Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22174 del 03/11/2016


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Cassazione civile sez. trib., 03/11/2016, (ud. 28/10/2016, dep. 03/11/2016), n.22174

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. IANNELLI Domenico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

CaMAP SUD srl, rappresentata e difesa dall’avv. Vicinanza Raffaele ed

elettivamente domiciliata in Roma presso lo studio dello stesso,

nonchè dell’avv. Alessandra Vicinanza, in piazza Camerino n. 15;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma in via dei Portoghesi n. 12;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Campania n. 183/31/08, depositata il 13 ottobre 2008;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 28

ottobre 2015 dal Relatore Cons. Antonio Greco;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

Sanlorenzo Rita, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La COMAP SUD srl propone ricorso per cassazione, con due motivi, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania che, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle entrate, per quanto ancora rileva ha confermato la legittimità della pretesa espressa con l’avviso di accertamento, emesso nei confronti della COMAP SUD srl ai fini dell’IVA, dell’IRPEG e dell’IRAP per l’anno 2003, con il quale veniva recuperato a tassazione il compenso attribuito al presidente del consiglio di amministrazione della società per l’anno 2003 in quanto, pur essendo stato contabilizzato il (OMISSIS), era stato invece corrisposto il (OMISSIS).

Il giudice d’appello ha infatti ritenuto che tali emolumenti, alla luce dell’art. 62, comma 3 Tuir, erano deducibili per cassa.

L’Agenzia delle entrate non ha svolto attività difensiva, limitandosi a depositare atto di costituzione ai solo fini della partecipazione alla discussione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo del ricorso, con il quale si denuncia “violazione – falsa applicazione delle norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3,” ed il secondo motivo, con il quale la società contribuente lamenta “omessa – contraddittoria – insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio (art. 360 c.p.c., n. 5)”, sono inammissibili, in quanto non conformi alle prescrizioni dell’art. 366 bis c.p.c., applicabile ratione temporis.

Essi sono infatti del tutto privi, rispettivamente, del quesito di diritto e del cd. momento di sintesi, vale a dire della “chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione”.

Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

Non vi è luogo a provvedere sulle spese, considerato il mancato svolgimento di attività da parte dell’Agenzia delle entrate.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, il 28 ottobre 2015.

Depositato in Cancelleria il 3 novembre 2016

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