Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22189 del 03/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 03/08/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 03/08/2021), n.22189

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 25312-2015 proposto da:

T.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ASMARA 25,

presso lo studio dell’avvocato VALENTINO PUCCIARELLI, rappresentato

e difeso dall’avvocato MARIA DI PAOLO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA ISTRUZIONE UNIVERSITA’ E RICERCA, in persona del

Ministro pro tempore, CENTRO SERVIZI AMMINISTRATIVI DI RIETI, tutti

rappresentati e difesi dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domiciliano ope legis, in ROMA alla VIA DEI PORTOGHESI n.

12;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 4812/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 02/07/2015 R.G.N. 2938/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/03/2021 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Dott. VISONA’ STEFANO,

visto il D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 bis, convertito con

modificazioni nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, ha depositato

conclusioni scritte.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. T.C., docente di scuola media, in data 4 luglio 1996 era stato destituito dal servizio con decorrenza dal febbraio 1985 e, successivamente all’annullamento del provvedimento di destituzione da parte del Consiglio di Stato (sentenza n. 2685/2000), era stato riassunto in servizio nell’anno scolastico 2000/2001.

2. Il T. agì, in sede di ottemperanza, innanzi al giudice amministrativo per chiedere l’esecuzione del giudicato, sostenendo che il Ministero era rimasto debitore degli importi corrispondenti alle retribuzioni non corrisposte e agli accessori (rivalutazione monetaria ed interessi legali) sulle somme già corrisposte.

3. Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 7034 del 2004 ha rigettato il ricorso per l’esecuzione del giudicato.

4. Il T. ha convenuto in giudizio, innanzi al giudice del lavoro del Tribunale di Rieti, il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca e il Centro Servizi Amministrativi di Rieti per chiederne la condanna del Ministero al pagamento delle retribuzioni asseritamente non ancora corrisposte (Euro 257.382, 25 ovvero, in subordine, Euro 251.571,33, ovvero Euro 70.233, 41 ovvero 63.453,51), oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali, sostenendo che esse gli spettavano in virtù della sentenza del Consiglio di Stato.

5. Il Tribunale adito rigettò la domanda e la sentenza è stata confermata dalla Corte di Appello di Roma, con la sentenza indicata in epigrafe.

6. Avverso detta sentenza, T.C. ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, al quale ha resistito con controricorso il Ministero della Istruzione Università e Ricerca.

7. Il P.M., ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8-bis, inserito dalla Legge di conversione 18 dicembre 2020, n. 176, ha presentato conclusioni scritte chiedendo il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Sintesi dei motivi.

8. Con il primo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 45 trasfuso nell’art. 69, comma 7 T.U. Pubblico Impiego.

9. Imputa alla Corte territoriale di avere errato nel ritenere che la domanda proposta da esso ricorrente rientrasse nella giurisdizione del giudice amministrativo sul rilievo che il provvedimento con il quale era stata disposta la destituzione era stato adottato in epoca precedente il 30.6.1998. Assume che la domanda azionata con il ricorso introduttivo del giudizio non concerneva il provvedimento di destituzione, ma aveva ad oggetto il diritto al pagamento delle retribuzioni non pagate e che la lesione di siffatto diritto si era realizzata nel 2006, quando l’Amministrazione aveva dichiarato di avere pagato tutto quanto dovuto, a fronte della pretesa di esso ricorrente di avere diritto ad ottenere somme di importo maggiore. Inoltre, asserisce che il periodo di inadempimento totale dell’Amministrazione aveva avuto origine nell’anno 2000, si era trasformato in “latitanza parziale” dal 2002 al 2006 per diventare rifiuto allorché l’Amministrazione aveva cessato di pagare.

10. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione della L. n. 1034 del 1971, art. 33, comma 4 aggiunto dalla L. n. 205 del 2000, in combinato disposto con il R.D. 26 giugno 1924, n. 1054, art. 27.

11. Contesta alla Corte territoriale l’erronea interpretazione della sentenza n. 7034 del 2004 pronunciata dal Consiglio di Stato nel giudizio di ottemperanza e, in particolare, di non avere rilevato “che non è stata rigettata la domanda relativa all’inottemperanza, ma quella relativa alla completa inottemperanza”. Richiamate le norme di legge indicate nella rubrica del motivo e l’evoluzione giurisprudenziale sul giudizio di ottemperanza, afferma che solo con l’art. 112, comma 3 del c.p.A. il giudice dell’ottemperanza può emettere sentenze di condanna.

12. Invoca la sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte n. 27277 del 2011, nella parte in cui è stato riconosciuto al giudice dell’ottemperanza di esercitare poteri di cognizione nei limiti della giurisdizione sua propria, per sostenere che il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 7034 del 2004, si era limitato a rigettare la domanda ma non aveva esercitato alcun potere “cognitorio” né tampoco “ha vagliato i conteggi (e come avrebbe potuto, senza un ausiliario esterno? Forse che un Giudice giudica per scienza privata?)”.

13. Asserisce che ogni questione relativa all’ottemperanza può essere riproposta fino a che “il soggetto competente (Consiglio di Stato o TAR) non valuti che l’Amministrazione ha compiuto atti satisfattivi, la cui legittimità va eventualmente affrontata in altro giudizio” e che all’ottemperanza non si applicano i principi relativi al passaggio in giudicato delle sentenze.

Esame dei motivi.

14. Entrambi i motivi del ricorso, da trattarsi congiuntamente perché correlati alla questione dell’incidenza, nel presente giudizio, del giudicato formatosi sulla richiesta di ottemperanza proposta dinanzi al giudice amministrativo, sono infondati.

