Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22141 del 22/09/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 22/09/2017, (ud. 13/07/2017, dep.22/09/2017),  n. 22141

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

Dott. GIORDANO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4250/2012 proposto da:

MARINA SRL, elettivamente domiciliato in ROMA P.ZZA DON MINZONI 9,

presse lo studio dell’avvocato ROBERTO AFELTRA, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DI GROSSETO DIREZIONE PROVINCIALE UFFICIO

TERRITORIALE DI ORBETELLO, elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 28/2011 della COMM. TRIB. REG. di FIRENZE,

depositata il 10/06/2011;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

13/07/2017 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA FASANO.

Fatto

RITENUTO

che:

La società Marina s.r.l. proponeva ricorso, innanzi alla CTP di Grosseto avverso l’avviso di liquidazione dell’imposta con cui l’Agenzia delle entrate revocava le agevolazioni fiscali richieste relative alla L. n. 388 del 2000, art. 33, comma 3 e rideterminava l’imposta di registro ipotecaria e catastale con riferimento ad un atto di compravendita stipulato in data 10.12.2002, e registrato serie (OMISSIS). La CTP dichiarava inammissibile il ricorso proposto dalla contribuente, per inesistenza della notifica dell’atto introduttivo del giudizio, assumendo che la società aveva notificato all’Ufficio un ricorso avente oggetto diverso da quello successivamente depositato in sede di costituzione, ossia l’atto registrato n. (OMISSIS), anzichè quello recante il numero IT020. La società contribuente proponeva appello, che veniva rigettato dalla CTR della Toscana, evidenziando che le erronee vicende procedurali riscontrate erano effettivamente accadute, essendo stato presentato un ricorso contro un atto diverso da quello in questione. La società Marina s.r.l. propone ricorso per la cassazione della sentenza, svolgendo un solo motivo. Si è costituita con controricorso l’Agenzia delle entrate.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico motivo di ricorso, si censura la sentenza impugnata denunciando difetto di motivazione sotto il profilo della illogicità della medesima, atteso che i giudici del merito hanno erroneamente dichiarato inammissibile il ricorso introduttivo della contribuente ritenendo quale causa di inammissibilità la erronea indicazione del numero dell’atto impugnato.

2. Il motivo è inammissibile ed infondato.

2.1. Il motivo è inammissibile per totale carenza di autosufficienza, essendo evidente la violazione del disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 6, mancando “la specifica indicazione degli atti processuali e dei documenti sui quali il ricorso si fonda”. Parte ricorrente ha totalmente omesso di indicare i dati necessari all’individuazione degli atti processuali oggetto della controversia e alla collocazione quanto al momento della loro produzione nei gradi di merito (Cass. n. 22726 del 2011; Cass. n 14784 del 2015), così precludendo al giudice di legittimità ogni valutazione.

2.2. Il motivo è, altresì, infondato.

Emerge dai fatti di causa che la società ricorrente ha notificato all’Agenzia delle entrate un ricorso avente oggetto diverso da quello successivamente depositato in sede di costituzione nel giudizio di primo grado e cioè l’atto registrato n. (OMISSIS), anzichè quello recante il n. (OMISSIS). Nella sentenza della CTP di Grosseto si legge: “In definitiva all’Ufficio non è stato notificato il ricorso in discussione, e cioè quello relativo all’atto notaio B. registrato al n. (OMISSIS), ma una duplicazione di un ricorso già notificato in precedenza e cioè quello relativo all’atto notaio B. registrato al n. (OMISSIS)” (v. pag. 4 controricorso proposto dall’Agenzia delle entrate).

Tale difformità dell’atto introduttivo del giudizio notificato rispetto a quello depositato, sanzionata con l’inammissibilità dell’impugnazione dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 3, è idonea ad impedire effettivamente al destinatario della notifica la completa comprensione dell’atto e, quindi, a ledere il suo diritto di difesa, rendendo incerti sia “petitum” che “causa petendi” (V. Cass. n. 13059 del 2017), atteso che la controversia in esame riguardava la revoca delle agevolazioni fiscali della L. n. 388 del 2000, ex art. 33, comma 3, sicchè il contenuto dell’atto di compravendita, presupposto alle predette agevolazioni, risultava determinante ai fini del giudizio.

3. Per quanto sopra, il ricorso va rigettato. Le spese di lite seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

 

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte soccombente alla rifusione delle spese di lite che liquida in complessivi Euro 550,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 22 settembre 2017

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