Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2214 del 25/01/2022

Cassazione civile sez. III, 25/01/2022, (ud. 04/11/2021, dep. 25/01/2022), n.2214

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. VALLE Cristiano – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 21147/2019 proposto da:

P.M., in proprio e nella qualità di erede di

M.M., domiciliato in Roma, presso la Cancelleria civile della Corte

di Cassazione, rappresentato e difeso dall’avvocato Vincenzo

d’Errico;

– ricorrente –

contro

Mo.An., domiciliata in Roma presso la Cancelleria civile

della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa dagli avvocati

Antonio, e Massimo Sciaudone;

– controricorrente –

nonché contro

P.A., + ALTRI OMESSI;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1584/2019 della CORTE d’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 08/04/2019;

udita la relazione della causa svolta, nella pubblica udienza del

04/11/2021, dal Consigliere relatore Dott. Cristiano Valle, osserva

quanto segue.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

P.M. quale erede di M.M. impugna, con atto affidato a cinque motivi di ricorso, la sentenza, n. 1584 del 08/04/2019, della Corte di Appello di Napoli, sez. specializzata agraria, che ha confermato la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sezione specializzata agraria, in punto di cessazione del contratto di affitto e condanna al rilascio in favore di Mo.An..

Segnatamente l’opposizione a precetto su titolo agrario è stata dichiarata improponibile in quanto non preceduta dal tentativo di conciliazione, e al contempo è stata accolta la riconvenzionale dell’intimante il precetto, Mo.An., con pronuncia di condanna al rilascio al termine dell’annata in corso (2017, sulla scadenza solo accertata nel titolo giudiziale precedente e riferita al 06/05/2012), con rigetto della domanda di rinnovazione al 2027 e di quella per miglioramenti (esclusa l’idoneità della prova per mancanza di riferimenti temporali e di allegazione del consistito miglioramento della capacità produttiva).

Mo.An. resiste con controricorso.

P.A., + ALTRI OMESSI, tutti quali eredi di M.M., sono rimasti intimati.

Il ricorso è stato, quindi, chiamato per l’udienza pubblica di discussione del 4 novembre 2021 (tenuta, con riferimento a detto ricorso, non essendovi stata richiesta di discussione orale, in camera di consiglio ai sensi D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 bis, conv. con modif. dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176, siccome successivamente prorogato al 31 luglio 2021 dal D.L. 1 aprile 2021, n. 44, art. 6, comma 1, lett. a), n. 1), conv. con modif. dalla L. 28 maggio 2021, n. 76, nonché fino al 31 dicembre 2021, ma con eccezione delle udienze già fissate per i mesi di agosto e settembre 2021, dal D.L. 23 luglio 2021, n. 105, art. 7, comma 1 e 2).

Entrambe le parti hanno depositato memoria in via telematica e il Procuratore Generale ha presentato conclusioni scritte, nelle quali ha chiesto il rigetto del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

I motivi di ricorso censurano come segue la sentenza d’appello.

Il primo motivo reca censura di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, e segnatamente di violazione e falsa applicazione della L. 03/05/1982, n. 203, art. 46 ed afferma che non era improponibile l’opposizione a precetto per carenza di titolo esecutivo.

Il secondo mezzo è proposto per art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e denuncia vizio di omessa pronuncia e violazione dell’art. 112 c.p.c. sul motivo di appello in tema di proponibilità e procedibilità, perché il tentativo di conciliazione, comunque, era stato espletato.

Il terzo motivo censura la sentenza d’appello ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, ed afferma che il giudizio di merito ha omesso l’esame del verbale negativo di conciliazione.

Il quarto mezzo, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, reca censura di violazione e falsa applicazione della L. n. 203 del 1982, art. 4 dell’art. 2909 c.c. e dell’art. 12 preleggi e dei principi sull’interpretazione degli atti processuali e segnatamente delle sentenze, in quanto la sentenza precedente della Corte di Appello di Napoli n. 952 del 2009 non conteneva alcun accertamento della scadenza del contratto agrario al 06/05/2012.

Il quinto motivo, e ultimo, motivo, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 61,115,230,244 c.p.c. e artt. 2697-2722 c.c., per essere stata esclusa l’idoneità dei capitoli di prova sulle date di realizzazione e l’oggetto dei miglioramenti e per non essere stata compulsata la rilevata consulenza tecnica di parte sugli stessi.

Il Collegio deve, d’ufficio, in via preliminare, e assorbente, rilevare che il ricorso, che nella specie è cd. nativo digitale, non reca asseverazione di conformità della copia analogica all’originale con firma autografa del difensore del ricorrente.

La detta carenza sarebbe sanata se vi fosse stata la costituzione di tutte le parti nei cui confronti esso è stato proposto, ossia, oltre che di Mo.An., anche degli eredi tutti di M.M., identificati in P.A., + ALTRI OMESSI, che, tuttavia, come sopra prospettato, sono rimasti intimati.

Sul punto deve, pertanto, necessariamente farsi applicazione della giurisprudenza nomofilattica (Sez. U n. 22438 del 24/09/2018 Rv. 650462 – 01), alla quale il Collegio presta adesione e intende assicurare continuità, secondo il seguente (espressamente ivi enunciato) principio di diritto: “Il deposito in cancelleria, nel termine di venti giorni dall’ultima notifica, di copia analogica del ricorso per cassazione predisposto in originale telematico e notificato a mezzo PEC, senza attestazione di conformità del difensore L. n. 53 del 1994, ex art. 9, commi 1 bis e 1 ter, o con attestazione priva di sottoscrizione autografa, non ne comporta l’improcedibilità ove il controricorrente (anche tardivamente costituitosi) depositi copia analogica del ricorso ritualmente autenticata ovvero non abbia disconosciuto la conformità della copia informale all’originale notificatogli D.Lgs. n. 82 del 2005, ex art. 23, comma 2. Viceversa, ove il destinatario della notificazione a mezzo PEC del ricorso nativo digitale rimanga solo intimato (così come nel caso in cui non tutti i destinatari della notifica depositino controricorso) ovvero disconosca la conformità all’originale della copia analogica non autenticata del ricorso tempestivamente depositata, per evitare di incorrere nella dichiarazione di improcedibilità sarà onere del ricorrente depositare l’asseverazione di conformità all’originale della copia analogica sino all’udienza di discussione o all’adunanza in camera di consiglio.”.

Il ricorso deve, pertanto, nel verificarsi della sopradescritta mancata attestazione in forma autografa dell’atto nativo digitale, e della pure mancata successiva produzione documentale, ammissibile ai sensi dell’art. 372 c.p.c., essere dichiarato improcedibile.

Le spese di lite seguono la soccombenza del ricorrente e, tenuto conto dell’attività processuale espletata, sono liquidate come da dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se eventualmente dovuto (Sez. U n. 04315 del 20/02/2020).

PQM

Dichiara improcedibile il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite, che liquida in Euro 7.800,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione terza civile, il 4 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2022

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