Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22146 del 22/09/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 22/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.22/09/2017),  n. 22146

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. NOCERA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5569/2012 proposto da:

G.S., elettivamente domiciliato in ROMA VIALE PARIOLI

44, presso lo studio dell’avvocato SILVIO CRAPOLICCHIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GINO CAPOTOSTI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE 3^ DI ROMA UFFICIO

TERRITORIALE DI ROMA (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE 3^ ROMA, AGENZIA DELLE

ENTRATE DIREZIONE CENTRALE;

– intimati –

avverso la sentenza n. 541/2011 della COMM. RIB. EG. di ROMA,

depositata il 12/07/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/07/2017 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. SORRENTINO Federico, e ha

chiesto l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO

che con sentenza n. 541/14/2011, depositata il 12/7/2011, la Commissione Tributaria Regionale del Lazio, ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza pronunciata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Latina, sul ricorso contro l’avviso di rettifica e liquidazione della maggiore imposta di registro, emesso in applicazione dei criterio di valutazione basato sulle quotazioni dell’Osservatorio Mercato Immobiliare (O.M.I.), a fronte della dichiarazione di valore contenuta nell’atto di compravendita di un locale (C/2), sito in (OMISSIS), a rogito notaio T., intercorso tra S.A., An., a., Ad. (parti venditrici), e G.S. (parte acquirente);

che la CTR, nel riformare la sentenza di prime cure, che aveva accolto il ricorso del contribuente, osservava che il criterio di valutazione residuale, o innominato, del cespite utilizzato dall’Agenzia delle Entrate, richiamato pure nella motivazione dell’atto impositivo impugnato, non è stato adeguatamente contrastato dai contribuenti, in quanto la relazione tecnica di parte, a firma dell’Arch. M.M., non indica alcun elemento di stima diverso da quelli ricavabili dai dati O.M.I., “limitandosi a riferire sulla collocazione del bene e sul suo stato precario di conservazione, riportando sic et simpliciter il valore dichiarato in atto come prezzo della compravendita di Euro 170.000,00”, mentre va considerato che “trattasi di bene privilegiato da interessi artistici e culturali i quali lungi dal costituire un deprezzamento dei valore ne costituiscono un’ appetibile considerazione dal punto di vista del mercato immobiliare nella zona considerata, utilizzabile a scopi diversi e primo fra tutti a quello commerciale o artistico”;

che avverso la decisione i contribuenti hanno proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, illustrati con memoria, cui l’Agenzia delle Entrate ha resistito con controricorso.

che il P.G. ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che con il primo motivo i ricorrenti deducono, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 3,24 e 111 Cost., art. 132 c.p.c., n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, L. n. 212 del 2000, artt. 6,7 e 10, omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa i criteri adottati dall’Ufficio per la rettifica del valore dell’immobile compravenduto, giacchè la CTR non ha spiegato quali fossero “i concreti elementi di fatto” in forza dei quali, nell’ambito del criterio valutativo scelto dall’Ufficio, era giustificabile il maggior valore accertato rispetto a quello dichiarato dai contraenti, mancando quotazioni O.M.I. per la categoria catastale C/2, e non potendo farsi riferimento alle quotazioni di immobili della zona riconducibili alla categoria catastale C/1 (negozi);

che con il secondo motivo i ricorrenti deducono, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 3,24,111 Cost., art. 132 c.p.c., n. 4, art. 118 disp. att. c.p.c., D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, L. n. 212 del 2000, artt. 6,7 e 10, omessa, insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa la prova relativa alla fondatezza della pretesa tributaria, giacchè la CTR non ha adeguatamente considerato l’incidenza di taluni elementi inerenti l’immobile (privo peraltro di finestrature), quali ad esempio l’ubicazione al piano interrato, la metratura, la destinazione, lo stato di conservazione, l’epoca di costruzione;

che i suesposti motivi d’impugnazione, scrutinabili congiuntamente, sono infondati e non meritano accoglimento;

che, relativamente all’onere probatorio incombente sull’Ufficio in tema di imposte derivanti dalla compravendita di immobile, va considerato che l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate del “valore venale in comune commercio”, di cui al D.P.R. n. 131 del 1986, art. 51, comma 2, ai fini della determinazione della base imponibile di un contratto di compravendita immobiliare, deve tenere conto della natura, consistenza ed ubicazione dei beni in considerazione delle caratteristiche oggettive delle aree, tenuto conto della collocazione nello strumento urbanistico, nonchè dello stato delle opere di urbanizzazione, avendo riguardo ai trasferimenti avvenuti non oltre tre anni prima che abbiano avuto per oggetto immobili con analoghe caratteristiche e condizioni;

che, invero, le stime dell’O.M.I. offrono meri valori presuntivi ed indiziari inidonei da soli a determinare un maggior valore, sicchè per fondare il differente accertamento del valore effettuato dall’Ufficio esse dovevano essere integrate da altri elementi probatori, per poter essere considerate ragionevolmente attendibili, ed in tal senso si è espressa questa Corte che ha avuto modo di precisare al riguardo che ” Le quotazioni OMI, risultanti dal sito web dell’Agenzia delle Entrate, ove sono gratuitamente e liberamente consultabili, non costituiscono fonte tipica di prova ma strumento di ausilio ed indirizzo per l’esercizio della potestà di valutazione estimativa, sicchè, quali nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza, utilizzabili dal giudice sensi dell’art. 115 c.p.c., comma 2, sono idonee solamente a “condurre ad indicazioni di valori di larga massima ” (Cass. n. 21569/2016; n. 25707/2015);

che, nella fattispecie in esame, la CTR ha ritenuto adempiuto, da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’obbligo di motivazione dell’avviso di accertamento di maggior valore in materia di imposta di registro, nonchè l’onere probatorio posto a carico dell’Ufficio medesimo, in quanto l’accertamento è stato effettuato sulla base delle quotazioni O.M.I. riferite ad immobili di zona riconducibili alla categoria C/1, apportando le necessarie riduzioni dovute al fatto che il cespite compravenduto è riconducibile alla diversa categoria C/2, per la quale mancavano specifiche quotazioni, e delle caratteristiche dei cespite, in quanto, come si legge nell’impugnata sentenza, “trattasi di bene privilegiato da interessi artistici e culturali i quali lungi dal costituire un deprezzamento del valore ne costituiscono un’ appetibile considerazione dal punto di vista dè mercato immobiliare nella zona considerata, utilizzabile a scopi diversi e primo fra tutti a quello commerciale o artistico”;

che l’iter argomentativo espresso dalla motivazione della sentenza non evidenzia illogicità o carenze, e soddisfa quell’esigenza, sottolineata dalla sopra richiamata giurisprudenza di legittimità, di integrazione degli elementi attraverso i quali deve essere assolto l’onere probatorio gravante sull’Amministrazione finanziaria, nella specie, “individuati nei coefficienti di merito relativi alle caratteristiche che influenzano il valore dell’immobile, integrati dalle altre informazioni in possesso dell’ufficio e confermati dallo stesso contribuente”;

che, dei resto, con la proposizione del ricorso per cassazione, parte ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente, atteso che l’apprezzamento dei fatti e delle prove è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che, nell’ambito di quest’ultimo, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dai giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento (ex multis, Cass. n. 9997/2017);

che al rigetto del ricorso proposto dai contribuenti segue la condanna solidale degli stessi ai pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.

PQM

 

La Corte, rigetta il ricorso e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, oltre rimborso spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017

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