Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22142 del 03/08/2021

Cassazione civile sez. VI, 03/08/2021, (ud. 20/01/2021, dep. 03/08/2021), n.22142

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. COSENTINO Antonello – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31732-2019 proposto da:

L.N.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TRIONFALE

7032, presso lo studio dell’avvocato DIMITRI GOGGIAMANI,

rappresentato e difeso dall’avvocato FILIPPO LO NIGRO;

– ricorrente –

contro

N.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FRANCESCO DENZA

16/D, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA PERONE, rappresentato

e difeso dall’avvocato FRANCESCO MESSINA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 602/2019 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 20/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 20/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa

GIANNACCARI ROSSANA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con sentenza depositata il 20.3.2019, la Corte d’appello di Palermo confermò la sentenza del Tribunale di Palermo che aveva rigettato la domanda di reintegra del possesso di un immobile proposta da L.N.F. nei confronti del comproprietario N.G., che lo aveva spogliato dal possesso forzando il catenaccio di chiusura del cancello;

– la corte di merito accertò, sulla base delle dichiarazioni testimoniali, che il N. aveva il possesso esclusivo del bene prima ancora che L.N. ne acquistasse la comproprietà, con particolare riferimento alla deposizione dell’amministratore del condominio – il quale aveva dichiarato che il N. aveva sempre pagato gli oneri condominiali ordinarie e straordinarie- e sulla base delle dichiarazioni di altri testi, che avevano riferito dello svolgimento, da parte del N. di interventi edilizi e di ristrutturazione sin dal 1977;

– per la cassazione della sentenza d’appello, ha proposto ricorso L.N.F. sulla base di un unico motivo;

– ha resistito con controricorso N.G.;

– in prossimità dell’udienza, il ricorrente ha depositato memorie illustrative;

– il relatore ha formulato proposta di decisione, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., di inammissibilità del ricorso;

Diritto

RITENUTO

che:

– con l’unico motivo di ricorso, si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., dell’art. 115c.p.c. e art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, poiché la corte di merito non avrebbe valutato, al fine della prova del compossesso dell’immobile oggetto di causa, le dichiarazioni rese dai testi A.G. e L.N.G. e la documentazione prodotta nei giudizi di merito;

– il motivo è inammissibile;

– in primo luogo, non è configurabile il vizio di omessa pronuncia, che va ravvisato nell’ipotesi in cui il giudice abbia omesso l’esame di una domanda od un’eccezione introdotta in causa (e, nel caso del motivo d’appello, di uno dei fatti costitutivi della “domanda” di appello) mentre nella fattispecie in esame, si deduce l’erronea valutazione delle risultanze istruttorie (Cassazione civile, sez. II, 22/01/2018, n. 1539; Cass. Civ., sez. TB, del 05/12/2014, n. 25761);

– al riguardo, non è consentito in sede di legittimità la rivalutazione delle risultanze istruttorie, che è affidato al giudice di merito salvo che la decisione si basi su prove non introdotte dalle parti o disposte d’ufficio, al di fuori dei casi in cui gli sia riconosciuto un potere officioso di disposizione del mezzo probatorio mentre detta violazione non si può ravvisare nella mera circostanza che il giudice abbia valutato le prove proposte dalle parti attribuendo maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività consentita dal paradigma dell’art. 116 c.p.c., che non a caso è rubricato alla “valutazione delle prove” (Cass. n. 11892/2016; Cass. S.U. n. 16598/2016);

– il ricorso mira surrettiziamente a sollecitare un diverso apprezzamento del fatto, in contrasto con i limiti al sindacato del giudizio di legittimità (cfr. S.U. 8053/2014);

– il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile;

– le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo.

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 1400,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta Sezione Civile -2 della Corte di cassazione, il 20 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 agosto 2021

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