Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22144 del 04/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 04/09/2019, (ud. 04/06/2019, dep. 04/09/2019), n.22144

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25352-2017 proposto da:

M.P., elettivamente domiciliato in ROMA, CIRCONVALLAZIONE

CLODIA 29, presso lo studio dell’avvocato PICCINI BARBARA,

rappresentato e difeso dall’avvocato CHIESURA NICOLA;

– ricorrente –

contro

GUBER SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore, quale

procuratrice speciale di EPICURO SPV SRL, elettivamente domiciliata

in ROMA, VIA DARDANELLI, 13, presso lo studio dell’avvocato CAPALDO

CAROLINA, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato DE

ROSA DAMIANO;

– controricorrente –

contro

BANCA MONTE PASCHI SIENA SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1694/2017 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 25/08/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 04/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

NAZZICONE LOREDANA.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

– che è stato proposto ricorso, sulla base di due motivi, avverso la sentenza della Corte d’appello di Venezia n. 1694 del 25 agosto 2017, la quale ha dichiarato inammissibile l’istanza di revocazione ex art. 395 c.p.c., n. 3 proposta dall’odierno ricorrente;

– che Guber s.p.a. si difende con controricorso;

– che Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. intimata non svolge difese;

– che le parti hanno depositato la memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

– che i motivi di ricorso possono essere così riassunti:

1) omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, non avendo la corte di merito valutato tutte le risultanze probatorie dedotte e avendo fornito del proprio convincimento motivazione lapidaria; inoltre, la corte veneziana ha erroneamente riconosciuto come non contestate circostanze che, al contrario, erano state fermamente escluse dall’odierno ricorrente (quest’ultimo profilo risulta, invero, come articolazione del medesimo primo motivo, piuttosto che come motivo autonomo);

2) vizio di motivazione per ravvisata, ancorchè non fornita prova, in punto di cessione del credito, e violazione e falsa applicazione dei principi di diritto in punto di cessione del credito e cessione del contratto;

– che il primo motivo di ricorso è inammissibile, poichè volto ad ottenere un non consentito riesame fattuale della controversia;

– che, infatti, tale motivo è finalizzato a far valere la non rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito al diverso convincimento soggettivo della parte e, in particolare, a “proporre un preteso migliore e più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti, ma tali aspetti del giudizio, interni all’ambito della discrezionale valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fitti, attengono al libero convincimento del giudice” (Cass. n. 18039/2012);

– che, ciò premesso, si aggiunga che a seguito della riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 è “denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultane processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrailo irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione” (Cass. Sez. U. n. 8053/2014);

– che nel caso in esame, il tessuto motivazionale si palesa congruo e coerente con le risultanze probatorie acquisite, avendo la corte d’appello adeguatamente motivato il proprio convincimento, adducendo le ragioni per cui ha ritenuto non convincente la ricostruzione operata dall’odierno ricorrente, rilevando tra l’altro, come la missiva – ritenuta dal ricorrente documento decisivo per la risoluzione della controversia – fosse stata da tempo indirizzata dalla controparte anche direttamente a M.P., e come quest’ultimo avrebbe potuto accertare l’esistenza del documento e acquisirlo nella sua materialità presso lo studio del commissario giudiziale della società in concordato preventivo, cui aveva prestato la garanzia fideiussoria da cui sosteneva di essere receduto;

– che, pertanto, la corte veneziana si è conformata al principio per cui “è inammissibile l’impugnazione per revocazione, ai sensi dell’art. 395 c.p.c., n. 3, quando la parte abbia recuperato tardivamente il documento decisivo per fatto imputabile a sua neglicenza” (Cass. n. 15242/2012; ed ancora, fra le tante, Cass. 20 ottobre 2014, n. 22159; Cass. 3 novembre 2016, n. 22246);

– che il secondo motivo di ricorso è manifestamente inammissibile, prospettando esso un vizio di motivazione, non più sindacabile dopo la riforma di cui al D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54.1, lett. b), conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134; oppure un vizio di violazione di legge genericamente dedotto, senza neppure la prospettazione delle norme e delle ragioni per cui si assumano violate: non senza ricordare che, trattandosi di impugnazione per revocazione della sentenza di appello – ivi non accolta – è a quelle ragioni che il ricorrente avrebbe dovuto por mente per censurarle, non invece riproponendo le questioni del giudizio conclusosi con la sentenza revocanda;

– che la condanna alle spese segue la regola della soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della parte costituita, delle spese di lite, liquidate in Euro 9.100 (di cui Euro 100 per esborsi), oltre alle spese forfetarie nella misura del 15% sul compenso ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, come modificato dalla L. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 4 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 settembre 2019

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