Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22175 del 05/09/2019

Cassazione civile sez. III, 05/09/2019, (ud. 17/06/2019, dep. 05/09/2019), n.22175

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4608-2018 proposto da:

S.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OSLAVIA 14,

presso lo studio dell’avvocato NICOLA MANCUSO, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato EDMONDO PESCATORI;

– ricorrente –

contro

M.T.S., AURORA ASSICURAZIONI SPA, L.A.,

P.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 769/2016 della CORTE D’APPELLO di M.,

depositata il 13/12/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/06/2019 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA.

Fatto

RILEVATO

che:

1. Nel 1998, M.T.S. convenne in giudizio, innanzi al Tribunale di Patti, P.A. e S.G., lamentando aver subito gravi danni al suo immobile a seguito dei lavori eseguiti dal primo su un fabbricato confinante appartenente al secondo. Chiese quindi il risarcimento dei predetti danni.

Si costituirono in giudizio il P. e lo S., contestando entrambi la domanda. Il primo chiamò in causa la propria compagnia assicuratrice Aurora Assicurazioni S.p.a., il secondo rilevò che gli unici responsabili erano il P., quale esecutore dei lavori allo stesso appaltati, e l’ing. L.F., quale direttore dei lavori, che chiamò in giudizio.

Si costituirono pure i chiamati. L’Aurora Assicurazioni rilevò inoperatività della polizza in quanto i danni erano stati causati da lavori espressamente esclusi dalla garanzia. L’ing. L. contestò qualunque sua responsabilità.

Espletata una ctu, il Tribunale, con sentenza del 7.4.2005, ritenne responsabile dei danni il P. e lo S. nella misura del 50% ciascuno, condannandoli in solido al pagamento nei confronti dell’attrice. Rigettò la domanda di garanzia del P. nei confronti dell’assicurazione e quella dello S. nei confronti dell’ing. L..

2. La decisione è stata confermata dalla Corte di Appello di M. con la sentenza n. 769/2016, depositata il 13 dicembre 2016, con la quale sono stati rigettati sia l’appello proposto dal P. avverso il rigetto della domanda di garanzia formulata nei confronti dell’assicurazione, sia quello proposto dallo S. avverso il riconoscimento della propria responsabilità e l’esclusione di qualsiasi responsabilità a carico del direttore dei lavori.

Nel corso del giudizio d’appello è stata disposto un richiamo di ctu per specificare se nella realizzazione del fabbricato si fosse provveduto all’esecuzione di opere di sottomurazione. Depositato il supplemento, la causa, prima assunta in decisione, è stata nel 2013 rimessa sul ruolo per l’acquisizione della relazione integrativa, mancante agli atti.

L’ordinanza di rimessione sul ruolo non è però stata comunicata dalla cancelleria ai difensori dello S. e del L., in quanto entrambi cancellatisi dall’albo dell’ordine degli avvocati. La Corte pertanto, con altra ordinanza del 2014, ha onerato l’appellante P. a notificare personalmente alle suddette parti l’ordinanza. Constatato il decesso del ctu, ha invitato pure tutte le parti a depositare le copie della relazione integrativa e di quella originaria, anch’essa mancante agli atti.

Con ulteriore ordinanza del 2015, la Corte, evidenziato che gli avvocati difensori del L. e del L.P. si erano volontariamente cancellati e che, secondo la giurisprudenza, la cancellazione volontaria è assimilabile alle ipotesi di revoca della procura o rinuncia ad essa, ha invitato il P. a notificare tutte le ordinanze allo S. e al L. presso gli originari difensori, rinnovando l’invito alle parti a depositare la copia della relazione tecnica integrativa (invito però disatteso).

In sede di decisione finale, il giudice dell’appello, pur in mancanza della prova dell’avvenuta notifica da parte dell’appellante principale P. di tutti provvedimenti interlocutori, ha ritenuto, per ragioni di economia processuale, che fosse inutile disporre un nuovo termine per la rinnovazione, stante l’evidente infondatezza dell’appello dello S.. Quest’ultimo, infatti, quale proprietario del fondo era corresponsabile dei danni in virtù di quanto previsto dagli artt. 840 e 2043 c.c., come pacificamente riconosciuto dalla giurisprudenza.

