Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22151 del 02/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 02/11/2016, (ud. 13/07/2016, dep. 02/11/2016), n.22151

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – rel. Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11756-2014 proposto da:

D.B.V., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA

388, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE MARIA PAPPALARDO,

rappresentato e difeso dall’avvocato ENRICO CALABRESE giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

C.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PESCARA 2,

presso lo studio dell’avvocato SIMONA CENSI, rappresentata e difesa

dall’avvocato NATALE NAPOLI giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 87/2014 del TRIBUNALE di CATANIA del

13/01/2014, depositata il 13/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. FELICE MANNA;

udito l’Avvocato ELIO VITALE per delega dell’Avvocato ENRICO

CALABRESE, difensore del ricorrente, che si riporta agli scritti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Il Consigliere relatore, designato ai sensi dell’art. 377 c.p.c., ha depositato in cancelleria la seguente relazione ex artt. 380-bis e 375 c.p.c.: “1. – Contro la sentenza n. 3038/12 del giudice di pace di Catania, D.B.V. proponeva appello innanzi al Tribunale del medesimo capoluogo nei confronti di C.M.. Tuttavia era quest’ultima ad iscrivere a ruolo la causa, mentre l’appellante non si costituiva in giudizio. Pertanto, con sentenza n. 87/14 il Tribunale di Catania dichiarava improcedibile il gravame ai sensi dell’art. 348 c.p.c. e regolava le spese in ragione della soccombenza del D.B..

2. – Quest’ultimo propone ricorso per cassazione avverso detta sentenza, in base a cinque motivi.

2.1. – Resiste con controricorso C.M..

3. – Sotto la comune premessa della violazione dell’art. 91 c.p.c., per aver il Tribunale condannato alle spese l’odierno ricorrente, benchè non se ne configurasse la soccombenza, questi deduce a) col primo motivo la violazione dell’art. 100 c.p.c., per difetto d’interesse alla declaratoria d’improcedibilità dell’appello, data l’automaticità del relativo effetto; b) col secondo motivo la nullità dell’iscrizione a ruolo, di cui non risulterebbe la data e con essa la tempestività della costituzione della parte appellata; c) col terzo motivo l’improcedibilità della “causa iscritta a ruolo dall’appellata” per mancato deposito della copia autentica della sentenza di primo grado; d) col quarto mezzo la violazione degli artt. 88, 91, 92 e 96 c.p.c. avendo la parte appellata proposto anche una “domanda incidentale” (sic) di risarcimento dei danni, benchè consapevole dell’improcedibilità dell’appello e, quindi, del passaggio in giudicato della sentenza di primo grado; e) col quinto motivo la violazione degli artt. 91, 92 e 292 c.p.c., perchè contrariamente a quanto affermato nella sentenza d’appello, l’appellata non aveva chiesto l’improcedibilità dell’appello ma aveva formulato una “nuova domanda” di accertamento della rinuncia dell’appellante agli atti del giudizio.

4. – Tutti i motivi, da esaminare insieme perchè interagenti tra loro, sono infondati. Ed infatti:

1) il principio di bilateralità dell’azione positivizzato dagli artt. 181 cpv., 290 e 306 c.p.c. (per cui il convenuto può chiedere l’accertamento negativo della pretesa azionata dall’attore, allorchè questi tenta di sottrarsi al giudizio che ha instaurato) vale anche in appello e non è escluso dalla natura dichiarativa e processuale della pronuncia d’improcedibilità del gravame; di qui l’interesse dell’appellato alla relativa declaratoria ex art. 348 c.p.c., comma 1, che in tanto può essere emessa in quanto si sia costituito il solo appellato;

2) contrariamente a quanto opina il ricorrente, il regolamento delle spese non suppone necessariamente una soccombenza, effettiva o virtuale che sia, nel merito della domanda, poichè l’art. 91 c.p.c. impone al giudice di provvedervi in ogni caso allorchè emette sentenza, anche se di sola improcedibilità dell’appello; infatti, come questa Corte ha avuto modo di osservare, a seguito dell’entrata a regime della L. 26 novembre 1990, n. 353, art. 86(confermativa della disciplina già applicabile alle controversie di lavoro alla stregua della L. n. 533 del 1973), che ha abrogato il disposto dell’art. 357 c.p.c. (in base al quale l’ordinanza ex art. 348 c.p.c., comma 2, era suscettibile di reclamo al collegio), ogni declaratoria di improcedibilità (o inammissibilità) dell’appello per il suo carattere definitivo e decisorio, pur se assunta in forma di ordinanza, ha natura di sentenza, e, pertanto, deve contenere la pronunzia sulle spese, stante il suo carattere consequenziale e accessorio rispetto alla definizione del giudizio (Cass. nn. 12636/04 e 2851/04);

3) la deduzione di tardiva costituzione dell’appellato è infondata; dall’esame degli atti (consentito dalla natura processuale della questione in oggetto) emerge che l’appellata C.M. si è costituita nel giudizio d’appello il 10.6.2013, come da timbro di deposito apposto dalla cancelleria in calce alla comparsa di risposta, e dunque tempestivamente rispetto all’udienza di prima comparizione del 30.6.2013 indicata nell’atto di citazione in appello (e a nulla rileva il dedotto difetto di certificazione della data di deposito in calce alla nota di iscrizione, ben potendosi quest’ultima ricavare da altri elementi desumibili dagli atti: cfr. per una fattispecie analoga, Cass. n. 1446/78);

4) non ha alcun rilievo che l’appellato abbia formulato le proprie conclusioni in maniera diversa da quanto emerge dalla sentenza impugnata, nè che abbia proposto domande nuove (la qual cosa sarebbe rilevante solo se il giudice d’appello le avesse accolte, e non è questo il caso di specie), atteso che l’improcedibilità è pronunciata anche d’ufficio (art. 348 cpv c.p.c.);

5) nel costituirsi in giudizio l’appellato non è tenuto a depositare copia della sentenza impugnata, tale onere essendo previsto solo per la costituzione dell’appellante (art. 347 c.p.c., comma 2).

5. – Pertanto, si propone la decisione del ricorso con le forme camerali, nei sensi di cui sopra, in base all’art. 375 c.p.c., n. 5″.

2. – La Corte condivide la relazione, rispetto alla quale la memoria depositata dal ricorrente non ha apportato elementi di novità, iden2i a indurre una valutazione di segno diverso.

3. – Il ricorso, pertanto, va respinto.

4. – Seguono le spese, liquidate come in dispositivo, a carico del ricorrente.

5. – Non ricorrono le condizioni per la condanna di lui anche per responsabilità aggravata, ex art. 96 c.p.c., come invece chiesto dalla parte contro ricorrente, trattandosi di ricorso infondato ma non di puro azzardo.

6. – Sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo a carico del ricorrente.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che liquida in Euro 800,00, di cui 100,00 per esborsi, oltre spese forfettarie ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile – 2 della Corte Suprema di Cassazione, il 13 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 novembre 2016

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