Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22150 del 14/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 14/10/2020, (ud. 23/09/2020, dep. 14/10/2020), n.22150

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul regolamento di competenza d’ufficio iscritto al numero R.G.

34787/2019, sollevato con l’ordinanza del TRIBUNALE di VICENZA

depositata il 21/11/2019 nel procedimento tra:

MINISTERO DELL’INTERNO, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA

DISTRETTUALE DELLO STATO DI VENEZIA;

e

T.R.;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

23/09/2020 dal Consigliere Dott. CRISCUOLO MAURO.

viste le conclusioni scritte del pubblico ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. SGROI CARMELO, il quale ha

chiesto dichiararsi la competenza del Tribunale di Vicenza.

 

Fatto

RILEVATO

come il Tribunale di Vicenza, adito in seguito alla declaratoria di incompetenza resa dal Tribunale di Venezia, abbia richiesto di ufficio il regolamento di competenza, avendosi riguardo ad appello in giudizio di opposizione a sanzione amministrativa per violazione della L. n. 386 del 1990, art. 2 in materia di emissione di assegni;

evidenziato come, ad avviso del Tribunale di Venezia, anche nella vigenza del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, qui operante “ratione temporis”, ai fini della competenza territoriale relativa ai procedimenti d’appello avverso le sentenze emesse dal giudice di pace in materia di opposizione a sanzioni amministrative, non si applica la regola del “foro erariale” stabilita nel R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 7, con conseguente competenza dell’ufficio del Tribunale di Vicenza;

rilevato che quest”ultimo con l’ordinanza con la quale è stato sollevato il regolamento di competenza d’ufficio, ha ritenuto che a seguito della novella di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, ed in particolare del mancato richiamo ad opera dell’art. 2 per le controversie disciplinate dal Capo II, e quindi anche per quelle in materia di opposizione ad ordinanza ingiunzione, dell’art. 413 c.p.c., che esclude anche per le controversie in grado di appello la regola del foro erariale.

Diritto

CONSIDERATO

che da tale premessa si fa discendere la conseguenza che stante il mancato richiamo a detta norma, a seguito della novella per i giudizi in grado di appello troverebbe applicazione la competenza di cui all’art. 25 c.p.c., e che la deroga opererebbe solo per i giudizi di primo grado, atteso il disposto di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 6, comma 2, dovendosi quindi rimeditare l’orientamento del giudice di legittimità quale affermato nella sentenza delle Sezioni Unite n. 23285/2010;

considerato come, secondo l’orientamento consolidato di questa Corte, opportunamente richiamato dal Pubblico Ministero nelle sue conclusioni, ai fini della competenza territoriale relativa ai procedimenti d’appello avverso le sentenze emesse dal giudice di pace in materia di opposizione a sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, non si applica la regola del “foro erariale” stabilita nel R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, art. 7, relativa alle controversie in cui sia parte un’Amministrazione dello Stato, essendo fissata, in deroga, la competenza territoriale del giudice di prossimità, ovvero del luogo ove è stata commessa la violazione, ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 7, comma 2 (Cass. Sez. 6 – 2, 06/03/2018, n. 5249; Cass. Sez. 6 – 2, 23/02/2018, n. 4426; Cass. Sez. U, 22/11/2010, n. 23594; Cass. Sez. U, 18/11/2010, n. 23285); rilevato che, come sottolineato dal Pubblico Ministero la tesi sostenuta dal Tribunale di Vicenza presuppone che il mancato richiamo all’art. 413 c.p.c. ad opera del D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 2 imporrebbe necessariamente l’applicazione della regola del foro erariale in appello, anche in mancanza di un’esplicita affermazione in tal senso da parte del legislatore; ritenuto altresì condivisibile il rilievo secondo cui la volontà di escludere l’applicazione dell’art. 413 c.p.c. (norma dal contenuto ben più ampio rispetto al riferimento alla sola regola del foro erariale), potrebbe di converso implicare la volontà del legislatore di confermare la regola affermata dalle sezioni unite che valorizza il peculiare collegamento, anche per il giudizio di appello, tra il giudice ed il luogo dell’infrazione;

ritenuto che occorra altresì tenere conto che la L. n. 69 del 2009, art. 54, sulla scorta della quale è stato poi emesso il D.Lgs. n. 150 del 2011, al comma 4, lett. a), imponeva come principio e criterio direttivo e, quindi, di esercizio della delega, che dovessero restare “fermi i criteri di competenza, nonchè i criteri di composizione dell’organo giudicante, previsti dalla legislazione vigente”;

rilevato quindi che, nell’esegesi del nuovo art. 6 il criterio di interpretazione costituzionalmente orientata – per cui la norma delegata deve essere interpretata in conformità alla delega, cioè in modo da rispettarne i principi e criteri direttivi, essendo altrimenti di dubbia costituzionalità – impone di verificare se il disposto della norma abbia rispettato i criteri di delega ed in particolare il criterio della c.d. invarianza della competenza, sicchè la tesi proposta dal Tribunale di Vicenza si pone in contrasto con tale indicazione normativa;

ritenuto, pertanto, che la richiesta di regolamento di competenza vada rigettata, dichiarandosi la competenza del Tribunale di Vicenza, quale giudice d’appello avverso la sentenza emessa dal giudice di pace in materia di opposizione a sanzione amministrativa per violazione della normativa in materia di emissione di assegni (conf. Cass. n. 16219/2020); rilevato come non si debba statuire sulle spese processuali di questo giudizio, trattandosi di regolamento d’ufficio.

PQM

La Corte dichiara la competenza del Tribunale di Vicenza, dinanzi al quale rimette le parti per la prosecuzione del processo nel termine di tre mesi dalla comunicazione della presente ordinanza.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 6 – 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 23 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2020

 

 

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