Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22179 del 22/09/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 22/09/2017, (ud. 06/07/2017, dep.22/09/2017),  n. 22179

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. DI PAOLA Luigi – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 14356-2013 proposto da:

C.A.R., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

PIAZZA CAVOUR presso la CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato CLAUDIO SOLINAS;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UNIVERSITA’ E RICERCA, (OMISSIS), in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 326/2012 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 17/07/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 06/07/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI DI PAOLA.

Fatto

RILEVATO

che:

la sentenza impugnata, in riforma della decisione del primo giudice, ha rigettato le domande proposte dalla lavoratrice, volte alla declaratoria di illegittimità del termine apposto ai vari contratti intercorsi tra le parti, con conseguente conversione degli stessi in uno a tempo indeterminato e condanna al pagamento, in favore della medesima lavoratrice, di posta risarcitoria – anche in via subordinata, ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, in ragione dell’illecito comportamento dell’amministrazione -, con riconoscimento del diritto alla ricostruzione di carriera, all’attribuzione dell’anzianità di servizio maturata e alla corresponsione dell’incremento retributivo conseguente a detta anzianità;

per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso C.A.R., affidato a cinque motivi;

il Ministero ha resistito con controricorso;

è stata depositata la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

il Collegio ha deliberato di adottare la motivazione semplificata;

la ricorrente – denunciando, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione della direttiva del Consiglio UE del 28 giugno 1999, n. 70, artt. da 1 a 4, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso il 18 marzo 1999 tra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale (CES, CEEP e UNICE), segnatamente: il preambolo, l’obiettivo (clausola 1), comma 1 lett. a) e b); campo d’applicazione (clausola 2), commi 1 e 2, lett. a) e b); definizioni (clausola 3); misure di prevenzione degli abusi (clausola 5), dalla L. n. 124 del 1999, commi 1, lett. a), b), c), e comma 2, lett. a) e b); dell’art. 4, comma 6, e comma 14 bis aggiunto dal D.L. n. 134 del 2009, art. 1 conv. in L. n. 167 del 2009; della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 605, lett. c), – ha censurato l’avvenuto riconoscimento della legittimità della reiterazione dei contratti a termine, assumendo che anche l’esigenza sottesa alle assunzioni per coprire posti vacanti in “organico di fatto” è “permanente e durevole”, onde il contrasto della predetta reiterazione con le finalità di prevenzione degli abusi della direttiva in questione;

inoltre – denunciando, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 346 c.p.c. e 416 c.p.c., del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, commi 1 e 2, e art. 4,. dell’art. 2967 c.c., comma 2, della direttiva del Consiglio UE del 28 giugno 1999, n. 70, clausola 6, comma 1, dell’accordo quadro allegato alla predetta direttiva – ha censurato l’omissione di pronuncia, in appello, in ordine alla formulata eccezione di tardività della memoria della costituzione del Ministero in primo grado, contenente la affermazione di insussistenza dell’abuso, in difetto di allegazione e prova, da parte della lavoratrice, della ricorrenza di esigenze permanenti;

di seguito – denunciando, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione della direttiva del Consiglio UE del 28 giugno 1999, n. 70, artt. da 1 a 4, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato concluso il 18 marzo 1999 tra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale (CES, CEEP e UNICE), 7^ considerando della direttiva, primo capoverso del Preambolo e punto 8 delle considerazioni generali dell’accordo quadro; campo d’applicazione (clausola 2), commi 1 e 2, lett. a) e b) – ha censurato l’avvenuto riconoscimento della natura speciale del sistema di reclutamento del comparto scuola;

ancora – denunciando, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, commi 1, 2, 3 e 5, in relazione agli artt. 1 e 2; della direttiva del Consiglio UE del 28 giugno 1999, n. 70, relativa all’accordo quadro e segnatamente misure di prevenzione degli abusi (clausola 5), commi 1, lett. a), b), c), e comma 2, lett. a), b); dell’art. 11 preleggi – ha censurato la statuizione ove è negata l’applicabilità, al caso, del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, che ammette il ricorso ai contratti flessibili solo in presenza di esigenze temporanee ed eccezionali, non venendo in considerazione ratione temporis il D.L. n. 70 del 2011, art. 9, comma 18;

infine – denunciando, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione dell’allegato 1 accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, direttiva del Consiglio UE del 28 giugno 1999, n. 70, principio di non discriminazione (clausola n. 4), definizioni (clausola 3, punto 2, e clausola 4, punto 1 – ha censurato la statuizione di rigetto della domanda di incremento retributivo -finalizzata all’equiparazione del trattamento economico a quello riservato ai lavoratori titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato determinato dall’anzianità di servizio.

Ritenuto che:

la prima, terza e quarta censura, da esaminare congiuntamente in quanto connesse tra di loro, non sono fondate, essendo la sentenza impugnata conforme al principio di diritto ribadito (in adesione a Cass. nn. 22556 e 22557 del 2016), da ultimo, da questa Corte con la sentenza n. 8935/2017, ove è stato affermato, con riguardo alle ipotesi di reiterazione dei contratti a termine nel settore scolastico per le supplenze su “organico di fatto” e per quelle temporanee, che “non è, in sè, configurabile alcun abuso ai sensi dell’Accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, – fermo restando il diritto del lavoratore di allegare e provare il ricorso improprio o distorto a siffatta tipologia di supplenze prospettando non già la sola reiterazione, ma le sintomatiche condizioni concrete della medesima -; nè il carattere abusivo della reiterazione può essere affermato quale conseguenza della dichiarazione di illegittimità della L. n. 124 del 1999, art. 4, commi 1 e 11, (Corte cost., sentenza n. 187 del 2016), perchè l’abuso sussiste solo a condizione che le supplenze abbiano riguardato l’organico di diritto e si siano protratte per oltre 36 mesi”;

non risulta, nel caso, la reiterazione dei contratti per le supplenze su “organico di diritto” per un periodo superiore a trentasei mesi, nè vi è precisa deduzione circa il ricorso improprio o distorto, da parte dell’amministrazione, alle varie tipologie di supplenze temporanee;

è infondata altresì la seconda censura, già sol perchè, per come si evince dalla sentenza impugnata, la deduzione imperniata sulla successione di contratti a termine per tre anni scolastici (2005/2006, 2006/2007, 2007/2008), esclude in radice il superamento dei trentasei mesi oltre i quali è configurabile l’abuso; restando in ogni caso fermo che spetta al lavoratore allegare e provare il fatto costitutivo (ossia la reiterazione di contratti a termine per supplenze annuali in “organico di diritto” per un periodo superiore a trentasei mesi, ovvero il ricorso improprio o distorto, da parte dell’amministrazione, alle altre tipologie di supplenze) della pretesa risarcitoria; sicchè resta irrilevante ogni deduzione, tempestiva o meno, del Ministero in proposito;

è inammissibile l’ultima censura, poichè fondata su causa petendi (i.e.: violazione del principio di non discriminazione determinata dal deteriore trattamento spettante ai lavoratori a termine rispetto a quello riservato a quelli a tempo indeterminato) diversa da quella (i.e.: dedotta illegittimità dei contratti a termine o condotta illecita dell’amministrazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, ex art. 36) posta a fondamento dell’originaria domanda (cfr., su analoga vicenda, Cass. 18/11/2016, n. 23535);

la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali, giustificano la compensazione delle spese del giudizio di legittimità;

va dato atto, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

rigetta il ricorso; compensa le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 6 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017

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