Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22168 del 03/08/2021

Cassazione civile sez. lav., 03/08/2021, (ud. 16/02/2021, dep. 03/08/2021), n.22168

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. D’ANTONIO Enrica – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17527-2015 proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del suo Presidente e legale rappresentante pro tempore, in proprio e

quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. – Società di

Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA N. 29, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli avvocati CARLA

D’ALOISIO, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE;

– ricorrenti –

contro

C.F., in proprio ed in qualità di socia accomandataria della

ASTORIA S 81 di C.F. S.a.s. elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI VILLINI 15, presso lo studio dell’avvocato GAETANO

CAPRINO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

MICHELE LIONELLO SAVASTA FIORE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1328/2014 del TRIBUNALE di TORINO, depositata

il 20/06/2014 R.G.N. 4615/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/02/2021 dal Consigliere Dott. FRANCESCO BUFFA.

 

Fatto

RITENUTO

CHE:

Con sentenza del 20.6.14 (poi confermata ex art. 348 bis dalla Corte d’Appello di Torino in data 7.5.15), il Tribunale di Torino ha annullato l’avviso di addebito con il quale l’INPS aveva chiesto alla signora C. il pagamento di contributi per Euro 877 per iscrizione alla gestione commercianti e ha condannato l’INPS a restituire le somme relative pagate dalla contribuente.

In particolare, la corte territoriale ha ritenuto non dovuti i contributi e non dovuta l’iscrizione alla gestione commercianti, trattandosi di società immobiliare costituita per il mero godimento di immobili mediante locazione degli stessi a terzi.

Avverso tale sentenza ricorre l’INPS per un motivo, cui resiste con controricorso il contribuente.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

Con l’unico motivo si deduce – ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 -violazione della L. n. 613 del 1960, art. 1, L. n. 1397 del 1960, artt. 1 e 2 come modificato dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203 e artt. 2313 – 2318 – 2697 c.c., per aver escluso la natura commerciale dell’attività.

Il ricorso è infondato, alla luce dei principi affermati da questa Corte in fattispecie analoghe (in particolare, tra le stesse parti in causa e sulla stessa questione, Cass. sez. L, ord. n. 5051 del 26.2.20, nonché in precedenza Cass. sez. L, ord. 265/2018; inoltre, v. Cass. 6/9/2016 n. 17643, Cass. 25/8/2016 n. 17328, Cass. 31/3/2017 n. 8454, Cass. 24/5/2018 n. 12981).

Si è ribadito nei richiamati arresti che presupposto per l’iscrizione alla gestione commercianti, in forza della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, che ha modificato della L. n. 160 del 1975, art. 29 e della L. n. 45 del 1986, art. 3 è lo svolgimento da parte dell’interessato di attività commerciale.

Si è poi soggiunto che la società che svolga un’attività destinata alla locazione di beni sua proprietà ed a percepire i relativi canoni di locazione non svolge un’attività commerciale ai fini previdenziali, a meno che detta attività non si inserisca in una più ampia di prestazione di servizi quale l’attività di intermediazione (Cass. n. 3145/2013, Cass. n. 17643/2016, Cass. ord. n. 25017/2016) con la precisazione che, dovendosi considerare lo svolgimento in concreto di un’attività commerciale, non rileva di per sé il contenuto dell’oggetto sociale (Cass. ord. n. 25017/2016).

Si è poi ulteriormente chiarito che è necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, e che anche tale prova è a carico dell’istituto assicuratore, non essendo sufficiente la qualità di socio (neppure se illimitatamente responsabile) a far sorgere l’obbligo di iscrizione (Cass. n. 3835 del 26/2/2016).

L’accertamento della sussistenza (o meno) dei requisiti necessari per l’iscrizione è stato compiuto dal giudice di merito, che, in coerenza con i suesposti principi regolatori della materia, ha argomentato il proprio convincimento con motivazione adeguata ed immune da vizi, nei termini sopra riferiti. In concreto, secondo il ragionamento del giudice di merito, si trattava di un’attività che non era finalizzata alla prestazione di servizi in favore di terzi, né ad atti di compravendita, per cui la stessa non esorbitava da quello che era il mero godimento dei beni propri mediante locazione e percezione dei relativi canoni.

Ne deriva il rigetto del rigetto del ricorso.

Spese secondo soccombenza.

Sussistono i persupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 650,00 per compensi professionali, oltre spese al 15 % ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 16 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2021

 

 

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