Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22147 del 04/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2019, (ud. 21/03/2019, dep. 04/09/2019), n.22147

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – rel. Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. GIANNITI Pasquale – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15398-2018 proposto da:

R.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AREZZO 49,

presso lo studio dell’avvocato ROCCO BRUNO CONDOLEO, rappresentata e

difesa dagli avvocati ANTONIO ROMEO, LORENZO MARIO ZANGARI;

– ricorrente –

contro

REGIONE CALABRIA, in persona del Presidente pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MATTEO BOIARDO 12, presso lo

studio dell’avvocato GIUSEPPE MORABITO, rappresentata e difesa

dall’avvocato FERDINANDO MAZZACUVA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 321/2017 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 29/05/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 21/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. RUBINO

LINA.

Fatto

RILEVATO

che:

1. R.C. ha proposto ricorso per cassazione articolato in due motivi, illustrato da memoria contro la Regione Calabria, avverso la sentenza n. 321/2017, emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria il 29.5.2017, con la quale si accoglieva l’appello della Regione e in riforma della sentenza di primo grado, si revocava il decreto ingiuntivo emesso in favore della R..

2. La Regione resiste con controricorso.

3. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore designato proposta di definizione del ricorso con declaratoria di manifesta infondatezza dello stesso. Il decreto di fissazione dell’udienza camerale e la proposta sono stati comunicati.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il Collegio, esaminate anche le osservazioni contenute nella memoria della ricorrente, condivide solo in parte le conclusioni contenute nella proposta del relatore nel senso del rigetto del ricorso.

2. Questa la vicenda: la R. nel 1990 otteneva un decreto ingiuntivo nei confronti della Regione Calabria per alcuni lavori eseguiti dalla propria impresa negli anni ‘80 nel bacino montano “(OMISSIS)” in comune di (OMISSIS).

3. La Regione proponeva opposizione eccependo tra l’altro la mancanza di un contratto scritto.

4. Il tribunale adito rigettava l’opposizione, ma la corte d’appello, con la sentenza qui impugnata, accoglieva l’appello della Regione revocando il decreto ingiuntivo emesso.

In particolare, il giudice d’appello, rigettate alcune eccezioni preliminari, accoglieva l’appello per mancanza di alcun idoneo contratto scritto tra l’impresa della R. e la pubblica amministrazione, “mancando alcun atto negoziale idoneo ad esprimere la volontà dell’Ente Regione Calabria ad assumere impegni contrattuali”.

5. Ciò detto, dichiarava inammissibile in quanto domanda nuova la domanda di indebito arricchimento ex art. 2041 c.c., formulata dall’opposta, pur dando atto che la R. l’aveva non solo riproposta in appello ma formulata fin dal primo grado di giudizio. Precisava che in primo grado il tribunale, pur ritenendo la domanda ritualmente formulata aveva ritenuto superfluo pronunciarsi su di essa, avendo rigettato l’opposizione a decreto ingiuntivo. Quindi, la Corte affermava che come per tutte le domande assorbite non è necessaria la proposizione di appello incidentale ma è sufficiente che essa sia riproposta nelle conclusioni in appello. Come pure, affermava che la stessa fosse tempestiva perchè formulata in comparsa di risposta dalla R. (a fronte delle difese della Regione, che negavano l’esistenza del rapporto contrattuale). Riteneva però che, poichè la controversia concerneva in parte prestazioni successive alla legge del 1989 che ha imposto la forma scritta a pena di nullità in tutti gli impegni contrattuali della p.a., dovesse seguirsi l’orientamento giurisprudenziale che considera la proposizione della domanda di indebito arricchimento non semplice emendatio, consentita, ma vera e propria domanda nuova (indica come precedente di riferimento Cass. n. 4712 del 1996) e quindi la dichiarava inammissibile.

6. La ricorrente con il primo motivo denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, e dunque, come indicato nella proposta, richiama un ambito di censurabilità del vizio di motivazione non più vigente. Contrariamente a quanto afferma nella memoria, nel testo del motivo non esiste alcun idoneo riferimento ad un fatto decisivo, specifico, la cui omessa considerazione costituisca un salto logico insanabile nella decisione.

Il motivo è quindi inammissibile.

7. Con il secondo motivo di ricorso, la ricorrente critica la declaratoria di inammissibilità della domanda ex art. 2041 c.c. in quanto ritenuta inesattamente dalla corte d’appello domanda nuova.

In riferimento a questo motivo, il ricorso è fondato e va accolto, con cassazione della sentenza impugnata.

In primo luogo, rileva che la causa in primo grado è stata iniziata nel 1990. In base al vecchio rito, all’epoca applicabile, non avendo l’opponente nulla eccepito, neppure in sede di precisazione delle conclusioni nel giudizio di primo grado, a fronte della introduzione della domanda di indebito arricchimento, effettuata dall’opposta in comparsa di costituzione e risposta in relazione alle stesse prestazioni contrattuali già effettuate delle quali aveva chiesto il pagamento con il decreto ingiuntivo, deve ritenersi che la Regione abbia accettato il contraddittorio sul punto. La novità della domanda, riproposta in appello ed ivi esaminata avendo il giudice d’appello ritenuto di non poter accogliere la domanda fondata sul contratto per difetto di forma scritta, non era ulteriormente rilevabile nel giudizio di appello. Va comunque richiamato il più recente orientamento di legittimità a Sezioni unite (Cass. S.U. n. 224040 del 2018), secondo il quale “Nel processo introdotto mediante domanda di adempimento contrattuale è ammissibile la domanda di indennizzo per ingiustificato arricchimento formulata, in via subordinata, con la prima memoria ai sensi dell’art. 183 c.p.c., comma 6, qualora si riferisca alla medesima vicenda sostanziale dedotta in giudizio, trattandosi di domanda comunque connessa per incompatibilità a quella originariamente proposta”.

Il primo motivo di ricorso deve essere quindi dichiarato inammissibile, il secondo deve essere accolto e la causa rinviata alla Corte d’appello di Reggio Calabria in diversa composizione perchè si pronunci sulla domanda di indebito arricchimento nonchè sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il primo motivo, accoglie il secondo, cassa e rinvia alla Corte d’Appello di Reggio Calabria in diversa composizione perchè si pronunci anche sulle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di cassazione, il 21 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2019

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