Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22163 del 03/08/2021

Cassazione civile sez. III, 03/08/2021, (ud. 11/05/2021, dep. 03/08/2021), n.22163

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 28790/2018 R.G. proposto da:

R.R., rappresentato e difeso dall’Avv. GABRIELLA ARCANGELA

DOLCE PANCALDI, con domicilio eletto in Roma, via Giulia, n. 66,

presso lo studio dell’Avv. ALESSANDRO FALCONI AMORELLI;

contro

C.G.;

– intimato –

contro

UNIPOL SAI ASSICURAZIONI SPA;

– ricorrente –

Avverso l’ordinanza ex art. 348 bis c.p.c. della Corte d’Appello di

Bologna del 20 febbraio 2018, comunicata il 7 marzo 2018;

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 11

maggio 2021 dal Consigliere Dott. Marilena Gorgoni.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

R.R. ricorre, formulando quattro motivi, per la cassazione dell’ordinanza della Corte d’Appello di Bologna ex art. 348 bis c.p.c. che aveva ritenuto che l’impugnazione della sentenza n. 20216/2017 del Tribunale di Bologna non aveva una ragionevole probabilità di essere accolta, non essendo stata contestata, da parte dell’appellante, la ricostruzione della pregressa vicenda processuale conclusasi tra le parti con la decisione di questa Corte n. 13184/2015 né l’affermazione relativa alla formazione del giudicato sostanziale sulla questione preliminare di merito, ovvero di prescrizione del diritto al risarcimento del danno.

Nessuna attività difensiva risulta svolta in questa sede dagli intimati.

La vicenda processuale per cui è causa prende l’avvio con la citazione in giudizio, nel 1994, dinanzi al Tribunale di Firenze, di C.G., proprietario e conducente del motociclo Piaggio, asseritamente responsabile di avere investito l’odierno ricorrente mentre attraversava sulle strisce pedonali, e della Fondiaria Sai, ora Unipolsai S.p.a., sua assicuratrice per la r.c.a.

Il Tribunale di Firenze, con sentenza n. 604/2003, rigettava la domanda, accogliendo l’eccezione di prescrizione formulata dai convenuti.

La Corte d’Appello di Firenze, cui si rivolgeva R.R., per impugnare la decisione di prime cure, confermava quest’ultima, con la decisione n. 979/2017.

Con ordinanza n. 17280 del 23 luglio 2009, questa Corte accoglieva il ricorso di R.R. e cassava con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Firenze, ritenendola lacunosa ed incongrua, perché il Collegio non aveva ritenuto che il registro della porta in entrata della società assicuratrice costituisse, sebbene mero atto di parte, un elemento di prova che la lettera raccomandata spedita dalla procuratrice dell’odierno ricorrente si riferisse ad un incidente diverso da quello per cui è causa, salvo poi rilevare che tale registro presentava un’incongruenza, giacché registrava una richiesta di risarcimento per un danno conseguente ad un sinistro non ancora avvenuto.

La Corte d’Appello di Firenze, con la sentenza n. 1281/2010, rigettava l’appello, reputando che, sebbene il termine di prescrizione applicabile fosse quello di cinque anni, ai sensi dell’art. 2947 c.c., comma 2, diversamente da quanto ritenuto dai precedenti giudici di merito, sulla questione, mai confutata, si fosse formato il giudicato interno, rendendo non più emendabile l’errore.

Anche tale ultima decisione veniva fatta oggetto di ricorso per cassazione da R.R.. Con la decisione n. 13184/2015 questa Corte lo rigettava.

R.R. riproponeva la domanda risarcitoria dinanzi al Tribunale di Bologna, territorialmente competente quale giudice del circondario presso cui aveva sede l’impresa assicuratrice. Con sentenza n. 20216/2017 il Tribunale di Bologna dichiarava inammissibile la domanda, ritenendo che la questione fosse coperta dal giudicato formatosi con la sentenza del giudice di Firenze.

La Corte d’Appello di Bologna, cui si rivolgeva R.R., adottava l’ordinanza, oggetto dell’odierno ricorso.