Quanto alla pretesa responsabilità dell’ing. L., il rigetto della domanda di garanzia era stato correttamente disposto a fronte della mancata prova e, ancor prima, della mancata allegazione da parte dello S. di concorrenti inadempimenti del professionista, in termini di omessi controlli ovvero di errori nelle istruzioni impartite.

3. Avverso tale sentenza propone ricorso in Cassazione, sulla base di un motivo, il signor S.G..

3.1. Gli intimati P.A., M.T.S., Aurora Assicurazioni S.p.a. e L.F. non hanno svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con l’unico motivo, il ricorrente lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, la nullità del procedimento per notifica di atto (l’ordinanza della Corte di Appello di Messina del 2013) a procuratore cancellato volontariamente dall’albo territoriale.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione avrebbero affermato il principio, contrario a quello applicato dalla Corte di Messina con l’ordinanza del 2015, secondo cui la notifica di un atto processuale eseguita ad un difensore che si sia nelle more cancellato volontariamente dall’albo professionale è affetta da nullità per violazione dell’art. 330 c.p.c., comma 1 in quanto indirizzata ad un soggetto non più abilitato a riceverla, atteso che la volontaria cancellazione importa per il professionista la simultanea perdita dello ius postulandi sia dal lato attivo che dal lato passivo.

Pertanto, sarebbero privi valore giuridico gli atti del giudizio a quo successivi alla notifica dell’ordinanza del 2013, in quanto da essa necessariamente dipendenti ai sensi dell’art. 159 c.p.c..

Vi sarebbe stato inoltre l’interesse sostanziale del ricorrente a non essere escluso dal giudizio d’appello nonchè l’interesse all’adempimento della richiesta di ricostruzione del fascicolo processuale avanzata della Corte di appello, posto che il gravame promosso dallo S. trovava il suo fondamento nelle risultanze istruttorie e quindi nella consulenza tecnica di ufficio, dalla quale si sarebbe potuto acclarare l’inadempimento del direttore dei lavori alle obbligazioni di vigilanza e comunicazione al committente.

L’assenza di tale documento avrebbe impedito alla Corte di appello di poter esaminare la fonte delle doglianze dell’appellante.

5. Il motivo è inammissibile.

Il giudice di secondo grado, in sede di decisione, superando la questione della mancanza di prova circa l’effettiva notifica dell’ordinanza del 2013 presso gli originari procuratori delle parti, volontariamente cancellatisi dall’albo (notifica che, dal ricorso, sembra essere comunque pervenuta all’odierno ricorrente) ha ritenuto applicabile il principio in ragione del quale, in caso d’impugnazione manifestamente infondata, la necessità di assicurare l’osservanza del principio della ragionevole durata del processo consente di omettere la concessione di termine per provvedere ad integrazione del contraddittorio, che si tradurrebbe unicamente in un inutile aggravio di spese a carico dell’appellante ed in un allungamento dei termini per la definizione del giudizio, senza comportare alcun beneficio per la garanzia dell’effettività dei diritti processuali delle parti (cfr. Cass. civ. sez. unite 22 marzo 2010, n. 6826; Cass. civ. sez. II 8 febbraio 2010, n. 2723).

Tale soluzione appare corretta anche ove si ritenga, applicando l’orientamento delle Sezioni Unite n. 3702/2017 richiamato dal ricorrente (relativo al diverso caso di notifica dell’atto di gravame), che sia nulla la notifica al procuratore cancellatosi volontariamente dall’albo. La Corte di Messina ha infatti esaminato il merito dell’appello dello S., ritenendo, con valutazione non censurata dal ricorrente, che la responsabilità del proprietario fosse pacifica in base agli artt. 840 e 2043 c.c., nonchè per costante giurisprudenza, e che, prima ancora della prova di condotte inadempienti da parte del direttore dei lavori, mancasse una specifica allegazione di tale condotte da parte dell’appellante.

Risulta pertanto evidente come tale valutazione non avrebbe potuto essere diversa neppure laddove lo S. avesse avuto tempestiva comunicazione dell’ordinanza con cui il giudice di secondo grado chiedeva alle parti di produrre il supplemento di ctu non risultante agli atti.

6. Non occorre disporre sulle spese in considerazione del fatto che l’intimata non ha svolto attività difensiva.

PQM

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 17 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 settembre 2019

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