15. Diversamente da quanto prospetta il ricorrente (primo motivo), la riconduzione della intera vicenda alla giurisdizione del giudice amministrativo è stata affermata dalla Corte territoriale, incidenter, al solo fine di spiegare che la sentenza n. 7034 del 2004, pronunciata dal Consiglio di Stato nel giudizio di ottemperanza, aveva accertato che il Ministero aveva dato compiuta ed esatta attuazione al giudicato amministrati, o concernente il provvedimento di destituzione e per esplicitare le ragioni della affermata incidenza preclusiva della sentenza del Consiglio di Stato n. 7034/2004 nel giudizio proposto davanti al giudice ordinario, per ottenere la condanna del Ministero all’esatto adempimento del precedente giudicato amministrativo.

16. Tanto precisato, va osservato che il giudicato, in quanto destinato a fissare la regola del caso concreto, va assimilato agli elementi normativi della fattispecie, con la conseguenza che il giudice di legittimità può direttamente accertare l’esistenza e la portata del giudicato esterno con cognizione piena, indipendentemente dalla interpretazione data al riguardo dal giudice di merito (Cass. S.U. 28.11.2007 n. 24644).

17. Va, poi, evidenziato che, in linea di principio, il giudicato amministrativo, sebbene relativo all’atto e non al rapporto, preclude il riesame in altro giudizio, proposto tra le stesse parti dinanzi al giudice ordinario, anche se per finalità diverse, delle questioni che siano state oggetto di cognizione da parte del giudice speciale, negli stessi limiti previsti dall’art. 2909 c.c., e, quindi, anche di quelle che, sebbene non espressamente dedotte, in quanto deducibili, costituiscono la premessa necessaria o il fondamento logico giuridico della pronuncia dispositiva (Cass. 4.7.2014 n. 15393).

18. A detto principio la Corte territoriale ha fatto implicito richiamo nel ritenere che il rigetto della istanza di ottemperanza da parte del Consiglio di Stato precludeva la proposizione della domanda proposta con il ricorso di primo grado.

19. La Corte territoriale ha rilevato che dalla sentenza del giudice amministrativo emergeva che, in sede di ottemperanza, il T. aveva domandato “l’esecuzione del giudicato nonché la nomina di un commissario ad acta per l’adozione degli atti necessari per la completa ottemperanza alla decisione sopra menzionata (corresponsione degli stipendi non corrisposti dal 27.2.85 al maggio 2000, maggiorati di interessi e rivalutazione, decurtati di quanto percepito a titolo di assegno alimentare”.

20. Essa, inoltre, ha affermato che, diversamente da quanto prospettato dal T., il Consiglio di Stato, in sede di giudizio di ottemperanza, non aveva omesso alcuna pronuncia, ma aveva vagliato i calcoli effettuati dalla Amministrazione in esecuzione del giudicato relativo alli annullamento del provvedimento destituzione e li aveva ritenuti corretti; ha precisato che dalla sentenza del Consiglio di Stato emergeva che nel ricorso per l’esecuzione del giudicato il T. aveva domandato anche il pagamento degli interessi e della rivalutazione monetaria.

21. La Corte territoriale, poi, si è ampiamente confrontata con la natura eterogenea del giudizio di ottemperanza, nella parte in cui ha osservato che l’oggetto del giudizio di ottemperanza consiste nella verifica dell’effettivo adempimento da parte dell’amministrazione pubblica dell’obbligo di conformarsi al comando impartito dal giudice della cognizione, nel quale “il giudice dell’esecuzione è chiamato non solo ad enucleare e precisare il contenuto degli obblighi nascenti dalla decisione passata in giudicato, ma anche, quando emergano problemi interpretativi la cui soluzione costituisca l’indispensabile presupposto della verifica dell’esattezza dell’esecuzione, ad adottare una statuizione analoga a quella che egli potrebbe emettere in un nuovo giudizio di cognizione” e ha richiamato i principi affermati dalle Sezioni Unite di questa Corte nelle sentenze n. 27277/2011 e n. 16469/2006) in punto di limiti esterni a tale cognizione.

22. Come, correttamente affermato dalla Corte territoriale, la lettura della sentenza n. 7034 del 2004 del Consiglio di Stato, attesta che quest’ultimo, acquisita dall’Istituto Scolastico la documentazione concernente i conteggi analitici delle differenze stipendiali, degli interessi e della rivalutazione monetaria, ha vagliato tali conteggi, anche alla luce dei rilievi mossi dal consulente del lavoro di fiducia del T., e ha affermato in modo chiaro che il Ministero aveva ottemperato in modo completo al precedente giudicato.

23. La decisione è rimasta circoscritta alla valutazione dell’adempimento di tutti gli obblighi e solo di quelli che nascevano dal giudicato e non ha integrato la decisione né esercitato poteri di cognizione.

24. La pronuncia è preclusiva della tutela domandata al giudice ordinario, la quale ha ad oggetto la condanna del Ministero al pagamento delle retribuzioni e degli accessori, dovuti per effetto del giudicato amministrativo concernente l’annullamento del provvedimento di destituzione, domanda fondata sull’assunto dell’inadempimento degli obblighi derivanti dal giudicato amministrativo.

25. In conclusione, il ricorso deve essere rigettato.

26. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

27. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, deve darsi atto, ai fini e per gli effetti precisati da Cass. Sez. Un. 4315/2020, della ricorrenza delle condizioni processuali previste dalla legge per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto dal ricorrente.

P.Q.M.

LA CORTE

Rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5.000,00 oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2021

 

 

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