Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22186 del 22/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/09/2017, (ud. 06/07/2017, dep.22/09/2017),  n. 22186

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IACOBELLIS Marcello – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16709/2016 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

PIZZOLANTE S.R.L. (P.I. (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante elettivamente domiciliata in ROMA, CORSO VITTORIO

EMANUELE II, n. 18, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO

CONVERTI, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 85/1/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE della PUGLIA, depositata il 19/01/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 06/07/2017 dal Consigliere Dott. MAURO MOCCI.

Fatto

RILEVATO

che la Corte, costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., Delib. di procedere con motivazione semplificata;

che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia che aveva accolto l’appello della s.r.l. Pizzolante contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Bari. Quest’ultima aveva respinto l’impugnazione della società avverso un avviso di accertamento IRES, IVA e IRAP, per l’anno 2007;

che, nella decisione impugnata, la CTR ha osservato che il contribuente non sarebbe stato sufficientemente tutelato in fase preliminare per mancata doverosa instaurazione del contraddittorio.

Diritto

CONSIDERATO

che il ricorso è affidato a due motivi;

che, col primo, l’Agenzia assume la violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12,D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, L. n. 146 del 1998, art. 10,comma 3 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 51 e 55, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, giacchè la CTR avrebbe erroneamente reputato l’accertamento basato solo sulle risultanze dello studio di settore, laddove esso sarebbe invece derivato dall’esame della documentazione fornita dal ricorrente e dalle anomalie riscontrate: per l’accertamento induttivo non sarebbe stata affatto necessaria la preventiva instaurazione del contraddittorio;

che, col secondo, denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 2423 c.c. e segg., D.P.R. n. 600 del 1973, art. 15 e dell’art. 92 T.U.I.R., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3: la pronunzia impugnata si sarebbe posta in contrasto con le regole sottese all’elaborazione del bilancio;

che l’intimata si è costituita con controricorso;

che il primo motivo è fondato;

che, invero, è concettualmente erroneo cumulare in un’unica valutazione, IRPEG, IRAP ed IVA, ai fini del contraddittorio preventivo, così come ha fatto la CTR pugliese;

che, in tema di diritti e garanzie del contribuente sottoposto a verifiche fiscali, non sussiste per l’Amministrazione finanziaria alcun obbligo di contraddittorio endoprocedimentale per gli accertamenti ai fini IRPEG ed IRAP, assoggettati esclusivamente alla normativa nazionale, vertendosi in ambito di indagini cd. “a tavolino” (Sez. U, n. 24823 del 09/12/2015); che infatti, l’Amministrazione finanziaria è gravata del suddetto obbligo generale solo per i tributi “armonizzati” come l’IVA, la cui violazione comporta l’invalidità dell’atto purchè il contribuente abbia assolto all’onere di enunciare in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere e non abbia proposto un’opposizione meramente pretestuosa (Sez. U, n. 24823 del 09/12/2015);

che la società non risulta aver assolto l’onere di enunciare le ragioni concrete che avrebbe potuto far valere, ove il contraddittorio fosse stato tempestivamente attivato; che il secondo motivo è inammissibile, giacchè la sentenza impugnata risulta fondata solo sulla ratio riguardante la violazione del contraddittorio;

che deve in definitiva procedersi alla cassazione della sentenza con rinvio alla CTR della Puglia, in diversa composizione, affinchè si attenga ai principi di cui sopra, anche per le spese del giudizio di cassazione.

PQM

 

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Puglia, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017

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