietà;

che, a fondamento dei ricorsi, i contribuenti deducevano il difetto di motivazione degli avvisi, in asserita assenza di indicazione dei presupposti di fatto e di diritto che avevano determinato la pretesa fiscale, e la loro illegittimità, in quanto basati su rendita catastale diversa da quella dichiarata, in assenza di notifica della correlativa variazione;

– che l’adita commissione tributaria, riuniti i ricorsi, li accolse, con decisione che, in esito all’appello del Comune, fu, tuttavia, riformata dalla commissione regionale, che riaffermò la legittimità degli avvisi.

Rilevato:

che, avverso la sentenza di appello, i contribuenti hanno proposto ricorso per cassazione in due motivi;

– che il Comune non si è costituito;

osservato:

che, con il primo motivo di ricorso, i contribuenti – deducendo vizio di motivazione e violazione di legge (L. n. 241 del 1990, art. 3, L. n. 212 del 2000, art. 7, D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 11, comma 2 bis, e D.Lgs. n. 32 del 2001, art. 6) – censurano la decisione impugnata per aver ritenuto idoneamente motivati gli avvisi in rassegna, pur in assenza di “qualsiasi riferimento o richiamo alla procedura che ha portato l’u.t.e. a decidere la nuova rendita e la nuova categoria catastale mai notificate al contribuente”;

considerato:

che il motivo appare carente sul piano dell’autosufficienza, poichè, non contenendo alcuna analitica descrizione dei contestati avvisi di accertamento, non offre gli elementi necessari a consentire a questa Corte di valutare immediatamente, già sulla base del solo ricorso, il vaglio della rilevanza e fondatezza della censura (v. Cass. 21621/07, 18506/06);

– che, d’altro canto, non risulta, in concreto, contestata l’indicazione in motivazione della rendita catastale applicata (costituente l’unico dato rilevante ai fini della motivazione dell’accertamento i.c.i., ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 5, comma 2), dovendo peraltro ogni contestazione sul classamento, ai fini della contestazione del procedimento di attribuzione della rendita, essere fatta valere, secondo la previsione della L. n. 342 del 2000, art. 74 nei confronti dell’Agenzia del Territorio (cfr.

Cass. 27766/08);

osservato:

che, con il secondo motivo di ricorso, i contribuenti – deducendo vizio di motivazione e violazione di legge (L. n. 342 del 2000, art. 74, comma 1) – censurano la decisione impugnata per aver ritenuto la nuova rendita catastale applicabile ad annualità precedenti alla relativa notifica;

considerato:

– che il motivo è infondato;

che invero, in tema di i.c.i., gli atti attributivi o modificativi della rendita catastale, emessi anteriormente all’1.1.2000 (data dalla quale l’efficacia di detti atti decorre dalla loro notificazione, L. n. 342 del 2000, ex art. 74, comma 1), in quanto dotati di immediata efficacia anche se non comunicati o notificati al contribuente, consentono il recupero della maggiore imposta eventualmente dovuta, salva l’inapplicabilità di interessi e sanzioni (Cass. 10801/10, 6771/10, 5373/09);

ritenuto:

– che il ricorso va, pertanto, respinto nelle forme di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c.;

ritenuto:

– che, stante l’assenza d’attività difensiva del Comune intimato, non vi è luogo a provvedere sulle spese.

P.Q.M.

la Corte: respinge il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 28 settembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 26 ottobre 2011

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