Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22166 del 03/08/2021

Cassazione civile sez. III, 03/08/2021, (ud. 12/05/2021, dep. 03/08/2021), n.22166

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3323-2019 proposto da:

INPS ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, elettivamente domiciliato

in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo studio dell’avvocato

CARLA D’ALOISIO, che lo rappresenta e difende unitamente agli

avvocati EMANUELE DE ROSE, ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, ESTER ADA

SCIPLINO;

– ricorrente –

contro

N.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA MAZZINI, 27,

presso lo studio dell’avvocato BENEDETTA ROSATI, che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato LUCA MAGHERINI;

– controricorrente –

ADER – AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, rappresentata e difesa

dalla AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO e domiciliata presso la

stessa, in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI N. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2643/2018 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 16/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/05/2021 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

N.M. convenne in giudizio l’INPS per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito della illegittima iscrizione ipotecaria su un immobile di sua proprietà effettuata il 27.10.2003 dalla Gest Line s.p.a., concessionaria demandata alla riscossione dei ruoli emessi dall’Istituto; dedusse che l’INPS aveva tramesso al concessionario i ruoli relativi al N. benché gli stessi fossero fondati su cartelle di cui il Tribunale di Prato aveva sospeso l’esecutività e, quindi, in difetto di titolo, e lamentò di avere subito danni patrimoniali (per mancata erogazione di un finanziamento alla società di cui l’attore era socio) e non patrimoniali (per discredito commerciale e danno all’immagine personale);

l’INPS resistette alla domanda escludendo qualunque propria responsabilità e chiamando in causa la Gest Line s.p.a., che, quale incaricata della riscossione, aveva iscritto l’ipoteca;

il terzo eccepì la nullità della chiamata e venne estromesso dal giudizio con ordinanza dell’8.7.2005;

con sentenza n. 226/2009, il Tribunale di Prato accolse la domanda del N. e condannò l’INPS al risarcimento dei danni, liquidati equitativamente in 45.000,00 Euro;

la Corte di Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado;

ha proposto ricorso per cassazione l’INPS affidandosi ad un unico motivo; ad esso hanno resistito il N. e l’ADER – Agenzia delle Entrate – Riscossione (già Equitalia Polis, già Gest Line);

la trattazione del ricorso è stata fissata ai sensi dell’art. 380-bis.1. c.p.c..;

il N. ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo, l’INPS deduce “violazione e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 45 e 77 come modificato dal D.Lgs. n. 46 del 1999 e del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24”;

richiamato il quadro normativo di riferimento e premesso che, “una volta che sussiste un debito per contributi, l’ente deve formare il ruolo prontamente, essendo prevista una decadenza dall’iscrizione ed inviarlo al concessionario”, il ricorrente assume che, “e’ legislativamente previsto sia che la fase dell’espropriazione forzata e/o dell’iscrizione ipotecaria è di competenza del concessionario, che perciò è l’unico legittimato a compierla e ad essere responsabile di eventuali irregolarità connesse a detta attività, sia che l’INPS è estraneo a detta procedura, tanto che in ipotesi di sospensione dell’esecutività del titolo esecutivo posto a fondamento della stessa è onere del debitore (e non dell’ente, che è creditore) darne comunicazione al concessionario”; di talché, “se il concessionario ha avuto contezza (della sospensione dell’esecutività) da parte del debitore, è responsabile in proprio; se non ne ha avuto contezza, il debitore non può lamentare alcunché”;

tanto rilevato in termini generali, deduce che, nel caso di specie, i provvedimenti sospensione dell’esecutività di due ruoli erano stati debitamente comunicati dal debitore al concessionario; che l’iscrizione ipotecaria era stata effettuata (il 27.10.2003) sulla base di un ruolo la cui esecutività era stata sospesa e di altri tre ruoli non ancora opposti; che l’INPS aveva provveduto allo sgravio dei contributi iscritti a ruolo con provvedimento del 4.2.2004, al momento in cui era stato letto il dispositivo della sentenza del Tribunale di Prato che aveva accolto l’opposizione del N.; che pertanto “se anche vi è stato un danno per il debitore conseguente all’iscrizione ipotecaria, questo alla luce delle emergenze processuali non è certamente ascrivibile all’INPS, tanto più che l’iscrizione di ipoteca è avvenuta, per una parte su un titolo di cui era stata comunicata al concessionario la sospensione dell’esecutività; e per un’altra per titoli non ancora opposti in sede giudiziale e, quindi, esecutivi”;

il ricorso e’, per più ragioni, inammissibile;

in primo luogo, difetta una adeguata “esposizione sommaria dei fatti della causa”, ex art. 366 c.p.c., n. 3): al riguardo, il ricorrente si limita a riportare il contenuto della sentenza impugnata, nella quale tuttavia – i fatti sono sostanzialmente dati per conosciuti e non risulta illustrato lo sviluppo della vicenda che è sfociata nell’iscrizione dell’ipoteca, in termini di sequenza delle attività compiute dal creditore, dalla concessionaria e dal debitore, nonché in merito ai titoli in forza dei quali è avvenuta l’iscrizione e all’epoca in cui è stata giudizialmente disposta la sospensione di esecutività degli stessi (o di alcuni di essi);

una siffatta carenza della “esposizione sommaria” non risulta superata tramite l’illustrazione dell’unico motivo che, pur riportando una sequenza delle “circostanze di fatto” (a pagg. 9 e 10), omette di farlo con la necessaria specificità e – soprattutto – di trascrivere (almeno nelle parti salienti) gli atti richiamati, oltreché di “localizzare” la maggior parte di essi, in tal modo incorrendo nella violazione della prescrizione dell’art. 366 c.p.c., n. 6 e determinando, anche sotto tale concorrente profilo, l’inammissibilità del ricorso; per di più, le stesse argomentazioni in iure compiute dal ricorrente non sono idonee ad individuare puntualmente gli errores in iudicando che sarebbero stati commessi dalla Corte in relazione alle norme richiamate nella rubrica del motivo, ma appaiono tese – piuttosto – a prospettare una tesi ricostruttiva funzionale all’accoglimento del motivo; prospettazione che, tuttavia, risulta svolta in difetto della necessaria specificità richiesta dall’art. 366 c.p.c., n. 4 (cfr. Cass., S.U. n. 23745/2020, Cass. n. 17724/2020 e Cass. n. 5001/2018); il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese di lite;

sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, liquidate, quanto al N., in Euro 6.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, al rimborso degli esborsi (liquidati in Euro 200,00) e agli accessori di legge, nonché, quanto all’Agenzia delle Entrate, in Euro 4.800,00 per compensi oltre rimborso spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 12 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2021

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