Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2216 del 30/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 30/01/2020, (ud. 26/09/2019, dep. 30/01/2020), n.2216

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. DELL’ORFANO Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17213-2018 proposto da:

ELE SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DEI COLLI PORTUENSI 536,

presso lo studio dell’avvocato REVELLI FRANCESCA LUISA, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6847/8/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 24/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ESPOSITO

ANTONIO FRANCESCO.

Fatto

RILEVATO

Che:

Con sentenza in data 24 novembre 2017 la Commissione tributaria regionale del Lazio confermava la decisione della Commissione tributaria provinciale di Roma che aveva parzialmente accolto il ricorso proposto dalla ELE s.r.l. contro l’avviso di accertamento relativo ad IRES, IRAP ed IVA per l’anno d’imposta 2009, con il quale l’Agenzia delle entrate aveva contestato alla società contribuente la deducibilità di taluni costi. Per quanto ancora interessa in questa sede, la CTR rilevava, con riguardo alla deducibilità dei costi afferenti ad attività di consulenze ad analisi commerciali prestate dalla Retail Consulting s.r.l., la novità delle allegazioni della contribuente in merito alla effettuazione di tali servizi da parte di soggetti terzi; con riferimento agli altri costi in contestazione, riteneva la commissione tributaria l’inammissibilità delle censure per difetto del requisito di specificità dell’appello.

Avverso la suddetta sentenza, con atto del 24 maggio 2018, la società contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

La ricorrente ha depositato memoria.

Considerato che:

Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 2, lett. d), per avere la società contribuente dimostrato la correttezza della detraibilità dei costi derivanti da attività di consulenze ad analisi commerciali prestate dalla Retail Consulting s.r.l., replicando puntualmente alle deduzioni poste a base della rettifica dei redditi dichiarati.

Il motivo è inammissibile, non avendo la ricorrente censurato la statuizione della CTR di ordine processuale relativa alla novità delle deduzioni formulate dalla contribuente, prospettando, nella sostanza, una rivalutazione delle risultanze fattuali, il cui apprezzamento è riservato al giudice di merito.

Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 1, per avere erroneamente la CTR ritenuto inammissibili per difetto di specificità i motivi di appello concernenti la deducibilità degli altri costi in contestazione.

La censura è fondata.

La CTR ha ritenuto inammissibili i motivi di appello in questione – indicati dalla ricorrente in conformità dei criteri richiesti ai fini dell’autosufficienza del ricorso – per non avere la società contribuente formulato specifici rilievi in contrapposizione alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata.

In tal modo il giudice di appello è pervenuto alla declaratoria di inammissibilità dei motivi di impugnazione non conformandosi al principio di diritto espresso da questa Corte secondo cui nel processo tributario, la riproposizione, a supporto dell’appello proposto dal contribuente, delle ragioni di impugnazione del provvedimento impositivo in contrapposizione alle argomentazioni adottate dal giudice di primo grado assolve l’onere di impugnazione specifica imposto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, atteso il carattere devolutivo pieno, in tale giudizio, dell’appello, quale mezzo di gravame non limitato al controllo di vizi specifici, ma volto ad ottenere il riesame della causa nel merito (Cass. n. 30525/2018, n. 26134/2017; n. 1200/2016). Al riguardo, le Sezioni Unite (sent. n. 27199/2017) hanno inoltre affermato che “resta tuttavia escluso, in considerazione della permanente natura di revisio prioris instantiae del giudizio di appello, il quale mantiene la sua diversità rispetto alle impugnazioni a critica vincolata, che l’atto di appello debba rivestire particolari forme sacramentali o che debba contenere la redazione di un progetto alternativo di decisione da contrapporre a quella di primo grado”.

In conclusione, deve essere accolto il secondo motivo di ricorso e dichiarato inammissibile il primo. La sentenza impugnata va dunque cassata in relazione al motivo accolto, con rinvio alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il secondo motivo di ricorso e dichiara inammissibile il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Lazio, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 26 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 30 gennaio 2020

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