Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22174 del 03/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 03/08/2021, (ud. 17/02/2021, dep. 03/08/2021), n.22174

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12633-2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e

quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. – Società di

Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati ANTONINO SGROI,

CARLA D’ALOISIO, EMANUELE DE ROSE, LELIO MARITATO;

– ricorrenti –

contro

SO.G.IN (Società Gestione Impianti Nucleari) S.p.A., in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA L.G. FARAVELLI 22, presso lo studio dell’avvocato ARTURO

MARESCA, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8262/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 05/11/2014 R.G.N. 9760/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/02/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCO BUFFA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

Con sentenza del 5.11.14 la Corte di Appello di Roma ha confermato la sentenza del 14.6.12 del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto l’opposizione della Sogin s.p.a. alla cartella esattoriale con la quale l’INPS aveva chiesto il pagamento di contributi per malattia e maternità.

In particolare, premesso che la società aveva assunto a proprio carico il trattamento di malattia e di maternità, la sentenza impugnata ha ritenuto insussistente l’obbligazione contributiva D.L. n. 112 del 2008, ex art. 20 convertito in L. n. 133 del 2008, ritenendo applicabile il principio anche alla maternità D.Lgs. n. 151 del 2001, ex art. 22, comma 2 e della L. n. 1204 del 1971, art. 15.

Avverso tale sentenza ricorre l’INPS per un motivo, cui resiste la società con controricorso illustrato da memoria.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con unico motivo si deduce violazione del D.L. n. 112 del 2008, art. 20 comma 1, D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 79,L. n. 138 del 1943, art. 6 e D.P.R. n. 145 del 1965, art. 1 per avere la sentenza impugnata trascurato che alle società per azioni derivanti da trasformazione di enti pubblici tra cui l’Enel si applica l’obbligo di versamento contributivo della maternità, atteso che detto obbligo non è soggetto a regime derogatorio (che riguarda solo la malattia).

Occorre premettere che nessuna censura riguarda la contribuzione per malattia, riferendosi il motivo di ricorso solo alla contribuzione per maternità.

Tanto specificato, il motivo è fondato.

Questa Corte (da ultimo, Cass. Sez. L, n. 19843 del 22 settembre 2020, nonché n. 19241 del 15 settembre 2020, alla cui ampia motivazione si fa rinvio) ha già chiarito che le società che, come l’odierna controricorrente, derivano la loro genesi dal processo di trasformazione dell’ENEL, sono obbligate al pagamento della contribuzione per maternità anche per il periodo anteriore all’1.1.2009, nonostante il versamento diretto del trattamento dovuto alle lavoratrici madri, non essendo estensibile a tali contributi l’esonero previsto dal D.L. n. 112 del 2008, art. 20 cit., con riferimento ai contributi per malattia, in favore dei datori di lavoro che abbiano corrisposto direttamente ai lavoratori la relativa indennità (cfr. altresì Cass. n. 15394 del 2017 e, da ult., Cass. n. 2936 del 2019).

A supporto di tale conclusione si è sottolineato da un lato che l’obbligo, per tali società, di corrispondere ai propri dipendenti il trattamento di maternità discende dai contratti collettivi, e non già dal D.P.R. n. 145 del 1965, art. 1 che deve ritenersi disposizione ormai priva di efficacia diretta, in quanto legata necessariamente all’esistenza dell’ente pubblico economico denominato Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, già venuto meno a seguito della sua trasformazione in società per azioni, per effetto del D.L. n. 333 del 1992, e poi ulteriormente scomposto in più società a seguito della liberalizzazione del mercato elettrico realizzata dalla Legge Delega n. 128 del 1999 e dal successivo D.Lgs. n. 79 del 1999, resa necessaria dal rispetto degli obblighi derivanti dalla direttiva 96/92/CE. Per altro verso, l’individuazione delle previsioni contrattuali collettive quali fonti esclusive dell’obbligo di corresponsione dell’indennità di maternità da parte della società controricorrente assolve al compito di giustificare la persistenza di tale obbligazione a seguito del venir meno dell’efficacia precettiva del disposto del D.P.R. n. 145 del 1965, art. 1 mentre, trattandosi di obbligazione di fonte collettiva, e non più legale, il suo adempimento non può logicamente essere invocato dall’odierna controricorrente al fine di garantirsi l’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali relativi all’indennità di maternità.

Non essendosi la Corte territoriale uniformata all’anzidetto principio di diritto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata per nuovo esame alla medesima Corte d’appello, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 17 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2021

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