La trattazione del ricorso è stata fissata in Camera di Consiglio ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., n. 1 e non sono state depositate conclusioni scritte da parte del PM.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo il ricorrente deduce “Violazione di legge – Art. 348 bis c.p.c. Lesione del diritto di difesa dell’appellante”.

Secondo il ricorrente, l’ordinanza, oggetto dell’odierno ricorso, sarebbe nulla, perché risulta emessa e depositata prima della scadenza del termine di 15 giorni per il deposito delle memorie difensive richieste congiuntamente dai difensori delle parti, concesso con ordinanza collegiale del 13 febbraio 2018 e scaduto quindi il 28 febbraio 2018. Egli insiste, di conseguenza, affinché venga dichiarata la nullità dell’ordinanza, sulla scorta del principio di diritto, estensibile anche all’ordinanza ex art. 348 bis c.p.c., secondo cui l’adozione, prima della scadenza del termine a difesa concesso alla parte, di un provvedimento definitivo del giudizio costituisce una lesione del diritto di difesa processuale.

2. Con il secondo motivo il ricorrente deduce “Rilevanza della lesione. Violazione di legge. Insussistenza del giudicato sulle questioni di prescrizione. Riproponibilità della domanda”.

Il ricorrente, sostenendo di essere stato privato della possibilità di argomentare le proprie difese, come avrebbe potuto fare con la memoria autorizzata, regolarmente depositata nei termini concessi, ma dopo l’adozione dell’ordinanza qui impugnata da parte del Collegio (i cui passaggi sono stati illustrati, al fine di soddisfare le prescrizioni di cui all’art. 366 c.p.c., n. 6), con il motivo in esame si propone di dimostrare di essere stato privato della facoltà di svolgere ulteriori e rilevanti aggiunte o specificazioni a sostegno delle proprie domande e/o eccezioni.

3.Con il terzo motivo il ricorrente imputa all’ordinanza gravata “Violazione di legge: art. 360 c.p.c. Violazione e falsa applicazione di norme di diritto”.

Secondo quanto prospettato dal ricorrente, la Corte d’Appello avrebbe erroneamente evocato il giudicato interno sul termine di prescrizione biennale, discostandosi dall’orientamento giurisprudenziale, secondo il quale quando il giudice d’appello procede ad una diversa qualificazione giuridica della domanda, alla quale si correli un termine di prescrizione diverso rispetto a quello applicato dal primo giudice, deve escludersi che sul termine di prescrizione si sia formato il giudicato interno.

4. Con il quarto ed ultimo motivo il ricorrente censura l’ordinanza in esame per “Omessa pronuncia su un punto fondamentale della domanda”, costituito dall’eccezione, tempestivamente sollevata, e, comunque, rilevabile d’ufficio della sentenza di primo grado per irregolare costituzione del contraddittorio, non essendo stato citato in giudizio C.G., litisconsorte necessario, rimasto contumace.

5. Va preliminarmente osservato che il ricorso è stato notificato in data 28 settembre 2018, sicché esso risulta tardivamente proposto, atteso che il termine per ricorrere avverso l’ordinanza ex art. 348 ter c.p.c., anche negli eccezionali casi in cui è ammessa un’impugnazione direttamente contro la medesima (Cass., Sez. U. 02/02/2016, n. 1914), è quello breve di sessanta giorni decorrenti dalla data di comunicazione dell’ordinanza (che il ricorrente stesso individua nel 7 marzo 2018) o da quello anteriore di avvenuta notificazione della medesima (per tutte: Cass. 03/01/2019, n. 1; Cass. 06/02/2017, n. 3067).

6. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso.

7. Nulla deve essere liquidato per le spese, non avendo gli intimati svolto attività difensiva in questa sede.

8. Seguendo l’insegnamento di Cass., Sez. U., 20/02/2020 n. 4315 si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da corrispondere per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello da corrispondere per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione terza civile della Corte di Cassazione, il 11 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2021

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