Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22145 del 22/09/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 22/09/2017, (ud. 19/07/2017, dep.22/09/2017),  n. 22145

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. NOCERA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5188/2012 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

C.D., elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA BARBERINI

12, presso lo STUDIO VISENTINI, rappresentato e difeso dall’avvocato

C.D.;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 38/2011 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata l’11/01/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/07/2017 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. SORRENTINO Federico, che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO

che la Commissione tributaria regionale della Campania respinse, con la sentenza n. 38, pronunciata il 3/12/2010, e depositata l’11/1/2011, l’appello dell’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza di primo grado che, in accoglimento del ricorso di C.D., aveva annullato l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro, e relative sanzioni, notificato l’8/10/2008, per l’omessa registrazione delle sentenza del Tribunale Civile di S. Maria Capua Vetere di accoglimento dell’azione di risarcimento danni proposta, nei confronti della Provincia di Caserta, dal predetto contribuente, in qualità di procuratore generale di V.M.;

che la CTR osservava che il C. aveva agito quale procuratore generale della V. per cui l’avviso di liquidazione impugnato non avrebbe dovuto essere emesso e notificato al medesimo “in proprio”, ma alla preponente, oppure al C. “nella qualità”;

che per la cassazione di questa sentenza l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso affidato ad un unico motivo, cui resiste l’intimato con controricorso;

che il P.G. ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che la ricorrente Agenzia delle Entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57,giacchè la CTR ha escluso il rappresentante volontario dal novero dei soggetti obbligati ai pagamento dell’imposta di registro, senza considerare che la legittimazione processuale del procuratore generale, quale era il C., o di quello speciale, è disciplinata dall’art. 77 c.p.c., disposizione che ne prevede la possibilità di stare in giudizio per il preponente, anche se gli effetti sostanziali della sentenza, con cui viene definito il giudizio medesimo, si producono nei confronti del soggetto rappresentato, parte dal punto di vista formale o procedurale, ma che è la persona del rappresentante destinataria non solo delle disposizioni processuali, che prevedono i diritti e gli obblighi delle parti, ma anche delle norme fiscali riguardanti il bollo e le spese di registro, per cui nell’espressione “parti in causa” (D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57; tenute al pagamento in via solidale dell’imposta va ricompreso il rappresentante volontario del soggetto a cui si riferiscono gli effetti del rapporto dedotto nel giudizio, salvo ovviamente il diritto di rivalersi nei confronti del rappresentato;

che il motivo di impugnazione è fondato e merita accoglimento per le ragioni di seguito precisate;

che la sentenza impugnata, nell’individuare i soggetti tenuti al pagamento dell’imposta di registro dovuta per la registrazione di una sentenza civile di condanna, non ha fatto corretta applicazione del principio, affermato da questa Corte, secondo cui “In tema di imposta sul registro, tutte le disposizioni che si sono susseguite nel corso del tempo (in particolare, il R.D. 30 dicembre 1923, n. 3269, art. 93,D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 634, art. 55 e il D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, art. 57), includono, tra i soggetti tenuti solidalmente al pagamento dell’imposta in esame, oltre ai soggetti nel cui interesse fu richiesta la registrazione, anche le parti contraenti, tra le quali va quindi annoverato anche il rappresentante volontario del soggetto a cui si riferiscono gli effetti del rapporto” (Cass. n. 6319/2008);

che, in particolare, il D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57, comma 1, dispone che “Oltre ai pubblici ufficiali, che hanno redatto, ricevuto o autenticato l’atto, e ai soggetti nel cui interesse fu chiesta la registrazione, sono solidalmente obbligati al pagamento dell’imposta le parti contraenti, le parti in causa, coloro che hanno sottoscritto o avrebbero dovuto sottoscrivere le denuncie di cui agli artt. 12 e 19 e coloro che hanno richiesto i provvedimenti di cui agli artt. 633,796,800e 825 c.p.c.”, e la fonte dell’obbligo di pagamento dell’imposta è l’esistenza di un interesse nei momento in cui la registrazione viene chiesta, sicchè indubbiamente non possono ricomprendersi tra gli interessati coloro che, non avendo alcuna relazione nè con le parti, nè con l’oggetto del contratto, all’atto del sorgere del presupposto impositivo o dell’esecuzione della formalità, nessuna utilità attuale potrebbero trarre dalla registrazione, ma tale non è la posizione del C., procuratore generale della V., considerato che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 178/1982, nel giudicare conforme ai principi costituzionali (in particolare a quelli tutelati dall’art. 53 Cost.) l’inclusione del rappresentante volontario tra i soggetti destinatari (quindi obbligati al pagamento) dell’imposta di registro, tra l’altro, ha ricordato che “il rapporto fra il rappresentante ed il rappresentato nella stipula di un atto soggetto all’imposta di registro… è volontario e… si presume non gratuito (art. 1709 c.c.), per cui sussiste all’evidenza un rapporto giuridico legittimante l’imposizione di cui qui si discute;

che, in conclusione, la sentenza impugnata va cassata e, in applicazione dell’art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito con il rigetto del ricorso originario del contribuente;

che l’evolversi della vicenda processuale giustifica la compensazione delle spese processuali del giudizio di merito, mentre le spese del giudizio di legittimità, secondo soccombenza, vanno poste a carico della intimata, e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

 

La Corte, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo la causa nel merito, rigetta il ricorso originario della contribuente. Compensa integralmente le spese del giudizio di merito e condanna l’intimato al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 7.000,00 per compensi, oltre rimborso spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017

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